La Germania si allinea con la Francia scegliendo una linea di contrapposizione netta con la Cina: nell'incontro Macron - Merz si chiede alla Commissione Ue un argine alla sovraccapacità di Pechino, che si traduce in un afflusso massiccio di beni cinesi sul mercato europeo. La Cina cresce poco e con ogni probabilità ricorrerà ad ulteriori sussidi alla propria produzione per puntare ancora sulle esportazioni, anziché stimolare il consumo interno. Ma in questi anni in Cina si è prodotto un mutamento strutturale: da Paese che esportava beni finali di consumo 'Made in China' come nobili, giocattoli, elettrodomestici, cellulari, assumendo la configurazione di 'fabbrica del mondo', si è trasformata in economia esportatrice di beni capitali, ovvero macchine per fabbricare beni, robot, componenti. La loro destinazione è quella dei Paesi del Sud Est asiatico come Thailandia, Malesia, Vietnam: sono queste aree ad assemblare e fabbricare beni di consumo da esportare negli Usa. Paesi che ora sono piattafrome di assemblaggio ma che dipendono ancor di più dalla Cina per bei fondamentali come batterie o componenti elettroniche. Dunque resta la centralità della Cina, in questa frammentazione della produzione. Il continente europeo è danneggiato da questo mutamento, stretto com'è nella doppia morsa dei dazi che ci sono stati imposti da Trump e l'aumento di importazioni dalla Cina di prodotti un tempo 'Made in Germany'. La Germania non riesce più ad esportare beni verso la Cina com'è avvenuto in questi anni macchinari industriali o auto di fascia medio alta. Ora le importazioni di auto elettriche cinesi in Europa sono nettamente aumentate e, per la prima volta, hanno superato quelle esportate. L'Unione europea deve rispondere rilanciando la propria capacità industriale tecnologica. Bene ha fatto a diversificare i mercati, siglando nuovi accordi commerciali come il Mercosur, con l'India o con l'Indonesia. Ma per diversificare servirà tempo. Usa e Cina restano comunque fornitori importanti per l'Ue, difficile sostituirli a breve. La Commissione Ue sta cercando per il momento una strategia con la Cina basata ancora su un approccio diplomatico ed ha istituito un forum di consultazione con Pechino sul politica commerciale e investimenti. Ma se questa strada non porterà frutti, è bene che l'Ue ricorra anche a misure di deterrenza. Ed è importante che si presenti unita: non sarà facile, poiché ci sono Paesi che temono ritorsioni o altri - come la Spagna - che hanno beneficiato di numerosi investimenti da parte di Pechino.
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Questa è radio radicale ed è il mondo a pezzi, con il professor Paolo Guerrieri, autore di Europa sovrana insieme a Pier Carlo Padoan e docente di Economia chance Po a Parigi, allora parliamo dell'incontro che si è tenuto in Germania alla scorsa settimana tra il presidente francese Macron e il cancelliere tedesco Merz hanno messo a punto in questo incontro una l'hanno definita una roadmap diciamo per sollecitare la Commissione.
Europea a rispondere per arginare la Cina, una linea comune sulla Cina, lei ci ha parlato tante volte degli effetti sul nostro continente, sull'economia del nostro continente, di una sovracapacità cinese,
Il deficit commerciale che si è prodotto con effetti devastanti, ma insomma, è emersa questa linea, questa strategia comune c'è stato un allineamento con la Germania. Non era così scontato, non era così. Fino a poco tempo fa, allora cosa sta succedendo
Credo che proprio questo allineamento, come giustamente lo ha definito alle posizioni francese, comunque diciamo un deciso spostamento verso una linea come dire di contrapposizione dura da parte europea, poi perché naturalmente qui si invoca il fatto che poi sia l'Europa assumere certe posizioni,
Nei confronti della Cina, secondo me, è il chiaro segnale di prova più su un fasto, cioè che le esportazioni massicce della Cina non sono semplicemente esportazioni di merci come sì, ma sta sono diventate ormai da tempo esportazioni degli squilibri diciamo così interni alla Cina nel senso che la Cina sta riversando sul resto del mondo e le sue contraddizioni interne e a questo punto l'Europa sta rischiando sempre di più di diventare una delle principali vittime, cioè uno dei principali mercati che sono chiamati ad assorbire queste eccesso di esportazioni esche cinesi.
