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Venezia capitale dell’aperitivo, dai bacari storici ai cocktail bar d’autore

Дата публикации: 24-10-2026 10:57:00

Venezia torna a essere capitale dell’aperitivo fino al 25 ottobre con la Venice Cocktail Week, manifestazione che riunisce cocktail bar indipendenti, caffè storici, ristoranti e grandi alberghi, mettendo in dialogo...

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Fuori casa

In occasione della Venice Cocktail Week la mixology contemporanea dialoga con una tradizione che nella città lagunare ha radici profonde: quella dell’ombra e del cicchetto

Il Mercante a Venezia

Venezia torna a essere capitale dell’aperitivo fino al 25 ottobre con la Venice Cocktail Week, manifestazione che riunisce cocktail bar indipendenti, caffè storici, ristoranti e grandi alberghi, mettendo in dialogo la mixology contemporanea con una tradizione che nella città lagunare ha radici profonde: quella dell’ombra e del cicchetto. Cinque giorni di cocktail list dedicate, guest shift, masterclass, pop-up bar e appuntamenti rivolti ad appassionati, professionisti e curiosi, per raccontare una scena in evoluzione nella quale la ricerca sulla miscelazione incontra la cultura gastronomica locale.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A Venezia, infatti, l’aperitivo non è soltanto un momento della giornata, ma un rituale che attraversa quartieri, generazioni e modelli di ospitalità. Accanto allo spritz, diventato un simbolo internazionale, resistono le “ombre” (bicchierini, in genere di vino) bevute al banco dei bacari (i tipici piccoli locali lungo i canali), accompagnate da piccoli assaggi di pesce, polpette, baccalà mantecato e preparazioni in saor.

Oggi, accanto a questa dimensione popolare, si afferma una nuova generazione di cocktail bar, mentre gli hotel di lusso investono sempre più nella miscelazione come parte della propria identità. «La Venice Cocktail Week ha il merito di mostrare come la miscelazione d’autore possa integrarsi con la tradizione enogastronomica lagunare. A Venezia, il cocktail non è una moda importata, ma un rituale che dialoga costantemente con la cultura dell’aperitivo e la tradizione dei cicchetti», racconta Paola Mencarelli, ideatrice della manifestazione che suggerisce una selezione di indirizzi per scoprire le diverse anime dell’aperitivo veneziano.

Caffè Florian, la storia in Piazza San Marco

Un angolo del caffè Florian

Il percorso comincia in Piazza San Marco, dove il Caffè Florian, fondato nel 1720, è sicuramente una delle espressioni più riconoscibili della storia dell’ospitalità veneziana. In un ambiente che conserva il fascino dei grandi caffè europei, il rito dell’aperitivo si accompagna a una proposta che comprende i classici della miscelazione, dal Bellini all’Americano fino al Bloody Mary, insieme a una selezione gastronomica nella quale trovano spazio i tradizionali tramezzini. Qui il cocktail rappresenta la storia stessa e la socialità veneziana, in un contesto in cui il caffè, il bicchiere e il piccolo assaggio continuano a scandire il tempo della sosta.

Grancaffè Quadri, aperitivo gastronomico

Poco distante, sempre affacciato su Piazza San Marco, il Grancaffè Quadri propone una lettura più legata alla gastronomia. La miscelazione si inserisce in un contesto nel quale la cucina d’autore contribuisce a costruire un’esperienza più articolata, superando la distinzione tra il drink prima di cena e il momento gastronomico vero e proprio. È una delle interpretazioni possibili dell’aperitivo contemporaneo, in cui il cocktail diventa parte di un percorso nel quale anche il cibo assume un ruolo centrale. Lo storico caffè e il ristorante al secondo piano hanno la gestione di una famiglia gastronomica importante del territorio, i fratelli Alajmo, capitanati in sala da Marco Cicchelli.

