Вход на сайт

Просмотр новости

Найдите то, что Вас интересует

Setser: la Cina non esporta più magliette: è arrivato lo Shock 2.0 e rischia di spazzare via l’industria europea

Дата публикации: 22-08-2026 13:21:58

Dalle auto elettriche ai macchinari: come la nuova ondata di esportazioni cinesi minaccia di travolgere l'industria europea e le risposte possibili dell'Occidente.
L'articolo Setser: la Cina non esporta più magliette: è arrivato lo Shock 2.0 e rischia di spazzare via l’industria europea proviene da Scenari Economici.


Основное содержимое страницы с новостью.

Aggiungi Scenari Economici come Fonte preferita su Google

La prima ondata ha spazzato via fabbriche tessili e piccoli laboratori artigianali di beni di consumo. La seconda rischia di chiudere per sempre le grandi fabbriche di auto, macchinari industriali e batterie dell’Occidente.  La Cina ha cambiato marcia. Non compete più sul costo della manodopera a basso prezzo, ma sulla frontiera della tecnologia avanzata, sostenuta da una montagna di sussidi statali e da una capacità produttiva sproporzionata.

Questo è il condensato di un’interessante intervista dell’economista Brad Setser  con Ezra Klein e trascritta anche sul NYTimes. Un programma molto interessante, che sarebbe da trasmettere in tutti i TG al posto del solito, inutile pastone politico. Soprattutto perché il nostro futuro dipende da queste evoluzioni, molto più che dall’estetista della Schlein.

Dalla concorrenza sui prezzi al dominio tecnologico

All’inizio degli anni Duemila, con l’ingresso di Pechino nel WTO, senza nessun limite o controllo, il mondo ha conosciuto il primo “China Shock”. All’epoca l’Occidente ha sacrificato la produzione a basso valore aggiunto: vestiti, mobili, giocattoli.

L’idea prevalente tra i governi occidentali era semplice: noi compriamo beni a basso costo e ci concentriamo sui settori ad alto valore, mentre la Cina diventerà un mercato di sbocco per i nostri prodotti. Un ragionamento troppo semplice, che non teneva conto della controparte, e che alla fine si è rivelato disastroso.

I fatti hanno smentito questa strategia, mostrandone lapericolosità:

  • Mancata convergenza: La Cina non ha liberalizzato il proprio mercato interno né aumentato le importazioni dall’estero. Il risultato è che la domanda interna, comunque in crescita limitata, è soddisfatta solo dall’industria interna,

    One of the striking features of China Shock 2.0 is the fact that Chinese import growth has completely decoupled from (reported) domestic demand growth https://t.co/ni2SGWxUNg pic.twitter.com/K98uZWbuAe

    — Brad Setser (@Brad_Setser) August 21, 2026

  • Compressione dei consumi interni: Il sistema cinese tassa i consumi e offre pochissimo welfare, costringendo i cittadini a risparmiare oltre il 40% del proprio reddito. Questo crea un eccesso di capitale che, a sua volta garantisce tassi d’interesse bassi, in concomitanza con una Banca Centrale estremamente generosa in liquidità.
  • Controllo statale dei capitali: Le banche pubbliche incanalano questa enorme massa di risparmio verso gli obiettivi industriali fissati dal Partito Comunista che vengono conseguiti a suon di sussidi e contributi.
La svolta del 2021: dalla speculazione edilizia alle fabbriche

Lo “Shock 2.0” nasce dalla crisi immobiliare cinese del 2021. Quando Pechino ha bloccato i finanziamenti speculativi ai grandi costruttori, l’economia ha rischiato di fermarsi.

Per evitare la recessione, il governo ha dirottato fiumi di credito verso le fabbriche ad alta tecnologia. L’obiettivo non è solo produrre, ma sostituire ogni singolo componente importato dall’estero.

SettoreCina Shock 1.0 (2002-2015)Cina Shock 2.0 (2021-Oggi)
Beni principaliTessile, scarpe, mobili, elettronica di baseAuto elettriche, batterie, pannelli solari, frese industriali
Origine del vantaggioBasso costo del lavoroSussidi statali, catene di fornitura integrate, energia
Obiettivo strategicoAccesso ai mercati esteriAutosufficienza totale ed egemonia sulle tecnologie critiche
Vittime economicheDistretti manifatturieri localiCuore industriale e motori dell’export (Germania, Giappone)
Il vero nodo: la sovrapproduzione selvaggia

La Cina oggi produce molto più di quanto i suoi stessi cittadini possano comprare, anche perché i consumi sono cresciuti in modo moderato.