E questo naturalmente preoccupa, perché la situazione che si sta delineando in Cina, innanzitutto c'è un primo fatto, che è quello di un rallentamento della crescita, diciamo se si è scesi sotto il 5%, addirittura l'obiettivo ufficiale della della crescita che si è dato il il, il governo cinese è al di sotto del 5% e questo naturalmente più basso obiettivo negli ultimi decenni si potrebbe dire,
Eh eh, ma addirittura la crescita che poi si sta verificando è scesa al di sotto di questo già modesto obiettivo, quindi sono pressoché unanimi, diciamo,
I consensi sul fatto che il Politburo cinese interverrà e si pensa che interverrà già dai prossimi giorni, o perlomeno entro la fine del mese, con nuovi interventi di sostegno. I flussi guide, pronto sussidi che vengono continuamente anche di sostegno, sono misure che cercano di rilanciare in qualche modo la crescita, perché la Cina ha bisogno per non ultimo diciamo ragioni economico, sociali di crescere almeno un po'di più di quello che sta facendo, però, quello che che appunto si si si pensa è che queste misure non rappresenteranno, come dire, nessuna svolta nella politica economica cinese, che cosa vuol dire
Vuol dire che in realtà ci si aspetta che la Cina continui, a questo punto a preferire misure che stimolino l'offerta e la produzione, soprattutto per quanto riguarda, diciamo, una serie di beni alta tecnologia con cui la Cina diciamo, rispetto ai quali la Cina si sta da anni confrontando con gli Stati Uniti piuttosto che misure che stimolino la domanda interna e i consumi interni noi lo abbiamo sottolineato più volte in questi nostre conversazioni che in realtà questo è il problema che la Cina oggi, cioè,
Il fatto di avere una domanda interna, quindi i consumi interni, che sono molto più bassi della media, diciamo di un Paese ormai a livelli avanzati, qual è la scimmia,
Che da qui nasce il fatto che, stimolando la produzione, in presenza di questa bassa domanda interna, si crea un eccesso di produzione di i prodotti e questo eccesso di prodotti Siri viene riversato sul resto del mondo esportando, esportando a questo punto e soprattutto verso i mercati da notoriamente ricchi e l'Europa è uno di questi però c'è una una,
Diciamo una novità importante che varrebbe che va alla pena, ve ne vale la pena di sottolineare la composizione di questo export Terracina ci è fortemente modificata in questi anni, nel senso che la Cina, tradizionalmente, diciamo, è stata vista giustamente come la si definiva la fabbrica del mondo perché era specializzata nella produzione e esportazione dei beni finali di consumo i mobili elettrodomestici giocattoli elettronica, tutto quello che abbiamo comprato diciamo a piene mani in questi anni.
Come e prodotti, se uno girava un telefonino, un qualunque oggetto c'era, questo made in China è scritto dappertutto bene quello che sta avvenendo in realtà che c'è un mutamento,
Chiamiamolo strutturale per cui la Cina esporta sempre meno beni di consumo ed esporta sempre di più e beni capitali, cioè beni di investimento macchine per fabbricare beni, macchine per l'industria, rubò cioè componenti, sono tutti i beni capitali che vengono usati da altre economie per,
Fabbricare poi beni manifatturieri industriale, anche di beni finali di consumo, e questo quindicennio dunque.