Il Mercante, viaggio e ricerca

A San Polo, sulla Fondamenta dei Frari, Il Mercante è invece uno degli indirizzi indipendenti più rappresentativi della scena cittadina. Il tema del viaggio e delle rotte commerciali della Serenissima costituisce una chiave di lettura della sua proposta: spezie, ingredienti e contaminazioni culturali entrano nel racconto dei cocktail, attraverso una ricerca che guarda alla storia della città senza rinunciare alle tecniche contemporanee. Il dialogo con la gastronomia si sviluppa anche attraverso piccoli assaggi e cicchetti reinterpretati, in un percorso che invita a considerare il drink non soltanto per il suo gusto, ma anche per la storia che può raccontare.

Time Social Bar, convivialità di quartiere

A Cannaregio, il Time Social Bar rappresenta una dimensione più quotidiana e legata al quartiere lagunare. Qui la cultura del cocktail di qualità incontra un’atmosfera informale, vicina alla convivialità del bacaro. È un modello interessante per comprendere come la mixology possa uscire dalla dimensione della degustazione specialistica e diventare parte della vita sociale, mantenendo un rapporto diretto con il pubblico locale.

Terrazza Aperol, spritz obbligatorio

La tradizione dello spritz trova invece una rilettura contemporanea a Terrazza Aperol, in Campo Santo Stefano. Il cocktail più riconoscibile dell’aperitivo veneziano incontra una proposta gastronomica che richiama quella dei cicchetti, dal baccalà mantecato sulla polenta alle polpette di carne. L’abbinamento riporta al centro una delle caratteristiche storiche dell’aperitivo italiano: la relazione tra il bicchiere e il cibo, che contribuisce a definire il carattere del momento conviviale.

Picenin: il bacaro moderno

Bacaro Picenin rappresenta, nella selezione di Mencarelli, esempio di una scena più recente, nella quale il linguaggio del cocktail bar si combina con quello del bacaro. L’atmosfera è informale, ma l’attenzione al bere e alla proposta gastronomica contribuisce a costruire un’identità precisa. Al Bacaro Picenin, in particolare, tra le specialità da provare ci sono i nervetti in salsa verde e la focaccina con gallina in saor, preparazioni che richiamano una cucina tradizionale capace di valorizzare consistenze, sapori intensi e contrasti agrodolci. Il cicchetto diventa così un interlocutore del cocktail, in un dialogo che può partire dalla componente aromatica del drink e arrivare alla scelta dell’assaggio.

La mixology negli hotel di lusso

La nuova geografia dell’aperitivo veneziano comprende anche i bar degli alberghi, sempre più spesso concepiti come destinazioni autonome, capaci di attrarre anche chi non soggiorna nella struttura. Il cocktail diventa parte integrante dell’esperienza di ospitalità, mentre finger food e cicchetti in versione gastronomica ampliano le possibilità di abbinamento.

All’Arts Bar del The St. Regis Venice, la mixology incontra l’arte contemporanea attraverso una drink list sviluppata da Ludwig Negri, responsabile dei bar. Il progetto Worldwide Icons of the Art, realizzato in collaborazione con Berengo Studio, laboratorio specializzato nella lavorazione artistica del vetro di Murano, traduce celebri opere d’arte in cocktail, attraverso ingredienti, aromi e garnish ispirati ai soggetti scelti. Anche i bicchieri, disegnati da Mariapia Bellis e realizzati da Berengo Studio, diventano parte integrante della degustazione. Un’esperienza in cui la cultura artistica veneziana entra direttamente nel bicchiere, trasformando l’aperitivo in un percorso tra creatività, design e miscelazione.

