In questa estate 2026 incendi hanno devastato ampi territori in Francia, Spagna, Italia e Grecia. Ora uno studio spiega come nel continente a più rapido riscaldamento del Pianeta le condizioni ideali per i roghi sono raddoppiate dal 1981. Temperature elevate, prolungata siccità...
Non è un’impressione: l’Europa meridionale sta diventando progressivamente più infiammabile, a causa del cambiamento climatico, con un aumento vertiginoso dei giorni estivi caratterizzati da condizioni ideali per la propagazione di incendi. A certificarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che ha analizzato i dati meteorologici e le serie storiche dei roghi nell’area del Mediterraneo dal 1981 al 2025.
La trasformazione dei roghi mediterraneiI dati analizzati dallo studio mostrano un’evoluzione netta nella dinamica degli incendi nel bacino del Mediterraneo. Sebbene il numero complessivo di eventi sia infatti diminuito rispetto agli anni ‘80, grazie a una migliore prevenzione e a tecniche di intervento più rapide, gli incendi che riescono effettivamente a svilupparsi negli ultimi anni sono diventati sempre più distruttivi. Il motivo è che sempre più spesso, la combinazione di temperature elevate, bassa umidità relativa, forte vento e prolungata siccità del suolo crea le condizioni per la formazione dei cosiddetti “megaincendi”, roghi ad altissima velocità di propagazione che risultano quasi impossibili da contenere. L’analisi certifica che la tendenza è particolarmente marcata in Paesi come Spagna, Francia, Portogallo, Italia e Grecia: qui le condizioni meteo perfette per lo scoppio di incendi distruttivi sono ormai presenti tre volte più spesso di quanto non accadesse 40 anni fa. Il fenomeno, inoltre, viene esacerbato dalle frequenti transizioni rapide da inverni umidi, che favoriscono una rigogliosa crescita della vegetazione, a estati improvvisamente calde e aride. Questa biomassa accumulata si disidrata rapidamente in risposta alle prime ondate di calore, trasformando i boschi e le macchie mediterranee in vere e proprie riserve di combustibile pronto a innescarsi.
Il ruolo del riscaldamento globale
La maggiore prevalenza di giornate a rischio è direttamente attribuibile all’aumento delle temperature medie globali e alle alterazioni della circolazione atmosferica causate dai cambiamenti climatici. Le proiezioni pubblicate dagli autori suggeriscono che, senza una riduzione drastica e rapida delle emissioni di gas serra, la frequenza di questi eventi meteorologici estremi continuerà ad aumentare. Gli scienziati stimano che entro la fine del secolo l’Europa, il continente a più rapido riscaldamento sul pianeta, potrebbe sperimentare fino a 10 volte più spesso condizioni meteo perfette per i roghi di grande intensità.
Un pericolo per la salute
La frequenza sempre maggiore dei roghi ad alta intensità non comporta soltanto la perdita di foreste e di biodiversità, ma genera impatti diretti sulla salute pubblica e sulle infrastrutture socio-economiche. Le emissioni di particolato fine derivanti dalla combustione di ampie superfici vegetali raggiungono concentrazioni fino a venti volte superiori ai limiti di sicurezza dell’aria, trasportando inquinanti a centinaia di chilometri di distanza dai fronti del fuoco.Per mitigare le conseguenze di questa nuova dinamica degli incendi, sarà necessario passare in fretta da un approccio basato principalmente sulla risposta all’emergenza, a politiche strutturali di gestione del territorio che aiutino a mitigare l’intensità e la frequenza dei grandi incendi. Tra le opzioni sul tavolo figurano la creazione di discontinuità nel paesaggio forestale, il ripristino di pratiche agricole tradizionali per la riduzione del carico di combustibile e la revisione dei piani di protezione civile in funzione di finestre operative sempre più brevi ed estreme.