Beh, questo comporta che, per esempio, i dazi che gli Stati Uniti e Trump e hanno messo verso la Cina dovevano in qualche modo eliminare o diminuire la centralità della Cina in queste famose catene e delle produttive che esistono a livello internazionale, quello che è avvenuto e che in realtà,
No, questa centralità non solo non è diminuita, è cambiata la posizione della Cina invece di esportare verso gli Stati Uniti beni di consumo, bene, oggi è la Cina esporta verso soprattutto, ad esempio, una serie di paesi asiatici che sono la Thailandia, che sono in Vietnam, che sono la Malesia, beni per fabbricare i beni di consumo e questi li assemblano e esportano verso gli Stati Uniti. Quindi, da questo punto di vista i Paesi, ad esempio del Sud-Est asiatico importano più componenti, più macchinari dalla Cina a sembrano i prodotti finali ed esportano verso gli Stati Uniti. Quindi quello che sta succedendo e che questi Paesi stanno sostituendo la Cina come piattaforma di assemblaggio, ma continuano a dipendere, anzi, dipendono ancora di più dalla Cina per beni fondamentali come sono le batterie dei componenti elettronici. Le attrezzature industriali, quindi
è un cambiamento importante perché innanzitutto, appunto, non non Stam riducendo alcuna centralità della Cina, ma in secondo luogo, sta andando alla Cina questa possibilità di spostarsi verso un tipo di produzioni che sono ancora più sono strategiche rispetto, diciamo, quelle che erano le produzioni. Ora questo naturalmente riguarda questi paesi dell'ASEAN, che poi ci stanno guadagnando perché naturalmente importano dei beni dalla cinema esportano massicciamente verso gli Stati Uniti. Quindi si può dire che quest'area da questa
Ridefinizione di questa no frammentazione. La sede finisce della produzione, ne stanno uscendo bene chi non ne sta uscendo bene, poi è invece l'Europa, cioè siamo noi, i Paesi europei, perché eh eh, eh eh, i paesi europei sono come stretti da una una morsa Doppia. Possiamo dire che, da un lato, ci sono i dazi degli americani che riducono limitano le esportazioni europee verso il mercato americano. Adesso, dopo una prima fiammata che poi era solo determinato dal fatto che gli importatori americani avevano anticipato questi dazi e abbiamo avuto primi risultati molto negativi, sono scesi quasi del 30% delle esportazioni europee verso Melzo Nejad America. Quindi, da un lato c'è questo e dall'altro ci sono questo aumento delle importazioni dalla Cina e di a questo punto beni che sono in gran parte quei beni che, ad esempio, da sempre hanno rappresentato.
Il made in Germani, cioè la la, la, il, il cuore della specializzazione produttiva tedesca e quindi, da questo punto di vista, non solo la Germania non riesce più a esportare verso la Cina ha un certo tipo di beni che ha esportato per decenni perché la Cina aveva bisogno per produrre beni di consumo, ma addirittura adesso questa questo flusso si è invertito e ci sono le esportazioni della Cina verso l'Europa in particolare versano verso
E dà la Germania, quindi, per esempio, macchinari industriali che tradizionalmente la Germania esporta alla Cina, tecnologie diciamo avanzate
E adesso non è più così più le le ha usato di fascia medio alta, diciamo
Esatto nelle nebbie, diciamo il, le esportazioni di auto sono un po'un un laboratorio di quello che sta succedendo, perché le esportazioni europee di auto verso gli Stati Uniti diminuiscono, perché ci sono anche lì problemi, come sappiamo relative ai dazi, quelle verso la Cina.
