Una tredicesima detassata a dicembre. È questa una delle ipotesi che potrebbe trovare spazio nella prossima Manovra, attualmente in discussione. L’intervento riguarderebbe le tasse applicate alla mensilità aggiuntiva, con l’obiettivo di alleggerirne il prelievo fiscale. Una novità che, se confermata, […]
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Una tredicesima detassata a dicembre. È questa una delle ipotesi che potrebbe trovare spazio nella prossima Manovra, attualmente in discussione. L’intervento riguarderebbe le tasse applicate alla mensilità aggiuntiva, con l’obiettivo di alleggerirne il prelievo fiscale. Una novità che, se confermata, interesserebbe una platea molto ampia di lavoratori dipendenti. Al momento, tuttavia, rimane una proposta: ci sono ancora da definire molti diversi aspetti, a partire dall’entità dello sconto e dagli eventuali limiti di reddito per accedervi. Nel frattempo, si può provare a capire che cosa potrebbe cambiare davvero.

Partiamo dall’inizio: la tredicesima è una mensilità aggiuntiva riconosciuta ai lavoratori dipendenti. Viene pagata a dicembre e si aggiunge allo stipendio del mese. L’importo lordo dipende dalla retribuzione e dai mesi lavorati durante l’anno. Ed è da questa somma che vengono sottratti i contributi previdenziali a carico del lavoratore e le imposte. Il risultato è che la cifra che arriva effettivamente sul conto è inferiore all’importo lordo maturato.
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L’ipotesi allo studio riguarda la parte fiscale. In altre parole, l’obiettivo sarebbe ridurre l’Irpef applicata alla tredicesima. Questo significa che una eventuale detassazione non fa automaticamente aumentare il valore lordo della mensilità, ma solo il netto incassato dal lavoratore. Un aspetto importante, però, oltre agli altri, è ancora da chiarire: non è stato deciso se lo sconto riguarderebbe tutta la tredicesima oppure soltanto una parte dell’importo.

Una parte delle imposte sulla mensilità aggiuntiva potrebbe essere ridotta. La misura è ancora tutta da definire. (Getty Images)
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È decisamente troppo presto per indicare una cifra valida per tutti. Senza sapere, infatti, quale aliquota può essere applicata e se vengano introdotti tetti o fasce di reddito, non è possibile calcolare il vantaggio effettivo. È chiaro che una detassazione completa avrebbe naturalmente un effetto molto più consistente rispetto a una riduzione parziale dell’imposta. Allo stesso modo, una misura riservata ai redditi più bassi avrebbe effetti diversi rispetto a una agevolazione estesa a tutti i lavoratori dipendenti.
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Un’indicazione sulla dimensione economica, però, arriva dai dati della Cgia di Mestre. Nel 2024 le tredicesime complessivamente erogate in Italia, considerando lavoratori e pensionati, valevano circa 59,3 miliardi di euro. La tassazione collegata a queste mensilità aveva generato circa 14,5 miliardi di euro di entrate fiscali. Questi sono numeri importanti, seppur generali. che aiutano a capire perché una vera detassazione generalizzata avrebbe un costo molto elevato per lo Stato. Non significa, però, che una futura misura avrebbe necessariamente quel costo: se lo sconto fosse parziale o limitato a determinate categorie, l’impatto sarebbe molto più contenuto.
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Anche questo punto deve ancora essere definito. La tredicesima riguarda i lavoratori dipendenti, mentre gli autonomi e le partite Iva non ricevono una mensilità aggiuntiva di questo tipo. Se la misura venisse confermata, sarebbe quindi necessario capire a quali categorie verrebbe riconosciuto lo sconto fiscale. Potrebbero, inoltre, essere fissati un importo massimo agevolabile o una soglia oltre la quale la tassazione tornerebbe a essere quella ordinaria.
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Per ora la tredicesima detassata resta un’ipotesi. Il passaggio decisivo sarà l’approvazione nella Legge di Bilancio delle regole che indicheranno in modo preciso come verrà applicata l’eventuale agevolazione. Solo una volta che ci sarà il testo definitivo, sarà possibile capire anche se il beneficio potrà essere riconosciuto già sulla tredicesima in arrivo a dicembre e con quali criteri.
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