Dalle auto elettriche ai macchinari: come la nuova ondata di esportazioni cinesi minaccia di travolgere l'industria europea e le risposte possibili dell'Occidente.
L'articolo Setser: la Cina non esporta più magliette: è arrivato lo Shock 2.0 e rischia di spazzare via l’industria europea proviene da Scenari Economici.
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La prima ondata ha spazzato via fabbriche tessili e piccoli laboratori artigianali di beni di consumo. La seconda rischia di chiudere per sempre le grandi fabbriche di auto, macchinari industriali e batterie dell’Occidente. La Cina ha cambiato marcia. Non compete più sul costo della manodopera a basso prezzo, ma sulla frontiera della tecnologia avanzata, sostenuta da una montagna di sussidi statali e da una capacità produttiva sproporzionata.
Questo è il condensato di un’interessante intervista dell’economista Brad Setser con Ezra Klein e trascritta anche sul NYTimes. Un programma molto interessante, che sarebbe da trasmettere in tutti i TG al posto del solito, inutile pastone politico. Soprattutto perché il nostro futuro dipende da queste evoluzioni, molto più che dall’estetista della Schlein.
Dalla concorrenza sui prezzi al dominio tecnologicoAll’inizio degli anni Duemila, con l’ingresso di Pechino nel WTO, senza nessun limite o controllo, il mondo ha conosciuto il primo “China Shock”. All’epoca l’Occidente ha sacrificato la produzione a basso valore aggiunto: vestiti, mobili, giocattoli.
L’idea prevalente tra i governi occidentali era semplice: noi compriamo beni a basso costo e ci concentriamo sui settori ad alto valore, mentre la Cina diventerà un mercato di sbocco per i nostri prodotti. Un ragionamento troppo semplice, che non teneva conto della controparte, e che alla fine si è rivelato disastroso.
I fatti hanno smentito questa strategia, mostrandone lapericolosità:
One of the striking features of China Shock 2.0 is the fact that Chinese import growth has completely decoupled from (reported) domestic demand growth https://t.co/ni2SGWxUNg pic.twitter.com/K98uZWbuAe
— Brad Setser (@Brad_Setser) August 21, 2026
Lo “Shock 2.0” nasce dalla crisi immobiliare cinese del 2021. Quando Pechino ha bloccato i finanziamenti speculativi ai grandi costruttori, l’economia ha rischiato di fermarsi.
Per evitare la recessione, il governo ha dirottato fiumi di credito verso le fabbriche ad alta tecnologia. L’obiettivo non è solo produrre, ma sostituire ogni singolo componente importato dall’estero.
| Settore | Cina Shock 1.0 (2002-2015) | Cina Shock 2.0 (2021-Oggi) |
| Beni principali | Tessile, scarpe, mobili, elettronica di base | Auto elettriche, batterie, pannelli solari, frese industriali |
| Origine del vantaggio | Basso costo del lavoro | Sussidi statali, catene di fornitura integrate, energia |
| Obiettivo strategico | Accesso ai mercati esteri | Autosufficienza totale ed egemonia sulle tecnologie critiche |
| Vittime economiche | Distretti manifatturieri locali | Cuore industriale e motori dell’export (Germania, Giappone) |
La Cina oggi produce molto più di quanto i suoi stessi cittadini possano comprare, anche perché i consumi sono cresciuti in modo moderato.
Nel settore delle auto, per esempio, le fabbriche cinesi hanno una capacità potenziale vicina a 55 milioni di veicoli all’anno: da sole potrebbero coprire oltre metà della domanda globale.
And export volume growth after 2023 has clearly outpaced global trade — pic.twitter.com/BAPH5BidPN
— Brad Setser (@Brad_Setser) August 21, 2026
Poiché il mercato interno ristagna e i consumi non decollano, Pechino è costretta a riversare questa gigantesca massa di merci sul mercato mondiale a prezzi stracciati.
L’Europa sotto assedio e il caso tedescoMentre gli Stati Uniti hanno difeso il proprio mercato con dazi e restrizioni, l’Europa è rimasta esposta. In questo le politiche europee di liberismo ideologico hanno avuto una loro funzione.
Il modello economico tedesco, basato sulla vendita di macchinari e auto di lusso a Pechino, è entrato in crisi profonda.
Perdere questi settori non significa solo perdere posti di lavoro in fabbrica. Significa perdere la spesa in ricerca, lo sviluppo ingegneristico e l’indipendenza strategica. Significa perdere, per sempre, competenze e capacità strategiche.
Le armi economiche: dazi, semiconduttori e terre rareLa risposta occidentale si è rivelata spesso disordinata. I dazi generalizzati rischiano di colpire anche i paesi alleati, mentre i tentativi di isolare la Cina sui microchip avanzati hanno spinto Pechino a investire con ancora più rabbia nella propria filiera interna.
La Cina ha inoltre dimostrato di poter colpire dove fa più male. Il controllo quasi monopolistico sulle terre rare, sui magneti permanenti e sui principi attivi dei farmaci rappresenta un’arma di pressione politica formidabile. L’Unione Europa si è dimostrata il ventre molle del commercio mondiale.
L’orizzonte dello Shock 3.0: l’Intelligenza ArtificialeLa competizione non si fermerà alle automobili o ai pannelli solari. La prossima frontiera riguarda i modelli di intelligenza artificiale, i centri dati e il software.
Se la Cina riuscirà a offrire modelli digitali competitivi a costi energetici e computazionali inferiori, anche l’ultimo grande vantaggio competitivo dell’Occidente verrà messo a dura prova. In questo momento,m francamente, la Cina è estremamente competitiva anche in questo settore. L’Europa, che ha pensato solo a regolare, ma non ad innovare, è completamente assente.
Senza una politica industriale coordinata tra le economie avanzate, fondata su investimenti reali nella produzione e su una reale protezione strategica, difendere i livelli di reddito e di occupazione occidentali diventerà una battaglia persa in partenza.
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