Sono in diminuzione perché a questo punto i cinesi e le producono loro e le importazioni europee di veicoli elettrici cinesi stanno invece aumentando fortemente Spezi che per la prima volta questo è il dato degli ultimi mesi in Germania le auto importate dalla Cina superano quelle esportate verso la Cina, e questo è un dato che storicamente, come dire, segna un cambiamento d'epoca, diciamo da questo punto di vista, quindi in questo c'è e questo dato di queste esportazioni cinesi preoccupa fortemente perché dietro c'è questa come dire, ristrutturazione, riconfigurazione, di di di di di produzioni e quindi di specializzazioni, per cui l'Europa rischia così praticamente di vedersi in mezzo a questa pressione che viene dalle tariffe americane. Da un lato, dalla nuova
E dimensione tecnologica dell'Asia dall'altro, e naturalmente sconta il fatto che la risposta, unica vera risposta sarebbe quella di rilanciare la propria capacità industriale e tecnologica. Sappiamo con le cose che dobbiamo fare, ma che poi richiedono tempo anche questa cosa e ed è giusto sottolinearlo che si dice, ma l'Europa sta rispondendo e soprattutto per chi sta diversificando verso
Nuovi paesi, quindi con nuovi accordi commerciali, perché ne abbiamo anche parlato o no con l'India, con l'Indonesia col Mercosur, e però bisogna anche considerare che questa è una strategia necessaria che assolutamente va perseguita, ma che richiede innanzitutto tempo per potere e incidere
E gli Stati Uniti e la Cina. Se andiamo a vedere restano dei mercati e dei fornitori che sono troppo importanti oggi pet che possano essere rapidamente sostituiti da questi nuovi mercati. Quindi il problema. E a questo punto che questo commercio diciamo questi scambi per per che in Europa
Continuano ad essere molto importanti. Naturalmente, se mettiamo insieme queste cose, cioè quello che sta succedendo, questo tipo di riconfigurazione, ma soprattutto il fatto che la Cina, nonostante questa, diciamo forte riconversione a problemi comunque di crescita, perché naturalmente non è facilissimo sostituire quello che è stata una
Diciamo grande specializzazione di successo con queste nuove eh eh eh, questi nuovi orientamenti e quindi eh eh, eh eh e pensiamo che la Cina si appresta norme a rilanciare capacità di assorbimento all'interno, ma ancora una volta, capacità di produrre proprio in queste fondamentali segmenti. E allora si può capire perché io credo che il rischio ci sia e sia molto evidente di un confronto che sarà duro e anche difficile da gestire. Quindi qui ritorniamo alle cose che lei ha giustamente sintetizzato, cioè a questo ormai atteggiamento che si sta affermando in in Europa e che bisogna fare qualcosa che non può essere, diciamo come dire quello che abbiamo fatto poi finora e non lo dice la Commissione europea, che è in qualche modo ha preannunciato e sta
Pongo negoziando un tentativo di di di strategia nei confronti nuovo della Cina, ma soprattutto questo incontro che lei ha ha sottolineato all'inizio tra,
Ah, il cancelliere Merz e il presidente macho, che è stato rivelatore, perché a questo punto quelle che erano state da sempre forti titubanze, ma addirittura diciamo vere e proprie eh eh eh eh eh, come dire, condizioni che hanno spingevano la Germania a non volere,
Ad un atteggiamento poi di di di di di ostilità o comunque di confronto duro e sono cadute o stanno cadendo, perlomeno c'è ormai si tocca con mano in Germania. Questo questi danni che stanno producendo queste deportazioni massicce, datate Terracina, cioè sono danno in termini di imprese che chiudono posti di lavoro che vengono distrutti, e a questo punto, quindi, e questa nuova alleanza, o comunque questa titubanza che viene meno da parte tedesca è in qualche modo rivelatore, ora non è che l'Europa non ha fatto niente, non è che l'Unione europea è stata con le mani in mano, perché in realtà abbiamo visto ci sono stati. Per esempio, sono state crisi dei dazi compensativi nei confronti delle auto e dei veicoli elettrici cinesi, che poi hanno influito poco, ma comunque non lo so, ma io ricordo
Anche sul Lazio, anche sull'acciaio esattamente adesso, soprattutto c'è in discussione questo progetto di legge europeo, no, che è dominato questo Industrial Acceleration, a questo a diciamo misure di accelerazione delle della industrializzazione europea che è un po'incentrato su questo male di negli u, cioè,
Eh eh, come dire, è fabbrichiamo in Europa produciamo in Europa che appunto vorrebbe in qualche modo introdurre dei requisiti di contenuto europeo delle produzioni, per esempio godere di certi sussidi oppure di essere e anche ammessi agli appalti pubblici. Per quanto riguarda l'Europa
Sono quindi misure che possono essere in qualche modo
Un salto di qualità che mi piacciono neanche agli Stati Uniti, immagino.