Ad Alchemia Bar, all’interno di Ca’ di Dio, la proposta contemporanea si confronta con la cornice storica dell’hotel e con la posizione affacciata sulla laguna. Il bar, che si sviluppa tra gli ambienti interni, la corte e gli spazi all’aperto, è legato alla ricerca di Marco Vecchiato, head bartender, che ha costruito una proposta capace di valorizzare anche le erbe aromatiche e i prodotti della laguna. Tra gli esempi di questa filosofia c’è il

Alchemia

Sa’Legroni, una rilettura veneta del Negroni che utilizza un gin a base di salicornia, pianta tipica degli ambienti lagunari, insieme a bitter e vermouth, con una cialda di riso Venere e polvere di cappero salato. Il dialogo tra cocktail e finger food richiama, in una versione più gastronomica, il principio del cicchetto: accompagnare la bevanda con una preparazione capace di completarne il profilo.

L’Experimental Cocktail Club si trova all’interno de Il Palazzo Experimental, boutique hotel ricavato in un palazzo storico, e porta la firma della designer milanese Cristina Celestino, che ha lavorato su colori, geometrie e materiali per reinterpretare in chiave attuale i riferimenti all’architettura veneziana. Il progetto si distingue per le tonalità rosa cipria e blu intenso, i dettagli decorativi e gli specchi dalle forme geometriche, che richiamano anche la ricerca di Carlo Scarpa. Dietro una porta discreta, la miscelazione segue la filosofia dell’Experimental Group, con cocktail signature costruiti attorno a distillati e ingredienti locali. La proposta si inserisce inoltre nel contesto gastronomico dell’hotel, dove il ristorante Adriatica, guidato dallo chef Denis Begiqi, rilegge la cucina italiana attraverso prodotti stagionali e richiami alla tradizione veneziana.

Experimental Cocktail Bar

Sulla Riva degli Schiavoni, all’interno dell’Hotel Gabrielli, il K Lounge Bar interpreta l’aperitivo attraverso una proposta che intreccia cocktail d’autore, cicchetti veneziani e riferimenti alla storia della Serenissima. La miscelazione è affidata al bar manager Diego Filippone, che ha sviluppato una carta ispirata alle leggende e ai simboli della città. Tra le creazioni figura il Leone Alato, signature cocktail a base di vermouth rosso Carpano Classico, Bitter Luxardo e velluto al limone, un omaggio al simbolo di Venezia che traduce il legame con il territorio in una combinazione di note amare e agrumate. La drink list comprende anche interpretazioni contemporanee come Ostregheta, realizzato con bitter Fusetti Mexico, sciroppo di amarena, ginger beer e guarnizioni aromatiche, e Te’ Amo, una proposta più leggera a base di Arigatè, velluto di yerbito e pompelmo.

La dimensione gastronomica completa l’esperienza con cicchetti che richiamano la tradizione lagunare, mentre gli ambienti interni, caratterizzati da tonalità calde, dettagli dorati e materiali ricercati, dialogano con gli spazi affacciati sull’acqua. Per chi desidera prolungare la sosta, la Terrazza Gabrielli, al sesto piano, offre una vista panoramica sulla laguna, dall’isola di San Giorgio fino al Lido: un contesto in cui il rituale veneziano dell’aperitivo incontra una concezione contemporanea dell’ospitalità.

Aman Bar

All’interno di Palazzo Papadopoli, edificio monumentale del XVI secolo affacciato sul Canal Grande, The Bar Aman interpreta la mixology attraverso un dialogo diretto con la storia e il patrimonio artistico veneziano. A curare la carta è Antonio Ferrara, bar manager e mixologist, che trae ispirazione dalle sale storiche del palazzo e dalla figura del poeta inglese Lord Byron, noto per il suo legame con Venezia. I cocktail signature traducono in profili aromatici e dettagli visivi le suggestioni dell’edificio: Armonia richiama la bellezza della Sala Rossa, Incanto evoca il romanticismo della città, mentre Indomabile si ispira alla forza di un esponente della famiglia Papadopoli. Anche la presentazione dei drink diventa parte del racconto, con elementi che richiamano gli stucchi, gli affreschi e i tessuti del palazzo, comprese le stoffe Rubelli utilizzate come riferimento per il menu. Sotto il soffitto affrescato da Cesare Rotta, la degustazione è accompagnata da cicchetti veneziani reinterpretati e piatti leggeri, in un percorso che unisce miscelazione e gastronomia.

