Al Napoli Comicon abbiamo incontrato il leggendario creatore di Dragon Quest.
Durante il recente Napoli Comicon abbiamo avuto l'onore di incontrare il leggendario creatore di Dragon Quest: ecco cosa ci ha raccontato.
In una mattinata soleggiata e calda, quasi un preludio d'estate, sono salito su un treno decisamente affollato ma non di quella folla da ora di punta, bensì popolato da un'orda di giovani allegri vestiti nei modi più variegati e colorati. La direzione possibile era una sola: il Napoli Comicon, una delle fiere pop più importanti d'Europa, la seconda in Italia dopo Lucca Comics & Games. Arrivato alla Mostra d'Oltremare, sede ormai storica dell'evento, mi sono diretto verso l'Hotel Esedra, un palazzo storico degli anni 40, testimonianza di un'architettura che oggi non siamo abituati a vedere di frequente. La mia missione? incontrare una leggenda del mondo dei videogiochi, uno che può vantare davvero di aver fatto la storia di questo meraviglioso medium: Yūji Horii.
Me lo sono trovato davanti subito, seduto su una poltrona all'ingresso mentre armeggiava al suo smartphone con quello che mi sembrava essere un puzzle game con dei blocchi da muovere, e la tentazione di avvicinarmici per parlargli è stata tanta, ma ho resistito e mi sono diretto verso il luogo designato per la tavola rotonda. Non vi nascondo che arrivato nella sala allestita per l'incontro con il maestro (o forse sarebbe meglio chiamarlo "sensei" in questo caso) ho fatto fatica a non mostrare l'emozione. Non capita tutti i giorni di poter parlare direttamente con chi ha creato una serie come quella di Dragon Quest e che è stato nel "dream team" da cui è scaturito Chrono Trigger; in pratica, col responsabile di centinaia di ore di puro e godurioso intrattenimento nelle nostre vite, nella mia di sicuro.
Emozione che ha lasciato subito spazio alla curiosità di ascoltare e Horii, come solo i grandi sanno essere, si è dimostrato da subito molto umile e disponibile, con la conversazione che non poteva che partire da Dragon Quest e da quali sono gli elementi principali da tenere sempre a mente nello sviluppo di un nuovo capitolo. Per Horii è importante creare una sorta di calore, di bella atmosfera per chi gioca, e fare in modo che la gente possa sentirsi a suo agio all'interno del gioco. L'imperativo è creare qualcosa che faccia rilassare e divertire, una cosa bella con cui passare il tempo. E non si può dire che non ci sia riuscito, nel corso degli anni.
Dragon Quest XII è stato annunciato nel 2021 e a oggi l'unica cosa concreta che conosciamo del gioco è il suo logo, quando arriverà il momento di saperne di più?Con la domanda successiva ci siamo tolti subito il dente, parlando di Dragon Quest XII: The Flames of Fate, gioco annunciato ormai da tempo e ancora avvolto nel mistero, con lo stesso Horii ad aver anticipato che avrebbe avuto toni più dark dei precedenti titoli della serie principale. Dragon Quest ha da sempre bilanciato alla perfezione i momenti leggeri con quelli più oscuri e drammatici, la scelta di cambiare il tono del gioco potrebbe mettere in pericolo questo equilibrio?
Come ci si poteva aspettare, ahinoi, Horii si è cucito la bocca sull'argomento Dragon Quest XII, scusandosi. Ha però anche aggiunto di avere avuto molti ripensamenti su questo o quell'altro aspetto durante lo sviluppo ma se ne avesse parlato sarebbe venuto fuori qualcosa che in questo momento deve rimanere segreto. E chissà ancora per quanto lo rimarrà mi verrebbe da aggiungere visto quanto latitano le informazioni sul nuovo JRPG fantasy di Square Enix. La fame di Dragon Quest è stata placata dal remake in HD-2D del terzo capitolo, a cui seguiranno quelli dei primi due, ma cosa vede Horii nel futuro della saga? Come si evolverà Dragon Quest?
