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L'editoriale/ Spirale perversa da fermare subito

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

La devastazione di vari negozi del centro di Milano non nasce dalla degenerazione in violenza di una rivolta sociale, bensì ha radice nel desiderio di procurarsi senza pagare, anche cadendo...

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La devastazione di vari negozi del centro di Milano non nasce dalla degenerazione in violenza di una rivolta sociale, bensì ha radice nel desiderio di procurarsi senza pagare, anche cadendo nella delinquenza, beni di consumo per la maggior parte desiderati, ma anche accaparrati comunque perché intanto quel che è gratis si porta a casa.

Le tensioni sociali in Italia ci sono e sarà bene tenerne conto, ma consentire che episodi di saccheggio possano ammantarsi di spiegazioni para-politiche sarebbe un grave errore. Certo in termini molto generali si potrebbe dire che alla base di quanto succede ci sia una voglia sfrenata di possedere quanto più possibile quelli che sono oggetti di desiderio imposti da una comunicazione e da un certo sentire diffuso in quanto considerati come simbolo da esibire per sentirsi affermati. Che queste voglie però in fasce di generazioni molto giovani superino in maniera così pesante i paletti del lecito e del socialmente sopportabile è un fenomeno nuovo e sicuramente preoccupante.

L’incitamento ad avere molta disponibilità di beni di consumo, soprattutto quelli che si possono esibire come status symbol (cellulari, abiti griffati, accessori alla moda), è un fenomeno sempre più presente nelle nostre società ed è enfatizzato non solo dalla pubblicità commerciale che esaspera quel che pensa sia attrattivo per un prodotto (per esempio il presentarlo come un indice di grande successo personale), ma dagli strumenti di comunicazione che contribuiscono a creare miti. Tuttavia il fenomeno dovrebbe essere tenuto sotto controllo dal sistema educativo, sia familiare che istituzionale, ma questo evidentemente è in parte saltato (in parte perché sarebbe ingiusto fare delle bande di delinquenti gli antesignani di un costume generale).

Con la consueta sensibilità ed assenza di retorica a buon mercato, il presidente Mattarella, dopo avere dato la sua solidarietà agli agenti delle forze dell’ordine ferite, ha detto che «occorre un'analisi intelligente e approfondita», «un'attenta vigilanza in grado di contrastare violenze» che arrivano da «soggetti inediti», essendoci «interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili». Il Capo dello Stato ha sottolineato come il servizio ai cittadini «passa dalla garanzia di situazioni di sicurezza che assicurino il pacifico dispiegarsi della vita delle nostre comunità, nelle città e nei borghi, dove ogni violenza è inaccettabile».

Parole pesate e al solito tempestive per impedire che degli episodi di saccheggio e delinquenza venissero gabellati per espressioni di comprensibile e ingiusto disagio sociale. Il ribellismo anarcoide che sfascia edifici e ruba merci non solo non è giustificabile appellandosi a cause nobili, ma non è neppure semplicemente spiegabile come espressione di risposta ad un presunto sistema di ingiustizie sociali generalizzate. Che alcuni più furbastri che incitano alle violenze per loro neppur chiari disegni politici usino fraseologie prese a casaccio dalle tradizioni di lotte sociali (potere al popolo oppresso, rivolta contro presunte segregazioni, e via elencando) è un fatto che non trare in inganno nessuno: sono utilizzi bassamente strumentali di frasi fatte, ma non convinco neppure che quelli siano stati i fattori determinanti di quanto è successo.

In questa prima fase per far fronte a questi episodi non è possibile ricorrere a strumenti diversi da quelli repressivi: da usare ovviamente con equilibrio e ponderatezza, ma senza i quali non si riuscirà a far comprendere che saccheggio e violenza sono ingredienti che non trovano né tolleranza né giustificazione, tanto da parte dello stato, quanto delle comunità civili e politiche.

In parallelo, ma inevitabilmente con tempi meno immediati, si dovrà porsi il problema di come una società possa operare per togliere la “ossessione dei grandi consumi d’immagine” (di cui appropriarsi ad ogni costo) dal menù delle generazioni: giovani e meno giovani, perché il problema è comune.

Sono gli interrogativi su cui Mattarella ci invita a riflettere: senza buonismi d’accatto, con la consapevolezza di svolgere analisi attente e approfondite, ma nella solida convinzione che una società che non fosse in grado di tenere sotto controllo la violenza e di metterla fuori del perimetro della convivenza si preparerebbe un futuro più che problematico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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