Orientalbar & Bistrot

In Riva degli Schiavoni, l’Hotel Metropole custodisce uno degli indirizzi più riconoscibili dell’ospitalità veneziana, dove il rito dell’aperitivo si intreccia con un’estetica rétro e suggestioni orientali. L’Orientalbar & Bistrot è caratterizzato da divani in velluto rosso, lampade Fortuny e antiche armature ottocentesche, oltre all’opera Freud Series dell’artista concettuale Joseph Kosuth. La carta della miscelazione, curata dal bartender Andrea Brunello, comprende grandi classici e rivisitazioni che riflettono l’identità della struttura, sospesa tra Venezia e Oriente. Tra i signature figurano l’Oriental Spritz e lo Spritz Antico, preparati con ingredienti di produzione locale, insieme a interpretazioni personali come il Signature Negroni.

LPV Bar del Londra Palace Venezia è un indirizzo storico dell’aperitivo cittadino, frequentato tanto dai veneziani quanto dai viaggiatori alla ricerca di un’atmosfera più raccolta. L’ambiente, rinnovato nel rispetto dell’identità dell’hotel fondato nel 1853, richiama il gusto Art Déco dei primi decenni del Novecento, con boiserie eleganti, pavimenti in terrazzo e lampade in vetro soffiato di Murano. La carta dei cocktail è curata da Marino Lucchetti, head barman con oltre vent’anni di esperienza nella struttura, che ha sviluppato una propria interpretazione della miscelazione veneziana. Tra le creazioni più rappresentative figura l’Achille Spritz, preparato secondo una ricetta riservata, mentre il Bellini stagionale valorizza la tradizione del cocktail a base di prosecco e pesca. Lucchetti è inoltre noto per le sue interpretazioni del Dry Martini e per la ricerca sui cosiddetti innocent cocktails, le proposte analcoliche pensate per chi desidera un aperitivo senza alcol. La carta è completata da vini, distillati, caffè selezionati e piccoli accompagnamenti gastronomici.

Palladio Bar, con i dolci di Cédric Grolet

Sull’isola della Giudecca, all’interno di una dimora del XVI secolo affacciata sul bacino di San Marco, il Palladio Bar rilegge il rituale dell’aperitivo veneziano attraverso un’eleganza che richiama i grandi caffè storici della città. Gli interni combinano boiserie dalle tonalità calde, un bancone in marmo e lampadari in vetro di Murano, mentre le ampie aperture verso la Fondamenta accompagnano la sosta con scorci sulla laguna. La carta parte dai classici italiani, come Negroni, Americano e Spritz, proposti anche in interpretazioni signature ispirate alla storia della struttura, e si estende a una selezione internazionale di gin, vodka, whisky e rum, oltre ai vini italiani. A completare l’esperienza sono le tapas firmate abc kitchens, il ristorante del gruppo che porta a Venezia la cucina contemporanea dello chef Jean-Georges Vongerichten, e le creazioni di alta pasticceria di Cédric Grolet, che aggiungono una dimensione dolce al percorso.

Harry’s Bar l’aperitivo di fama mondiale

Per chi desidera scoprire una dimensione più internazionale dell’aperitivo, l’itinerario si conclude all’Harry’s Bar, a San Marco. Fondato da Giuseppe Cipriani nel 1931, è legato alla storia del Bellini, il cocktail a base di prosecco e purea di pesca bianca diventato uno dei simboli della miscelazione italiana. Dichiarato monumento nazionale, il locale ha costruito nel tempo una reputazione internazionale, legata tanto alla sua storia quanto a un’idea di ospitalità che ha attraversato generazioni. Accanto al Bellini, il repertorio comprende cocktail come il Montgomery e il Bullshot, mentre la proposta gastronomica include i celebri tramezzini e i Pierini.

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