Oltre a incontrare la stampa, Horii è stato protagonista di due panel aperti al pubblico. uno di questi ha fatto molto rumore, con lo svelamento (o presunto tale) di un remake per CHrono Trigger.Per il sensei, il principale obiettivo è sempre quello di rendere piacevole e semplice da capire il gioco e chi ci gioca deve sentire in maniera molto naturale e diretta tutto quello che provano i personaggi e allo stesso modo i personaggi devono riflettere le sensazioni trasmesse dai giocatori. Dragon Quest ha sempre posto una grande enfasi sulla narrazione, trovando un bilanciamento invidiabile tra gameplay e storia ma sempre rendendo come protagonista un eroe senza nome, proprio per lasciare al giocatore l'onere di interpretarlo.
Un mangaka mancatoHorii ha raccontato tra una risata e l'altra un aneddoto di tanti anni fa, quando stava iniziando a capire come programmare al computer. A quei tempi aveva un amico che veniva a trovarlo a casa e sapendolo, Horii aveva preinserito nel suo piccolo prototipo i dati dell'amico, nome, data di nascita e così via. L'amico provandolo è rimasto totalmente sorpreso, chiedendosi come facesse il gioco a conoscerlo e Horii gli ha risposto ridendo che no, era stato lui sapendolo a inserirli.
Nonostante l'enorme evoluzione tecnologica che c'è stata tra i vari Dragon Quest, il protagonista è sempre rimasto anonimo e "muto", una scelta che riflette la filosofia del suo creatore.Io in questo piccolo aneddoto, ci ho visto proprio quella filosofia che forse suona un po' anacronistica oggi, di avere un eroe muto e anonimo, molto meno caratterizzato dei compagni di avventura nei Dragon Quest, proprio per l'imperativo categorico di Horii di fare in modo che sia il giocatore in prima persona a vivere l'avventura con la voglia di narrare storie che gli è forse scaturita dal suo sogno di ragazzo.
Forse non tutti sanno, infatti, che Horii lavorava come scrittore free lance ed era autore di una rubrica videoludica pubblicata su Weekly Shonen Jump, il celebre periodico giapponese di enorme successo ancora oggi. Come ci ha raccontato, voleva fare il mangaka e si è poi spostato verso lo sviluppo di videogiochi quando ha capito che anche con questi avrebbe avuto la possibilità di raccontare tutte le storie che aveva in mente. E infatti uno dei suoi primissimi giochi The Portopia Serial Murder Case era un antesignano delle moderne visual novel, con tematiche forti per l'epoca che ne impedirono l'arrivo in occidente nonostante la pubblicazione su Famicom in Giappone.
Un gioco comunque seminale, sia per lo sviluppo di questo genere tanto amato dal popolo giapponese (e non solo), che per aver ispirato fior fior di game designer tra cui anche un certo Hideo Kojima che l'ha citato più volte come uno dei motivi per cui ha intrapreso una carriera nel mondo dei videogiochi. Horii però non ha mai dimenticato il suo passato da aspirante mangaka, tanto da mostrarci orgoglioso direttamente dal suo cellulare personale delle tavole inedite da lui realizzate una cinquantina d'anni fa. Trovate questo vero e proprio documento storico in basso.
Ecco per voi un documento storico, le tavole esclusive del manga a cui Horii stava lavorando prima di passare ai videogiochi.Si sarebbe trattato di un manga movimentato e con dentro un po' di tutto: viaggi nel tempo, personaggi strani e cose di questo tipo. Sono sicuro che il maestro giapponese sarebbe stato in grado di avere successo anche come mangaka ma, detto fra noi, visto come sono andate le cose sono molto contento abbia scelto di raccontare le sue storie attraverso i videogiochi.
Il futuro di Dragon QuestParlando d'altro, a Horii è stato chiesto anche come immagina il futuro del videogioco in generale, a livello di input e non solo di grafica. Qui tra incomprensioni e limiti linguistici la risposta è stata un po' vaga e confusa, ma Horii ha citato come esempio della sua idea di futuro per il videogioco un'opera che non mi sarei aspettato di sentire in questo contesto: Total Recall, il film sci-fi di Paul Verhoeven con protagonista Arnold Schwarzenegger in cui si vede una forma molto avanzata di realtà virtuale, aggiungendo che sarà importante fare interagire le persone con i giochi fornendo "risposte" dirette per quello che stanno provando in quel momento, anziché qualcosa di programmato a monte.
