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Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri

Дата публикации: 06-07-2026 09:38:39

Alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il Presidente Trump definisce "ridicole' le spese per la difesa degli alleati europei. Nel 2025 al summit Nato a L'Aja l'impegno a portarle al 5 per cento del Pil entro il 2035. Ancora un anno fa pochissimi Paesi Nato europei avevano raggiunto l'obiettivo del 2 per cento. L'avanzamento è significativo, checché ne dica Trump. Ma il tema più importante non è quanto, ma come si spende. Un aumento dei bilanci della spesa per la difesa non si traduce, di per sé, in maggiore potenza militare. Il riarmo europeo, però, finora ha rappresentato una straordinaria opportunità commerciale per gli Usa: negli ultimi cinque anni l'Europa è diventata il principale mercato per gli Stati Uniti, rappresentando il 40 per cento del suo export militare. Il 60 per cento delle importazioni di armi in Europa arriva dagli Usa. E' necessario invece costruire un'autonomia industriale europea, ridurre la nostra dipendenza, superare le frammentazioni interne. Il nostro interesse, anche come Italia, è partecipare alla costruzione di una difesa europea comune. I prestiti del programma Safe messo a punto dalla Commissione Ue sono finalizzati ad investimenti comuni. Se invece ogni Paese fa per sé, avendo come obiettivo solo il rafforzamento della propria industria nazionale, si perpetueranno forti sperequazioni tra Paesi che possono spendere di più ed hanno margini fiscali più ampi. Gli alleati Nato devono presentarsi uniti di fronte alla pressione di Trump. L'Italia ha la possibilità di rappresentare uno dei pilastri dei progetti di difesa europea comune. Si tratta di una scelta squisitamente politica.

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Questa è radio radicale e della rubrica il mondo a pezzi, con il professor Paolo Guerrieri che insegna Economia a Science, Po a Parigi, allora parliamo del vertice NATO che si apre domani ad Ankara, l'Italia si presenta con un impegno del 2,8% del Pil in difesa e sicurezza nel vertice che si tenne all'Aja un anno fa ci fu un impegno degli alleati europei di portare ad un 5% entro il 2035, ma nei giorni scorsi il presidente Trump è tornato ad attaccare,
Gli alleati della NATO ha definito ridicole ridicole le nostre spese ridicola. La differenza di spesa per Difesa con gli Stati Uniti ha fatto anche delle cifre. Gli Stati Uniti pagano 999 miliardi, il Regno Unito 90 miliardi l'Italia, per esempio 48,8 miliardi. Ecco peraltro l'Italia
Come ricorderete, forse c'è ha un problema in sospeso che è l'utilizzo del prestito per il dei fondi per il programma.
Safe sono prestiti all'Italia andrebbero 14,9 miliardi in in cinque anni professore, questo è il quadro generale, ma ecco quale atteggiamento dovrebbe tenere l'Unione europea, i Paesi alleati della NATO nell'Unione Europea e l'Italia,
Eh, sì, l'atteggiamento.
Le questioni che, verso Leo efficacemente sintetizzato che sono naturalmente si riferiscono come dire alla spesa in termini quantitativi, cioè all'ammontare delle spese per la Difesa, perché questo è un tema da tempo diciamo da da da da da da tempo.