Non piacciono gli israeliani, ma soprattutto non piacciono a Pechino, perché Pechino ha reagito con un atteggiamento, diciamo molto duro anche.
Aveva risposto, diciamo che se l'Europa vuole lo scontro, beh
E smetta bene in testa che noi siamo pronti e siamo molto meglio organizzati di loro a reggerlo, cioè ha reagito con con senza, come si diceva, mandarle a dire da questo punto di vista e del e questo però ecco fa capire che come dire questa insistenza perché poi di tutte queste cose si tratta adesso di vedere anche questo nuovo progetto di legge europeo quanto e come riuscirà a tradursi perché ora c'è su item,
E procedurale di approvazione, però, ecco, io credo che l'Europa sia ancora come dire e su questo ha l'approccio di soluzione diplomatica, perché non per niente il provvedimento poi preso dalla Commissione è stato quello di istituire una specie di Fo di di di forum di consultazione tra Europa e Cina
Perciò investimenti e è uno strumento di dialogo, diciamo poi dei ministeri, sciolto ministeriale sulle politiche commerciali e investimento, ecco, siamo ancora questo diciamo.
Questo sia ancora la posizione dell'Europa, il problema qual è e che in realtà ses sono parecchie volte, che in Europa ha tentato
In via diplomatica queste tensioni commerciali ed è e non non non è sortito molto, diciamo, anzi diciamo che quello che è successo sono i dati che poi abbiamo commentato, cioè queste esportazioni cinesi che sono aumentate fortemente. Io credo che una svolta nel negoziato con la Cina non potrà avvenire se non di fronte a un atteggiamento nuovo europeo che metta sul tavolo certo incentivi che sono poi legati alla grande attrazione che il mercato europeo, per la sua espansione nella sua ricchezza ma soprattutto le famose misure di deterrenza cioè quello di dire beh, se non raggiungessimo un accordo, noi siamo pronti,
A limitare l'accesso delle merci cinesi dal mercato europeo questo rappresenterebbe in qualche maniera una svolta, cioè il fatto di far capire ai cinesi che a questo punto l'Europa tra virgolette fa sul serio il problema è che i cinesi sanno bene che per ora questo non avviene e non so diciamo sembra poco.
Perché l'Europa è disunita, non
Cioè al suo interno ci sono quelli i Paesi che temono ritorsioni cinesi, quelli che dipendono dagli investimenti, perché non ultima, la Spagna si è diventata un paladino, diciamo, di certe posizioni di Pechino, perché sta ricevendo molti, diciamo investimenti e poi quelli che in qualche modo ancora vedono nel mercato cinese per imprese. Quindi ci sono posizioni le più diverse e questo in qualche modo e rafforza questa posizione anche della Cina di sfidare, come dire l'Europa ecco, si potrebbe dire, e per concludere, che in realtà questo nuovo approccio è necessario perché se non ci sarà, se continueremo questa, diciamo per carità una una strada che comunque va va percorsa, ma non può essere la sola strada della del solo dialogo
Ecco allora quello che c'è da temere che che questa tendenza che i dati disponibili ci ci indicano, cioè questo ormai squilibrio per cui gran parte della produzione europea, poi in settori importanti perché parliamo dell'automobile parliamo delle macchine industriali, parliamo addirittura dei dei dei prodotti chimici che sono diventati un'altra voce importante B tutte queste produzioni cuore dell'Europa industriale, rischiano di spostarsi.
Romeo o verso la Cina, o comunque di dipendere sempre più da forniture cinesi, questo è la novità.
Come dire che si sta imponendo attraverso questi nuovi qui questo che sta avvenendo e questo adesso vedremo se sarà sufficiente a modificare quella che è stata finora una posizione.
Negoziale dell'Unione europea che non ha portato a risultati in qualche modo significativa, chiarissimo grazie al professor Paolo Guerrieri, il mondo a pezzi torna lunedì prossimo su Radio Radicale,
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