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Il Mondo a pezzi. Intervista a Paolo Guerrieri

Дата публикации: 20-04-2026 10:06:12

Non solo Hormuz. Sono numerose le possibili strozzature nelle forniture di prodotti indispensabili ad un'economia mondiale interconnessa. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale attraverso cui passa un quinto del petrolio commercializzato a livello globale è diventata un'arma potentissima per l'Iran. Ma allo stesso tempo questo evento ha messo in luce quanto le interconnessioni dell'economia globale, costruite per ottenere un sistema efficiente, siano anche molto vulnerabili: negli ultimi decenni si sono ridotte le scorte di prodotti, poiché ve ne era disponibilità in luoghi e Paesi dov'era conveniente produrli. Ci ritroviamo dunque in presenza di colli di bottiglia ('choke point') non solo, come è avvenuto per Hormuz, per petrolio e gas, ma anche per i semiconduttori: la catena del valore globalizzata si estende dagli Usa, attraversa l'Europa e termina in Asia. La più alta qualità di semiconduttori viene prodotta al 75-80 per cento a Taiwan (con l'azienda Tmsc) e al 20-25 per cento in Sud Corea. Sono prodotti fondamentali anche per i settori militari. Un esempio analogo è costituito dalle terre rare, necessarie per i veicoli elettrici: la Cina controlla il 65 per cento dell'estrazione e il 90 per cento della loro lavorazione. E lo scorso anno ha esercitato il suo potere minacciando che avrebbe bloccato l'export di terre rare. È necessario diversificare le fonti di approvigionamento. Lo aveva dimostrato anche la Russia, con il gas. Hormuz è la versione marittima di un modello geoeconomico nato negli anni della globalizzazione: il valore fondamentale era costituito dalla convenienza economica per massimizzare l'efficienza della catena del valore investendo in un Paese. La variabile sicurezza non era contemplata, perché esisteva un mondo unipolare, gli Usa non avevano più rivali (l'Urss era crollata, la Cina non ancora superpotenza). Necessario un riequilibrio tra efficienza e sicurezza. Come reagire? La diversificazione delle fonti costa, non è facile ricollocare una produzione, in alcuni casi serve l'intervento dello Stato, si possono formare alleanze tra Paesi, creare forme di cooperazione internazionali. E intanto torna in auge il concetto di 'scorta', che era stato abbandonato poiché delocalizzare la produzione era conveniente.

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Non solo Hormuz.

Sono numerose le possibili strozzature nelle forniture di prodotti indispensabili ad un'economia mondiale interconnessa.

La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale attraverso cui passa un quinto del petrolio commercializzato a livello globale è diventata un'arma potentissima per l'Iran.

Ma allo stesso tempo questo evento ha messo in luce quanto le interconnessioni dell'economia globale, costruite per ottenere un sistema efficiente, siano anche molto vulnerabili: negli ultimi decenni si sono ridotte le scorte di prodotti, poiché ve ne era disponibilità in luoghi e

Paesi dov'era conveniente produrli.

Ci ritroviamo dunque in presenza di colli di bottiglia ('choke point') non solo, come è avvenuto per Hormuz, per petrolio e gas, ma anche per i semiconduttori: la catena del valore globalizzata si estende dagli Usa, attraversa l'Europa e termina in Asia.

La più alta qualità di semiconduttori viene prodotta al 75-80 per cento a Taiwan (con l'azienda Tmsc) e al 20-25 per cento in Sud Corea.

Sono prodotti fondamentali anche per i settori militari.

Un esempio analogo è costituito dalle terre rare, necessarie per i veicoli elettrici: la Cina controlla il 65 per cento dell'estrazione e il 90 per cento della loro lavorazione.

E lo scorso anno ha esercitato il suo potere minacciando che avrebbe bloccato l'export di terre rare.

È necessario diversificare le fonti di approvigionamento.

Lo aveva dimostrato anche la Russia, con il gas.

Hormuz è la versione marittima di un modello geoeconomico nato negli anni della globalizzazione: il valore fondamentale era costituito dalla convenienza economica per massimizzare l'efficienza della catena del valore investendo in un Paese.

La variabile sicurezza non era contemplata, perché esisteva un mondo unipolare, gli Usa non avevano più rivali (l'Urss era crollata, la Cina non ancora superpotenza).

Necessario un riequilibrio tra efficienza e sicurezza.

Come reagire? La diversificazione delle fonti costa, non è facile ricollocare una produzione, in alcuni casi serve l'intervento dello Stato, si possono formare alleanze tra Paesi, creare forme di cooperazione internazionali.

E intanto torna in auge il concetto di 'scorta', che era stato abbandonato poiché delocalizzare la produzione era conveniente.

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