Dopo aver aspettato con pazienza, ho potuto anche io fare la mia domanda; ne avevo pronte un'infinità, sarei stato per ore ad ascoltare aneddoti e curiosità di un personaggio così affascinante ma ho dovuto sceglierne una, e non potevo che parlare del gioco del momento. Come immagino i lettori di IGN Italia sappiano bene, Dragon Quest ha avuto un sistema di combattimento a turni fin dalle sue origini; sistema che il recente Clair Obscur: Expedition 33 ha contribuito a rinnovare senza snaturarlo.
Che sia arrivato il momento di abbandonare il sistema a turni per Dragon Quest? Horii sa che funziona, ma sta anche pensando a come far evolvere la serie; La curiosità per il dodicesimo capitolo aumenta!Ho chiesto quindi a Horii se considerasse le meccaniche a turni un pilastro della serie di Dragon Quest anche per il futuro, o se invece ci potrebbe essere spazio per novità e sperimentazioni anche nella saga principale. La risposta è stata interessante, e lascia intuire un po' la possibile direzione di Dragon Quest XII: The Flames of Fate. Il nostro, infatti, è rimasto sorpreso nel sentirmi nominare il gioco di ruolo di Kepler Interactive, che non conosceva, e mi è sembrato incuriosito vedendone delle immagini: quindi chissà che non decida di provarlo. Mi ha poi risposto - data la barriera linguistica, come da prassi tramite il suo interprete - che sì, la modalità a turni va molto bene ed è entrata nell'immaginario collettivo, però stanno proprio pensando a come cambiare per dare una sorta di rinascita alla serie.
Oggi Horii non rappresenta più l'artefice assoluto della serie, essendo stato affiancato nel suo ruolo decisionale da un piccolo team già dallo scorso capitolo. È stato però bello e quasi commovente vedere come anche dopo tanti anni passati a occuparsi di un franchise storico e amato da milioni di appassionati, un uomo che potrebbe tranquillamente adagiarsi sui suoi enormi risultati guardi al futuro con gli occhi che brillano pensando a come rendere sempre migliore e più bella che mai la sua creatura, Dragon Quest, il più grande regalo lasciato da questo autore di fumetti mancato al mondo dei videogiochi. Ad avercene, di persone come Yūji Horii!
| # | Наименование новости | Тональность | Информативность | Дата публикации |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Dragon Quest: in futuro addio ai protagonisti silenziosi? Per il director Yuji Horii non funzionano più | 0 | 13.13 | 25-07-2024 |
| 2 | Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta ha venduto 7 milioni di copie | 0 | 13.16 | 06-12-2024 |
| 3 | Square Enix starebbe sviluppando il remake di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato | 0 | 16.66 | 14-07-2025 |
| 4 | Dragon Quest XI: Echi di un'era perduta ha venduto oltre 9 milioni di copie | 0 | 13.47 | 13-01-2026 |
| 5 | Dragon Quest 7 Reimagined - Il trailer dedicato alla data d'uscita | 0 | 24.04 | 12-09-2025 |
| 6 | Tomonobu Itagaki, creatore di Dead or Alive e Ninja Gaiden, è morto a 58 anni | 0 | 12.89 | 16-10-2025 |
| 7 | Open Space: tanti auguri a chi? | 0 | 8.2 | 08-03-2026 |
| 8 | Calciomercato Napoli, il borsino live: le trattative in entrata ed uscita, la rosa ed i contratti | 0 | 5 | 04-07-2026 |
| 9 | Gautieri: "Il Napoli è da vertice, Allegri sa gestire il gruppo come pochi” | 0 | 3 | 19-07-2026 |
| 10 | Djokovic e Messi. Gli splendidi quarantenni sono i più grandi di sempre | 0 | 9.08 | 08-07-2026 |