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L'analisi/ Banche centrali, se non ora quando?

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

La famosa espressione, nata negli Usa, "E' l'economia, stupido " andrebbe integrata, in questa fase, con la "politica" che concorre a spiegare ciò che sta...

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La famosa espressione, nata negli Usa, "E' l'economia, stupido " andrebbe integrata, in questa fase, con la "politica" che concorre a spiegare ciò che sta avvenendo e con le Banche centrali.
Nelle scorse settimane, era stata tenuta ai margini, sia pure momentaneamente, la discussione sulla politica monetaria, che ora si ripresenta con tre dichiarazioni dei principali Banchieri centrali. La presidente della Bce Christine Lagarde, a Bangkok per le riunioni autunnali del Fondo monetario internazionale, ha detto in sostanza che ciò che si sta verificando con la guerra contro l'Iran è troppo rilevante perché la politica monetaria possa disinteressarsene, anche se la risposta della Banca centrale deve essere misurata. Dal canto suo, Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, nella stessa circostanza, ha preferito non pronunciarsi sui tassi di interesse, ma ha affrontato il problema della produttività e degli impatti dell'Intelligenza artificiale. Il Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha osservato che l'epicentro dell'aumento dei tassi a livello mondiale sono gli Usa e l'Europa ne subisce la tracimazione, anche, ovviamente, per la perdurante incertezza e i fenomeni di instabilità politica.
Ciò accade alla vigilia di una fase che vede prossime le riunioni del Comitato monetario della Fed (28 ottobre) e del Direttivo della Bce (29 ottobre), fase che si intreccia con cruciali competizioni elettorali rispettivamente in Israele ( 27 ottobre), negli Usa (3 novembre, voto di medio termine) e in Spagna (29 novembre), mentre importanti votazioni in altri Paesi, Italia compresa, registrano sin d'ora comportamenti e iniziative in campo politico che si assumono nella prospettiva elettorale. Da questo insieme di imminenti scadenze si potrebbe trarre la conclusione che un aumento dei tassi, sia pure in misura non molto rilevante, sarà deciso dalla Bce, dato il livello di inflazione che supera il 3 per cento, lontano dunque dal target della stabilità dei prezzi del 2 per cento e date le osservazioni della Lagarde: un quadro su cui si riflette lo shock energetico e che la Banca centrale valuta considerando le prospettive dell'inflazione, la dinamica di quella di fondo (esclusi i beni alimentari ed energetici) e come si sviluppa la trasmissione della politica monetaria. Fondamentale è che, se questa sarà la reazione della politica monetaria, sia attenta ai contraccolpi, sul finanziamento del debito pubblico e sul credito a famiglie e imprese e, per quanto possibile, vi sia un raccordo con le decisioni, a livello europeo e decentrato, in materia di politica economica e di finanza pubblica: una restrizione di entrambe le politiche, monetaria ed economica, rischierebbe di conseguire dei controeffetti rispetto a quelli sperati.   Ma non si potrebbe fare il conto senza l'oste: le decisioni della Fed. Un aumento dei tassi di riferimento dovuto al livello dell' inflazione, mentre si sta verificando ciò che Panetta ha osservato, finirebbe con l'aggravare le difficoltà anche in Europa. Ma c'è da chiedersi se Warsh se la sentirà di agire in questa direzione quando il suo dante causa, Trump, che lo ha voluto a tutti i costi al vertice della Banca centrale, sta per affrontare elezioni verso le quali parte non favorito. E il risultato elettorale israeliano non avrà impatti anche nel versante monetario a livello globale? Poi sopravverranno, comunque, le elezioni americane di midterm e il contesto globale potrà di nuovo mutare.   La miscela shock energetico, guerra, altre crisi geopolitiche, problemi della transizione digitale ed ecologica rischia di coniugarsi con i risultati delle vicende elettorali, aggravando le difficoltà. A questi rischi dovrebbe pensare, ed attrezzarsi a fronteggiarli per quel che può, l'Unione che continua a stentare nell'assumere una netta fisionomia in politica internazionale e che, spesso, appare non pienamente consapevole della straordinarietà assoluta di questa fase e di una conseguente risposta altrettanto straordinaria. Il mutamento della strategia Usa nei confronti dell'Ucraina mette ancora più in evidenza i limiti dell'azione europea. Quanto alle principali Banche centrali, ci sarebbe da dire "se non ora, quando" ci si raccorda, ferme restando le reciproche autonomie e responsabilità, quanto meno per una conoscenza delle rispettive strategie? Insomma, le decisioni non sono affatto semplici, sono quasi "per aspera ad aspera": eppure è necessario rispondere con uno straordinario impegno di tutte le realtà coinvolte, se non si vuole , mentre il debito a livello globale segnala i rischi, un arretramento delle condizioni economiche e un'affermazione diffusa dell'instabilità.

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