C’è un filo invisibile che unisce la riserva naturale dell’Oasi Zegna, sulle Alpi Biellesi, all’isola di Bantayan, nelle Filippine, e arriva fino a Parigi. A stringere questo legame è la forza dell’arte, capace di azzerare le distanze per intrecciare cultura, ecologia e impegno sociale in un unico racconto. In occasione di Art Basel Paris, all’interno… Continue reading L’arte che fa bene al pianeta: Martha Atienza protagonista a Parigi con Zegna e Mytheresa
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Martha Atienza, courtesy Silverlens Galleries. Curatela e produzione: Studio_Raya x BeamProjectsC’è un filo invisibile che unisce la riserva naturale dell’Oasi Zegna, sulle Alpi Biellesi, all’isola di Bantayan, nelle Filippine, e arriva fino a Parigi. A stringere questo legame è la forza dell’arte, capace di azzerare le distanze per intrecciare cultura, ecologia e impegno sociale in un unico racconto. In occasione di Art Basel Paris, all’interno di Galerie Joseph, spazio polifunzionale per eventi nel quartiere del Marais, la maison di alta moda Zegna e l’e-commerce di lusso Mytheresa hanno presentato le opere dell’artista e attivista filippina Martha Atienza, vincitrice della Zegna Visible Situated Fellowship 2026, borsa di ricerca e finanziamento promossa da Fondazione Zegna insieme a Cittadellarte Fondazione Pistoletto per sostenere progetti d’arte a forte impatto sociale e ambientale.
Martha Atienza (1981), artista e attivista olandese-filippina. Documenta con la videoarte la crisi climatica e la resilienza della comunità dell’isola di BantayanCon la piattaforma comunitaria GOODLand, che connette l’arte contemporanea e l’ecologia pratica, la video artist ha trasformato la creatività in un laboratorio di ricerca e attivismo per salvare il territorio e i fondali filippini dal riscaldamento globale e dalla crisi economica. Nata a Manila nel 1981 da madre olandese e padre filippino – uno dei primi capitani di lungo corso del posto – Atienza vive e lavora oggi proprio a Bantayan. Mossa da una forte responsabilità nel raccontare la comunità, esplora la zona con sguardo sociologico. Nei suoi video, realizzati documentando la quotidianità con la sua fotocamera Sony Alpha, analizza a fondo i temi del cambiamento climatico, della migrazione e dell’identità locale.
La mostra-evento Learning to Breathe in a Changing World si sviluppa a partire dal progetto ecologico The Seabed as Forest per la rigenerazione delle barriere coralline partendo dall’idea di vedere il fondale marino come una foresta da proteggere. Da qui l’artista pone un interrogativo profondo su come continuare a prendersi cura dei luoghi a cui si appartiene mentre questi cambiano. Siccità prolungate, temperature in aumento e incendi sempre più frequenti stanno trasformando i boschi che l’uomo custodisce da generazioni, anche in Europa. Allo stesso modo, nelle Filippine, l’innalzamento del livello del mare, la violenza dei tifoni e il progressivo trasferimento delle comunità costiere stanno riscrivendo il destino della vita insulare, dentro e fuori dall’acqua. L’esposizione diventa così un atto concreto di restituzione, guidato dal dovere morale di tutelare e narrare la fragilità della sua terra.
Martha Atienza, courtesy Silverlens Galleries. Curatela e produzione: Studio_Raya x BeamProjectsTra le opere presentate anche l’anteprima europea di Utong, un lavoro visiva forte e poetico. Il titolo stesso, nella lingua locale, significa “trattenere il respiro”, un concetto che l’artista usa come metafora sociale e politica per descrivere la precarietà di una comunità che sta letteralmente trattenendo il fiato mentre il livello del mare sale e l’erosione cancella non solo case e spiagge, memoria e tradizioni. L’intero video ruota attorno a questa sensazione di apnea e di attesa, mostrando un uomo in acqua che, con uno sguardo fisso e profondo, crea un dialogo suggestivo tra l’abisso e la superficie. L’opera è accompagnata da supporti in bambù con conchiglie che riproducono il suono di Pyanas Beach – località filippina nota proprio per il rilassante fruscio della risacca – ricreando acusticamente il movimento dell’onda che si infrange sulla riva. A metà tra il documentario antropologico e l’installazione concettuale, il percorso espositivo include anche altre riprese e testimonianze, dalla vita dei pescatori alla coltivazione delle alghe marine.
Martha Atienza, courtesy Silverlens Galleries. Curatela e produzione: Studio_Raya x BeamProjects
Martha Atienza, courtesy Silverlens Galleries. Curatela e produzione: Studio_Raya x BeamProjectsQuesto progetto artistico rappresenta la naturale prosecuzione della storia di Zegna, la cui relazione con l’arte affonda le radici agli inizi del XX secolo. Fu il fondatore Ermenegildo Zegna a commissionare ad artisti come Ettore Olivero Pistoletto e Otto Maraini creazioni destinate ad arricchire l’Oasi Zegna. A simboleggiare questa eredità storica è anche il dipinto a olio su tela Lanificio Ermenegildo Zegna, realizzato dallo stesso Pistoletto nel 1949. Negli anni, questa visione è cresciuta attraverso commissioni site-specific a maestri come Daniel Buren, Dan Graham, Roman Signer, Graham Sutherland, Not Vital, Kiki Smith, Michelangelo Pistoletto, William Kentridge, Ettore Spalletti e Mimmo Jodice, fino all’annuncio nel 2024 della partnership globale con Art Basel. A celebrare questo connubio tra responsabilità ed estetica, la serata parigina coordinata insieme a Mytheresa Men ha riunito un parterre internazionale di personalità del mondo culturale, istituzionale e creativo.
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