Lo scienziato James Hansen che allertò il congresso Usa sull’effetto serra segue l’evoluzione del riscaldamento globale. Nel suo ultimo studio: “Il problema più grande è che le ondate di calore sono in aumento, in mare e sulla terraferma”
James Hansen fa parte della storia della climatologia: il 23 giugno del 1988 fu audito dai senatori degli Stati Uniti. In quella occasione suonò il primo di tanti campanelli di allarme (inascoltati). Hansen disse, tra l’altro: “Le nostre simulazioni climatiche al computer indicano che l'effetto serra è già sufficientemente elevato da iniziare a influenzare la probabilità di eventi estremi come le ondate di calore estive”. Quasi 40 anni dopo, l’impegno scientifico e civile del professor Hansen, una lunga carriera alla Nasa e poi alla Columbia University, dove è direttore del dipartimento di Climate Science, Awareness and Solutions, continua ancora ai massimi livelli. Con i suoi collaboratori sta seguendo le evoluzioni di El Niño e condivide periodicamente i risultati sulla sua pagina web.
L’ultimo paper è di pochi giorni fa ed ha un titolo preoccupante: “Un El Niño eccezionale e un problema più grande”. Scrivono Hansen e colleghi: “El Niño è fuori scala. Le misurazioni di El Niño hanno superato i precedenti livelli record nel periodo con dati affidabili. Il nostro parametro preferito, l'anomalia termica nei primi 300 metri dell'Oceano Pacifico equatoriale, supera già il super El Niño del 1997-98”.
Inoltre “questo El Niño di proporzioni eccezionali arriva su un Pianeta già colpito dal riscaldamento globale causato dall'uomo. Le ondate di calore sono in aumento, sia in mare che sulla terraferma”, come previsto dallo stesso Hansen nel lontano 1988. Ed è questo il "problema più grande". Nello studio si ricordano gli impatti recenti del riscaldamento globale, a partire dagli “oltre 25mila decessi in più in Europa quest’estate dovuti al caldo eccessivo”.
Poi, uno sguardo al futuro: “Le anomalie di caldo estremo e siccità nel Mediterraneo e nelle regioni europee limitrofe continueranno a peggiorare a meno che non si invertano le tendenze dei cambiamenti climatici di origine antropica. Così come le condizioni nel sud-ovest degli Stati Uniti, dove la siccità si è intensificata e i livelli del lago Mead e del lago Powell continuano a diminuire. Le condizioni di vita per ampie popolazioni nell'Asia meridionale, nei paesi del Golfo e in Africa rischiano di diventare intollerabili”.
Le cause sono note: “L’aumento delle anomalie climatiche globali, l'aumento delle precipitazioni estreme, la maggiore rapidità di siccità e incendi e le ondate di calore marine sono il risultato dell'accelerazione del riscaldamento globale di origine antropica. Anche l'intensità anomala di El Niño è di per sé probabilmente causata dalle attività umane”. Quindi una speranza: “Questo e altri impatti climatici emergenti dovrebbero spingere il mondo a prendere finalmente sul serio la comprensione e la gestione dei cambiamenti climatici causati dall’uomo”. “Finalmente”, 38 anni dopo la storica e inascoltata audizione di James Hansen davanti al Senato statunitense.