E al centro, poi, del del confronto tra Europa e Stati Uniti, perché ed è un fatto noto gli Stati Uniti da anni
E ci ci ci ricordano che dovremmo spendere di più perché dovremo difenderci più autonomamente e noi per anni, in realtà, abbiamo in qualche modo diciamo risposto di sì, ma poi fatto poco o niente, poi arrivo naturalmente di un personaggio come Trump ha rimesso le cose al centro in maniera,
Pesantemente perché qui non c'è stata una un un, come dire, una una richiesta più o meno espliciti, ha adottato un vero e proprio ultimatum e quindi lei appunto ha ricordato questo impegno gravoso, perché poi è un aumento quello del 3,5% per le spese militari e del 5% come spese complessive,
E che abbiamo preso come europei di qui al 2035 e allora innanzitutto appunto va chiarito che se parliamo
E di questi impegni e che riguardano poi passato, che riguardano questo questo summit dell'Aja e
Non è vero, come Trump dice che in realtà non non gli europei non fanno niente, non continuano in qualche modo a non a non voler spendere, perché, ad esempio, almeno quello che per anni è rimasto il parametro un po'di riferimento, il vecchio obiettivo del 2% del Pil che non è non era stato raggiunto guardi da nessuno perché ancora diciamo un anno fa e c'erano pochissimi paesi europei Gaetano
Si collocavano sopra questa soglia, questo è stato ampiamente raggiunto nel senso che
Tutti gli alleati europei, chiuso anche il Canada, sono oggi supera questa soglia. Nel 2%, almeno questo è stato anche il dato registrato nel 2025. Il discorso diverso riguarda questo. Questo impegno verve al vertice dell'Aja, perché qui va specificato che questo aumento, appunto, consistente e riguardava una una progressione nel tempo, perché parliamo di qui al 2035 che naturalmente, se si fa la fotografia oggi, ci sono pochissimi paesi che risultano vicini o superiori a questa soglia del 3,5. Per quanto riguarda la spesa, diciamo militare, vere e proprie, perché sono grosso modo alla Polonia, che da tempo è oltre il 4%, e poi che i Paesi baltici, che sono quelli più interessati in qualche modo più minacciati, che sono anche i vicini, se non addirittura alcuni, com'era lituani, hanno superato il 4%
Eh, eh eh, però per il resto, quindi i Paesi che poi grandi Paesi la Francia, l'Italia, la Spagna ma la stessa Germania restano ancora molto lontani, però il problema è che a nessuno è stato richiesto di raggiungere questa soglia del 3,5 o del 5 quest'anno cioè a distanza di un anno come pretende adesso.
E il presidente americano si è parlato in realtà di piani annuali che siano naturalmente credibili, ma che disegnino degli incrementi nel tempo e quindi, da questo punto di vista, è l'accusa di Trump e non ha senso perché tutti i Paesi hanno in qualche modo assunto lo abbiamo fatto anche noi e un e un e un aumento, diciamo, delle spese, così da arrivare, però non si può chiedere dopo appena un anno dal vertice appunto, dell'Aia, e che che che questo traguardo sia in qualche modo già raggiunto prossimo ad essere raggiunto. Quindi, da questo punto di vista e le accuse di Trump non non non non sono comprensibili, ma io credo che in realtà la vera questione non sia soltanto quanto si spende, ma soprattutto come si spende, perché, come sappiamo, poi non è che l'aumento dei bilanci della difesa significa auto automaticamente e più potenza militare, cioè il fatto che basta spendere di più per avere più munizioni, più difesa aerea più due volumi e così via, perché in realtà è una cosa è decidere ed è aumenti di spesa. Una cosa è trasformarle poi in vere e proprie capacità operative, come dire in in una struttura poi industriale che sorregga una maggiore capacità militare di deterrenza.
E naturalmente in questo il presidente americano ha qualche ragione, perché effettivamente qui l'Europa continua a mostrare, cioè in questa capacità di spendere meglio e soprattutto in maniera più efficace comincia, diciamo, l'Europa continua a mostrare.
Una certa fragilità, che poi è la fragilità e che ci portiamo appresso da da da da da certi modi di spesa militare, che non sono stati certamente efficaci, però qui dato importante che va, come dire sottolineata quella che poi è una contraddizione della della posizione americana
Perché innanzitutto questo è ormai chiaro, questo, come dire riarmo europeo, è una straordinaria opportunità commerciale per l'industria statunitense,
Si è fatto, diciamo, qualche conto e si è.