Nel settore delle auto, per esempio, le fabbriche cinesi hanno una capacità potenziale vicina a 55 milioni di veicoli all’anno: da sole potrebbero coprire oltre metà della domanda globale.

And export volume growth after 2023 has clearly outpaced global trade — pic.twitter.com/BAPH5BidPN

— Brad Setser (@Brad_Setser) August 21, 2026

Poiché il mercato interno ristagna e i consumi non decollano, Pechino è costretta a riversare questa gigantesca massa di merci sul mercato mondiale a prezzi stracciati.

L’Europa sotto assedio e il caso tedesco

Mentre gli Stati Uniti hanno difeso il proprio mercato con dazi e restrizioni, l’Europa è rimasta esposta. In questo le politiche europee di liberismo ideologico hanno avuto una loro funzione.

Il modello economico tedesco, basato sulla vendita di macchinari e auto di lusso a Pechino, è entrato in crisi profonda.

  • La Cina compra sempre meno prodotti europei perché ha imparato a fabbricarli in casa e con costi molto inferiori a quelli tedeschi, per i minori costi energetici e i sussidi.
  • I costruttori cinesi esportano milioni di veicoli in tutto il mondo, togliendo fette di mercato ai marchi europei.
  • Senza un cambio di rotta, il Vecchio Continente rischia una deindustrializzazione irreversibile, anche per le politiche anti industriali che sta applicando.

Perdere questi settori non significa solo perdere posti di lavoro in fabbrica. Significa perdere la spesa in ricerca, lo sviluppo ingegneristico e l’indipendenza strategica. Significa perdere, per sempre, competenze e capacità strategiche.

Le armi economiche: dazi, semiconduttori e terre rare

La risposta occidentale si è rivelata spesso disordinata. I dazi generalizzati rischiano di colpire anche i paesi alleati, mentre i tentativi di isolare la Cina sui microchip avanzati hanno spinto Pechino a investire con ancora più rabbia nella propria filiera interna.

La Cina ha inoltre dimostrato di poter colpire dove fa più male. Il controllo quasi monopolistico sulle terre rare, sui magneti permanenti e sui principi attivi dei farmaci rappresenta un’arma di pressione politica formidabile. L’Unione Europa si è dimostrata il ventre molle del commercio mondiale.

L’orizzonte dello Shock 3.0: l’Intelligenza Artificiale

La competizione non si fermerà alle automobili o ai pannelli solari. La prossima frontiera riguarda i modelli di intelligenza artificiale, i centri dati e il software.

Se la Cina riuscirà a offrire modelli digitali competitivi a costi energetici e computazionali inferiori, anche l’ultimo grande vantaggio competitivo dell’Occidente verrà messo a dura prova. In questo momento,m francamente, la Cina è estremamente competitiva anche in questo settore. L’Europa, che ha pensato solo a regolare, ma non ad innovare, è completamente assente.

Senza una politica industriale coordinata tra le economie avanzate, fondata su investimenti reali nella produzione e su una reale protezione strategica, difendere i livelli di reddito e di occupazione occidentali diventerà una battaglia persa in partenza.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!

SEGUICI

Схожие новости

#Наименование новостиТональностьИнформативностьДата публикации
1Allarme in Germania: “Rischiamo di cancellare il 70% dell’industria”. Berlino trema per l’ondata industriale cinese021.9921-08-2026
2Frenata cinese: Pechino risponde con i mini-sussidi, ma il motore dei consumi è spento018.721-08-2026
3La Cina frena bruscamente: consumi vicini allo zero e allarme domanda di petrolio018.1917-08-2026
4Petrolio iraniano verso la Cina al collasso: il blocco USA soffoca le raffinerie e prepara lo shock di ottobre014.9822-08-2026
5Guerra del greggio tra giganti: la Cina soffia il petrolio russo all’India e prepara lo shock sui carburanti in Asia014.5421-08-2026
6Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri Paleotti05.6220-07-2026
7Dopo Pechino: Ue in cerca di politica industriale. Dal modello tedesco al nuovo protezionismo08.9216-05-2026
8Petrolio e guerra: la Cina riapre i rubinetti del diesel mentre il mondo rischia di restare a secco015.5518-08-2026
9Auto elettriche, i dazi Ue frenano le importazioni dalla Cina ma non l’avanzata dei marchi cinesi07.7915-07-2026
10La Cina potrebbe aver evitato il peggio al mercato del petrolio: ecco perché i prezzi non sono esplosi04.3101-06-2026

Классификация: Пресс-релизы. Схожих патентов: 0. Схожих новостей: 10. Тональность: 0. Информативность: 16.99. Источник: scenarieconomici.it.