Nel vivace e spesso spietato agone politico pattese, capita che il coraggio di metterci la faccia, l’arguzia intellettuale e la coerenza di pensiero diano fastidio. A farne le spese verbale è stato recentemente l’avvocato Luigi Gullo, pattese nel dna, noto da sempre per la sua acuta ironia, la limpidezza dei ragionamenti e una coerenza politica...
L'articolo “NON SONO UN LEONE DA TASTIERA” – A Patti la risposta di Luigi Gullo e l’abbraccio della redazione sembra essere il primo su Scomunicando.
Nel vivace e spesso spietato agone politico pattese, capita che il coraggio di metterci la faccia, l’arguzia intellettuale e la coerenza di pensiero diano fastidio.
A farne le spese verbale è stato recentemente l’avvocato Luigi Gullo, pattese nel dna, noto da sempre per la sua acuta ironia, la limpidezza dei ragionamenti e una coerenza politica granitica che non ha mai cercato scorciatoie.
La replica ferma e misurata ai “consigli” social
La miccia si è accesa dopo un’esternazione che non è passata inosservata, diventando rapidamente un caso politico, anche se la politica non ha preso le distanza dal fatto, capace di mettere a disagio più di un osservatore. A raccontarlo è lo stesso Gullo attraverso un post social lucido e tagliente, nato in risposta a un “invito” a tacere ricevuto de relato:
«Oggi mi è arrivato, de relato, l’invito a smettere di scrivere, accompagnato dalla definizione di “leone da tastiera”. Ora, per quello che so, il leone da tastiera è generalmente colui che, protetto dalla distanza dello schermo e magari anche dall’anonimato, assume toni aggressivi, offensivi o provocatori che difficilmente utilizzerebbe in un confronto faccia a faccia. Insomma: molto coraggio digitale, possibilmente senza nome, cognome e responsabilità. Temo, quindi, di non avere i requisiti per appartenere alla categoria. Scrivo mettendoci nome, cognome e faccia, cerco di farlo con educazione, mi assumo la responsabilità di quello che affermo e, soprattutto, non ho alcuna difficoltà a ripeterlo guardando negli occhi il mio interlocutore.»
Parole che smontano sul nascere ogni tentativo di etichettare o imbavagliare una voce libera.
Gullo rivendica il valore del confronto a carte scoperte, ponendo paletti invalicabili sulla dignità del dibattito pubblico: “Naturalmente, il confronto presuppone reciprocità. Io utilizzo identità visibile, educazione e responsabilità personale e pretendo gli stessi requisiti da chi vuole confrontarsi con me. Con profili anonimi, insulti, provocazioni o aggressività gratuita non discuto: non per timore del confronto, ma perché non riconosco a quelle modalità la dignità di un confronto. Sono disponibile a giocare qualsiasi partita, purché si giochi nello stesso campionato e con le stesse regole. Quanto all’invito a smettere di scrivere, ringrazio per il suggerimento. Ma temo che dovranno farsene una ragione”.
Correttezza intellettuale e vigile osservazione in vista del voto
Giocare pesante e colpire con metodi opachi è grave, soprattutto quando ci si scontra con chi – come Luigi Gullo – ha fatto della correttezza politica e intellettuale il proprio marchio di fabbrica. Più che un “leone da tastiera”, Gullo si dimostra un vigile osservatore della realtà cittadina, una sentinella libera da logiche di palazzo e padrona di una satira intelligente che fotografa le contraddizioni della politica locale. E poi ci ha sempre messo la faccia.
Il tempismo di questi attacchi non è casuale. Ci stiamo avvicinando a grandi passi a un’ormai imminente e caldissima campagna elettorale per le amministrative. Pur avendo chiarito che non sarà tra i candidati in prima persona, è certo che l’autorevolezza, la voce e il peso specifico delle sue analisi diranno la loro, eccome, nel definire i contorni del dibattito pubblico.
Chi pensa di ridurre al silenzio le menti libere attraverso la pressione o la stucchevole retorica dell’insinuazione anonima ha fatto male i conti con la storia personale e la tempra dell’avvocato pattese.
Da queste colonne, la redazione di Scomunicando.it sceglie da che parte stare, senza esitazioni: noi stiamo con Luigi. Perché la libertà di pensiero e l’onestà intellettuale non si piegano, né si spengono con un invito a scendere da cavallo. Avanti così.