Accertato che, ad esempio, in questi ultimi cinque anni, cioè parliamo di questi primi cinque anni del 2020, quindi dal 2001 al 2025 l'Europa quindi l'insieme dei paesi europei sono diventati il principale mercato per risposta azioni americane di armamenti il 40% di tutto l'export USA militare viene in Europa e questa è una cifra ad esempio.
Sembrerebbe paradossale, ma è molto superiore a quella che non siano le esportazioni americane verso l'intero Medio Oriente e, allo stesso tempo, se andiamo a vedere da chi noi importiamo poi armi come Paesi europei e quindi qui incluso sia prettamente, diciamo dell'Europa dell'Unione ma anche i vari paesi non europei in una riunione bene, il 60% di queste importazioni europee viene dagli Stati Uniti e solo qualche giorno fa, il il, il segretario della NATO router ricordato al presidente americano che se prendiamo solo quello che saranno gli ordini dei prossimi due anni da parte del dei Paesi europei c'è anche in Canada, ma insomma il grosso e dei Paesi europei.
Ci sono circa in ballo 300 miliardi di dollari che significano 200.000 posti di lavoro negli Stati Uniti, questo quindi, come dire, per dare una dimensione a quella che è appunto questo straordinario a fare che comunque gli Stati Uniti continuano a portare avanti dal, naturalmente,
Fornendo anche cose che noi non siamo in grado ancora di produrre. Ora qual è allora la richiesta di Trump non è solo quella di spendere di più,
Ma quello di spendere di più e di continuare a spendere era acquistare i sistemi di armi e strumenti di riveda americani. Questa è, diciamo, la questione se vogliamo che,
E il problema in realtà si pone per l'Europa, perché se noi Paesi europei continuassimo aree armarci acquistando in larga misura sistemi americani e certo questo permetterebbe anche in tempi rapidi, per esempio, di aumentare le nostre capacità operative, perché sicuramente, come dire, ci sono a disposizione,
Forniture americane, anche se qui poi si tratta di vedere con la guerra in Iran e quanto queste forniture siano poi tuttora disponibili, però assumiamo anche che qui ci sia però il problema vero che ci rafforzeremo.
In termini di capacità operative, ma non costruiremo una vera autonomia industriale europea, certo, e quindi
Come e vive da una parte e accresciamo la prontezza militare dell'Europa, ma dall'altra non risolviamo la nostra dipendenza.
Strutturale, il che vorrebbe dire che tra 10 anni noi ci ritroveremo nella stessa posizione di dipendenza e in cui siamo oggi per quanto riguarda la necessità di ricorrere alle forniture americane, ma questo ha anche un, come dire, un corollario ancora più preoccupante, perché un modello in cui la spesa aggiuntiva europea si traducesse poi sostanzialmente in acquisti dagli Stati Uniti.
Significherebbe continuare a spendere a livello nazionale, quindi soprattutto quello di perpetuare una, ma una somma di apparati nazionali che sappiamo essere proprio quello che oggi è il limite strutturale della difesa europea, cioè apparati frammentati molte volte ridondanti, perché,
Come dire, moltiplicano e gli dissi di sì, sì, sì, si concentrano molte volte sulle stesse cose e allora, da questo punto di vista, il fatto che abbiamo deciso di non aderire o comunque abbiamo dei dubbi sull'adesione al programma Safe, che ha proposto alla Commissione europea che è da questo punto di vista in realtà qui c'è un problema europeo è un problema anche naturalmente nostro di Paese che in Italia perché il problema europeo quindi, se e come dire, c'è questa richiesta americana che non va però in direzione dei nostri interessi il nostro interesse,
Dovrebbe invece essere quello di costruire questa difesa europea comune, quindi anche dotata di maggiore autonomia, anche se naturalmente, ma questo è stato ribadito da tutti, questa maggiore autonomia significherebbe comunque un polo europeo all'interno della NATO.
