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Troppo caldo, si lavora di notte: l’agricoltura cambia ritmo

Дата публикации: 14-08-2026 07:28:48

“Le temperature insopportabili già a metà mattina. Per salvare la produzione dobbiamo accettare questa nuova sfida”. Viaggio tra agricoltori e allevatori che in quest’estate 2026 hanno modificato procedure vecchie di secoli. Teli sui campi a Gravina e nebulizzatori di acqua...

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“Ieri abbiamo finito di imballare la paglia a mezzanotte”. Piero Cifarelli, 60 anni, produce fave, cicerchie, piselli, lenticchia di Altamura, lupino, grano duro, grano tenero Bianchetta, orzo, avena, fieno e un po’ di pomodoro da salsa, nelle campagne pugliesi di Gravina, nel Parco dell’Alta Murgia, che la sua famiglia coltiva da generazioni. “Ma il clima sta cambiando e ci obbliga a fare gli agricoltori in modo diverso”. In questa estate dei record 2026, molti imprenditori agricoli come Cifarelli hanno dovuto modificare abitudini e procedure vecchie di secoli. Lavorando nelle prime ore del giorno fino a quando, già a metà mattinata, il caldo nei campi diventa insopportabile. Per poi riprendere le operazioni nel tardo pomeriggio fino a notte inoltrata.

La crisi climatica cambia la geografia dell’Europa: conviene ancora vivere a Nord? "Una scelta obbligata”

La scelta dell’agricoltura “in notturna” sembra ormai obbligata, per proteggere chi lavora, ma anche i prodotti della terra. “Nelle ore più calde ci si ustiona solo a toccare le parti metalliche dei nostri macchinari e si suda anche nelle cabine dei moderni trattori con aria condizionata”, racconta Cifarelli. “Ma dobbiamo anche stare sul mercato e generare reddito, evitando che i nostri prodotti si deteriorino per le alte temperature. La paglia se imballata con il termometro che sfiora i 40 gradi si frantuma e riduce in polvere, per questo aspettiamo che le temperature si abbassino, prima di procedere. I baccelli dei lupini scoppiano disperdendo nel campo il prodotto se si prova a raccoglierli nelle ore calde. E anche in questo caso abbiamo deciso di spostare gli orari delle operazioni”.

La famiglia Cifarelli ha anche deciso di coprire con teli ombreggianti il suo ettaro di terreno dedicato alla coltivazione dei pomodori da salsa. “Visto che a metà mattina si deve interrompere la raccolta per il caldo, i frutti rimasti sulla pianta o caduti a terra resterebbero esposti al sole per molte ore. E il giorno dopo è probabile trovarli praticamente cotti… Coprendo le piante col telo ombreggiante riduciamo al minimo la perdita di pomodori dovuta alle alte temperature”.

Ventilatori e docce con acqua nebulizzata nelle stalle Ventilatori e docce con acqua nebulizzata nelle stalle  "Gli animali però hanno i loro ritmi”

“Gli allevatori hanno più difficoltà a cambiare gli orari. Le vacche hanno i loro ritmi e non li possiamo forzare più di tanto”, spiega Carlo Pasquali: nella sua azienda di Pieve San Giacomo (Cremona) si mungono due volte in 24 ore 300 mucche da latte. “L’importante è creare nelle stalle e nelle aree di mungitura condizioni confortevoli per animali e lavoratori”. In questo senso Pasquali è stato quasi un pioniere: “Una ventina di anni fa mettemmo grandi ventilatori per far circolare meglio l’aria nelle stalle. Poi sono comparse le prima pale specifiche per allevamenti. Il passo successivo è stata la nebulizzazione dell’acqua, anche se poi si è scoperto che erano più efficaci delle vere e proprie docce che bagnano gli animali nelle ore più calde e abbassano la loro temperatura corporea. Le mettiamo dove ci sono le mangiatoie, perché invece bagnare le zone in cui le vacche riposano significherebbe farle stare su una lettiera perennemente intrisa d'acqua, con il possibile insorgere di problemi igienici e sanitari”. L’obiettivo è il benessere animale e la produttività, che migliora notevolmente se i capi non vanno in sofferenza per il caldo: secondo Coldiretti, la produzione di latte è diminuita fino al 20% in alcune aziende agricole.

Giugno-luglio 2026 i mesi più caldi di sempre: quasi tre gradi in più rispetto alla media

E gli esseri umani che lavorano in un allevamento? “Quelli che si occupano delle vacche in stalla o in sala mungitura traggono beneficio dei sistemi di raffreddamento pensati per gli animali”, risponde Pasquali. “Ma noi siamo anche coltivatori, perché abbiamo campi dedicati al foraggio. E in quel caso anche noi, in questo periodo, stiamo limitando il lavoro alle ore meno calde della giornata: mattina presto e sera anche dopo il tramonto”.

Sono tutti disposti a lavorare “fuori orario”?

E gli esseri umani che lavorano in un allevamento? “Quelli che si occupano delle vacche in stalla o in sala mungitura traggono beneficio dei sistemi di raffreddamento pensati per gli animali”, risponde Pasquali. “Ma noi siamo anche coltivatori, perché abbiamo campi dedicati al foraggio. E in quel caso anche noi, in questo periodo, stiamo limitando il lavoro alle ore meno calde della giornata: mattina presto e sera anche dopo il tramonto”.

“C'è la necessità di trovare accordi che consentano di non moltiplicare il costo della manodopera”, risponde Romano Magrini, responsabile Lavoro della Coldiretti. “Con alcune province, per esempio quella di Verona, abbiamo stipulato intese secondo le quali se si sospende il lavoro nei campi per il caldo e lo riprende in serata, magari anche fino alle 22, tale orario non viene considerato ‘notturno’ e quindi più oneroso per l’imprenditore”.

La siccità in Italia è già costata 330mila posti di lavoro e 24 miliardi di euro I trattori con fari potentissimi per la mietitura

Risolto, dove è stato fatto, il problema sindacale, rimangono quelli tecnici del lavoro “in notturna” nei campi. Rimane un problema: dopo il tramonto si può fare tutto quello che si riesce a fare con la luce del sole? “I trattori hanno fari potentissimi e la mietitura o l’aratura di notte non sono un problema”, spiega Magrini. “Ci sono poi generatori con pali telescopici sulla cui cima sono istallati dei fari: permettono illuminare quasi a giorno un tratto di vigna, per esempio. Già da tempo alcune grandi aziende siciliane o del Franciacorta vendemmiano di notte con questa tecnica”. Anche in questo caso, insieme al benessere dei lavoratori si bada alla qualità del prodotto: l’uva raccolta a temperature più basse si conserva meglio. C’è chi opta per soluzioni meno ambiziose, dotando con lampade da testa gli operai che lavorano in vigneti e campi di ortaggi con lampade da testa.

Ma non tutti i lavori agricoli si possono fare con la luce artificiale. Prendiamo la raccolta delle olive… “Per fortuna non si fa in questo periodo”, precisa Magrini. “Quest’anno sarà anticipata, è vero. Ma si parla comunque di fine settembre: se in quel periodo dovesse ancora fare questo caldo vorrebbe dire che avremmo ben altri problemi…”.

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