Al Policlinico di Roma iniettato il farmaco YntraDose a una paziente 63enne affetta di adenocarcinoma duttale non operabile

Un nuovo approccio terapeutico nella lotta contro il tumore del pancreas taglia un importante traguardo internazionale al Policlinico Gemelli di Roma. Per la prima volta al mondo una paziente affetta da adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile è stata trattata attraverso una innovativa procedura di radioterapia locoregionale che prevede l’iniezione diretta all’interno del tumore di una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIL’intervento, eseguito presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, apre nuove prospettive terapeutiche per una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare, con l’obiettivo di trasformare tumori inizialmente giudicati non operabili in lesioni suscettibili di resezione chirurgica.
La procedura è stata realizzata dal professor Roberto Iezzi, direttore della Radiologia Interventistica del Gemelli, nell’ambito di uno studio clinico internazionale coordinato dal professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center dell’ospedale romano. Al centro della sperimentazione c’è YntraDose, un dispositivo sviluppato dalla startup italiana BetaGlue Therapeutics, costituito da una matrice biologica in grado di veicolare particelle radioattive di Ittrio-90 direttamente all’interno della massa tumorale.
Come funziona la nuova terapiaLa tecnica si basa su un approccio mini-invasivo. Attraverso uno speciale ago introdotto sotto guida ecografica o Tac, i medici iniettano il composto radioattivo direttamente nella lesione pancreatica. Una volta depositato, il materiale rilascia radiazioni beta ad alta energia che colpiscono il tumore dall’interno, limitando l’esposizione dei tessuti sani circostanti.
L’innovazione risiede proprio nella capacità di concentrare la dose radiante nel punto esatto della malattia, superando alcune delle difficoltà che tradizionalmente caratterizzano il trattamento dei tumori pancreatici avanzati, spesso localizzati in aree anatomiche particolarmente delicate.
La candidabilità della paziente alla procedura è stata valutata dal team multidisciplinare del Tumor Board del pancreas del Gemelli, con il coinvolgimento degli specialisti guidati da Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora.
Un intervento durato un’oraLa prima paziente trattata è una donna di 63 anni affetta da adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato non operabile. L’intervento è stato eseguito in anestesia locale con lieve sedazione ed è durato circa un’ora.
Secondo quanto riferito dai medici, non si sono registrate complicanze post-operatorie. I controlli effettuati a 24 ore e a sette giorni mediante Pet-Tac con Ittrio-90 hanno confermato la corretta distribuzione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza dispersione del materiale né captazioni indesiderate in altri organi.
Un risultato particolarmente importante sul piano della sicurezza, considerando la natura radioattiva del trattamento e la necessità di garantire la massima precisione nella distribuzione della dose terapeutica.
Una collaborazione multidisciplinareL’intervento ha richiesto una stretta sinergia tra diverse figure professionali: radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari incaricati della gestione dosimetrica e radioterapisti hanno seguito la paziente in tutte le fasi del percorso assistenziale, dalla pianificazione al monitoraggio successivo al trattamento.
Questa integrazione di competenze rappresenta uno degli elementi distintivi di una metodologia che combina tecnologie avanzate di imaging, medicina nucleare e radioterapia interventistica.
Studio internazionale tra tre PaesiIl trattamento effettuato a Roma rappresenta il primo caso arruolato nello studio clinico multicentrico internazionale che coinvolge Italia, Belgio e Regno Unito. La sperimentazione, attualmente in corso, punta a valutare efficacia e sicurezza di YntraDose come terapia neoadiuvante nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato.
L’obiettivo è verificare se questo approccio possa ridurre il volume tumorale e favorire il passaggio a una condizione di operabilità, aumentando così le possibilità di trattamento curativo.
L’arruolamento dei pazienti prosegue e i successivi interventi sono programmati nelle prossime settimane. Se i risultati dovessero confermare le aspettative, la procedura potrebbe rappresentare una svolta significativa nella gestione di una patologia che ancora oggi presenta prognosi particolarmente severe e limitate opzioni terapeutiche per i casi non operabili.
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