Però è ovvio che questa è per noi europei la la, la sola via che ha un in un un un vero interesse
Per rafforzarci soprattutto nei confronti delle minacce esterne che oggi sono soprattutto quelli che vengono da Mosca, e quello che è importante, che questo è un momento estremamente favorevole per fare questo famoso salto, diciamo, di qualità verso questa difesa europea comune perché appunto c'è una una domanda pubblica che cresce anche sotto la spinta delle del del dell'Amministrazione americana e i bilanci della difesa,
Stanno aumentando, ci sono degli strumenti nuovi, appunto lei adesso ha citato uno di questi, cioè il safe e della Commissione europea, che ha messo a disposizione metterli in condizione fino a 150 miliardi di euro per avere dei prestiti estremamente favorevoli, però con la condizione che questi prestiti vengano poi utilizzati dai Paesi.
Per fare degli appalti nel settore della difesa comuni gli investimenti in qualche modo Comunis c'è un altro programma che si chiama con un altro acronimo Edisport, che il primo programma, che è stato poi varato a livello finanziario, ma anche normativo dell'Unione, che invece si concentra proprio sulla l'obiettivo di rafforzare la base tecnologica e industriale della della difesa europea quindi, come dire, questo è un momento favorevole che esiste una pressione forte, c'è una
Domanda pubblica che cresce e ci sono degli strumenti che si
Potrebbero usare. Ecco però bisogna che questo avvenga e quindi che questi strumenti vengano in qualche modo usati per correggere questa attuale frammentazione che, tra l'altro, la frammentazione, come stiamo vedendo e anche rischiosa, perché significa che se ogni paese fa da sé e Siria arma a livello nazionale, Berto, siccome non siamo tutti uguali, ma ci sono Paesi molto più forti finanziariamente fiscalmente, di alzare senza fare nomi, la Germania, il rischio naturalmente sarebbe quello di trovarci poi con delle sperequazioni molto forti e con un problema di riarmo tedesco che anche per il passato ci diciamo adesso lunghi qualunque
è possibile, come si dice, parallelo storico, però certamente non non non non tranquillizza quindi il problema è proprio questo che noi dobbiamo usare questi anni per in qualche modo, correggere questo della frammentazione e cercare di ridurre questa dipendenza.
In qualche modo dal dall'Is, dalla DAD, dagli Stati Uniti, questo naturalmente significherebbe che probabilmente ci impiegheremo più tempo, perché non è così facile
E comunque bisogna avere una certa gradualità, ma soprattutto bisogna mettere in conto una maggiore esenzione con l'amministrazione americana e con Washington che invece chi ha, diciamo, dice chiaro e tondo e la sua intenzione di voler mantenere questo primato che oggi ha nelle forniture militari all'Europa questo è il come dire il.
Il problema poi è vero e proprio perché altrimenti noi rischiamo di ritrovarci, appunto con una crescita anche molto consistente della spesa militare e della e per la difesa, ma priva di una vera trasformazione strategica per quanto riguarda i nostri interessi europei, quindi, come dire più bilanci della difesa ma non più Europa da questo punto di vista allora questo naturalmente significa affrontare,
Un nodo di questo genere e mediare, come dire innanzitutto trovare un'unione importante all'interno dell'Europa per poter in e decidere di andare in questa direzione c'è adesso un gruppo di Paesi, questo gruppo di cinque che poi sono i maggiori Paesi perché appunto sono più diciamo in qualche modo il Regno Unito che ha cominciato a delineare una strategia,
Il problema, naturalmente, è che con gli Stati Uniti qui no, no, non si può trovare un accordo facile tra virgolette, è stato facile tra virgolette, l'altr'anno all'Aja al summit come dire promettere questo aumento molto consistente e che abbiamo promesso però poi senza specificare in che cosa in questo momento si sarebbe tradotto il come avremmo poi speso queste maggiori somme mentre,
Il cuore economico politico, diciamo della della questione è questo, e questo dovrebbe essere anche uno si potrebbe augurare il cuore economico politico del vertice, perché dovrebbe cominciare a delineare a questo punto i termini di una mediazione tra interessi europei, interesse americani, ecco
Il problema è che, naturalmente, io credo che sia molto improbabile che poi questo sarà o questo diverrà il il, come dire di Veneto il in centro di questo incontro, perché quello che si teme che era solida e una solida vicenda, cioè il fatto che sì il rischio che si arrivi a una ennesima sparata messe in scena,
Chi sia poi quello del presidente americano e a questo punto, proprio per non trattare sulla vera questione, cioè il, la qualità della spesa, con centri tutto su queste accuse agli europei, di non voler spendere abbastanza, ecco quindi, da questo punto di vista il summit potrebbe essere un primo passo importante non aggressione che naturalmente non si risolve e non si risolverà e adesso in qualche mese,
Però potrebbe essere un primo passo importante, il rischio è che in realtà si parli in qualche modo da altro, però questo non significa che da parte europea non si continui invece eh eh eh come dire ah ah ah ah ah gestire da questo punto di vista questo problema di come poi è costruire questa percorso verso questa difesa comune e qui, devo dire vero ha accennato all'inizio il caso italiano è particolarmente, come dire, rivelatore no, perché,
Da un lato, è un fatto noto noi siamo tra i Paesi che che che ha in diciamo per un lunghissimo periodo, ha speso meno, ecco che la soglia nato del 2% eravamo insieme, naturalmente, anche ad altri Paesi importanti come la Spagna, molto al di soci,
Recentemente, in quest'ultimo anno, soprattutto.
E siamo rientrati formalmente in questo obiettivo del 2%, adesso lo abbiamo superato di pochissimo
Anche se, naturalmente qui va detto che una parte di questo risultato dipende anche da una riclassificazione delle voci che poi soffrono conteggiate nel bilancio, anche se qui non è che si è fatto nessuna operazione occulta, si è semplicemente sfruttata quella che è una noi nomenclatura di voci a livello NATO e che noi non inserivamo strettamente nel bilancio della Difesa e quindi
Da questo punto di vista abbiamo potuto usufruire di questo inserimento per arrivare a dimostrare questo superamento almeno dell'As punto della vecchia soglia del 2%, e non sono certamente armi acquisto di armi, ma è anche tutta una serie di Zaragoza delle pensioni alle persone del personale militare, anche tutta una serie di spese che riguardano i sembravano i carabinieri comunque sono voci che,
Come dire, sono state inserite perché era permesso farlo, ma naturalmente questo non è che cambia o sposta minimamente i problemi, poi della spesa e italiana, cioè una struttura che continua, come sappiamo, a risentire di chiamiamole rigidità storiche che sono un peso norme del personale rispetto a quelli che sono poi equipaggiamenti e sistemi e di armi una una, un, diciamo dei costi di struttura quindi molto pesanti e soprattutto nelle procedure di spesa delle lentezze amministrative che per ora non sono no non sono state superate, per cui un aumento quantitativo,
Ecco non coinciderebbe automaticamente con un salto Gualdi e qualitativo della spesa. È tanto più che se parliamo poi dei nuovi obiettivi, cioè quelli a cui abbiamo fatto riferimento il 3,5% rispetto al militare e il 5% complessivo, beh qui la distanza per l'Italia a questo punto è che è enorme, però io credo proprio qui, come dire in questo percorso che noi poi dobbiamo fare perché il ministro della Difesa Crosetto ha sintetizzato molto bene, cioè se si sta in una alleanza Goudreau decisiva come la NATO, bisogna rispettarne le regole, se le regole sono quello di aver deciso in Comune determinati traguardi, bisogna che questi traguardi siano raggiunti. Quindi questa diciamo percorso per noi
Diventa un percorso tra virgolette obbligato quantitativamente nel tempo, tanto che adesso appunto a questo vertice, che poi verranno comunque messe sul tavolo alcune prime e le diciamo traguardi di spesa che l'Italia si assume a raggiungere,
Nel prossimo anno 27 28, però qui il la scelta politica è un'altra, secondo me, cioè è come poi questo questo ritardo verrà colmato in altri sei mesi.
Verrà in qualche modo utilizzato come un semplice recupero di di di ritardi nazionali, quindi, ogni volta cercarne di trovare poi voci che possano in qualche modo essere usi, oppure sarà l'occasione perché il nostro Paese si possa collocare al centro di questa più ampia costruzione europea perché questo, secondo me è la questione politica più importante noi abbiamo tutti i requisiti, come dire, i titoli, per poter ambire a una posizione di rilievo in questo percorso in costruzione europea della difesa, perché sul piano industriale che noi abbiamo delle carte importanti abbiamo degli asset che diciamo strategici, basta pensare alla cantieristica militare, all'elettronica, gli elicotteri, all'aerospazio,
Ai radar, cioè ci sono dei delle aree dove l'Italia e il sistema italiano gioca un un, un, un ruolo da da da da da da primattore, in onda con Pansa noi partecipiamo, tra l'altro.
Anche se poi se ne sa poco e si viene detto poco a programmi europei e significativi come quantità e qualità della spesa, quindi, come dire, potremmo diventare uno dei pilastri di questo processo di costruzione di una difesa europea, a condizione, naturalmente, che questa spesa aggiuntiva ecco non venga assorbita su,
Se tu devi dire semplicemente o soprattutto da logiche di bilancio interne o da una pura proiezione nazionale.
Quindi e questo naturalmente
Eh eh, è importante metterlo in risalto, perché è una scelta di natura politica.
Perché naturalmente politicamente, il nodo è abbastanza semplice, no data da adesso, lo stiamo cercando di di di di definirlo, poi è molto difficile, poi e da sciogliere, perché qui le le le, le strade sono due, quello di usare questo aumento della spesa per coprire diciamo semplicemente o soprattutto,
I nostri ritardi, quindi difendere i nostri equilibri interni e soprattutto sostenere le nostre industrie e imprese nazionali, questa è una strada oppure quello di contribuire, attraverso questo aumento della spesa e alla costruzione di una difesa europea integrata, questo è il nodo politico davanti a noi e se guardiamo a quello che è la situazione oggi possiamo dire che,
Stiamo facendo sì, paradossalmente, entrambe le cose nel senso che, come stiamo dicendo, non è che ci sottraiamo a questi impegni europei, ma la componente nazionale della spesa continua a prevalere, si potrebbe dire siamo in buona compagnia, perché se guardiamo anche altri Paesi e non è che le cose siano in maniera diversa però si sta delineando con diciamo anche con una certa,
Eh eh eh forza e una certa rapidità in un percorso attraverso una serie di Paesi, abbiamo parlato appunto di questo gruppo dei cinque di cui poi facciamo parsec.
Ecco, questo è la scelta, no, un discorso qui si potrebbe fare di cooperazioni differenziate, cioè la possibilità, a questo punto, che una serie di Paesi, comunque delinei una strada e questa strada osserva poi anche per gli altri accertamenti, per poter tracciare questo questo percorso ecco,
Perché questo avvenga l'Italia potrebbe giocare un ruolo importante, lo potrà giocare nel momento in cui, soprattutto da qui ai prossimi anni vengano compiute queste scelte che sono, come fa no, no, non semplicemente industriali o di natura tecnica, sono scelte naturalmente politiche, però,
E da questo punto di vista, e quindi la la la, l'importanza di queste scelte è dubbia, quindi è questo un po'guardando poi al summit, appunto che risolverà probabilmente poco o niente di tutto questo, però i problemi di sul sul tavolo e dei prossimi anni per quanto riguarda il discorso sia nel confronto con gli Stati Uniti sia del,
E del tema delle delle scelte europee sono un po'quelle che abbiamo cercato adesso di di riassumere chiarissimo. Grazie al professor Paolo Guerrieri, il mondo a pezzi torna su Radio Radicale lunedì prossimo,

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