Primo smartphone con tre fotocamere da 200 MP sviluppate con Hasselblad, Dimensity 9600 Pro, batteria al silicio-carbonio e anima da videocamera: la nostra recensione completa.
L'articolo Recensione OPPO Find X10 Pro Max: hardware, photography kit e i video vi sorprenderanno proviene da TuttoAndroid.
OPPO Find X10 Pro Max è il primo smartphone al mondo con tre fotocamere posteriori da 200 megapixel, sviluppate insieme a Hasselblad, ed è anche il primo OPPO (nonché uno dei primi smartphone) capace di registrare in 8K a 30 fps e in 4K a 120 fps con tutti e tre gli obiettivi. Detto così sembra marketing puro, e in parte lo è, ma dietro i numeri c’è un lavoro serio. Il resto della scheda tecnica è quello di un top di gamma senza sconti: MediaTek Dimensity 9600 Pro a 2 nm, batteria al silicio-carbonio da 7150 mAh, display piatto da 6,78 pollici con copertura del 95% dello spazio colore BT.2020 e la nuova ColorOS 17 basata su Android 17. Anche il prezzo è da top di gamma, ma la promozione lancio riporta potrebbe convincere gli indecisi.
Lo abbiamo provato a fondo: da una parte c’è un camera phone che a tratti si comporta come una piccola cinepresa, con un accessorio fotografico pensato con intelligenza, dall’altra un software curatissimo ma troppo “innamorato” di iOS. Ecco la nostra recensione di OPPO Find X10 Pro Max.
Indice:
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Nella confezione di vendita trovate lo smartphone, il cavo di ricarica, una cover protettiva e la graffetta per il carrello SIM. Manca l’alimentatore: in Italia non è incluso, ma chi acquista su OPPO Store può aggiungere 9,99 euro e portarsi a casa un bundle con caricatore SUPERVOOC da 80 W, cover magnetica e supporto auto magnetico.
Insieme allo smartphone abbiamo ricevuto anche l’Hasselblad Teleconverter Kit, che su OPPO Store potete scegliere in omaggio con l’acquisto (il valore dichiarato è di 549,99 euro). E qui OPPO ha fatto le cose per bene: la cover pensata per il kit è una cover da tutti i giorni, guardandola non si direbbe che serva ad agganciare un tele-converter. È compatibile con gli accessori magnetici Magsafe, ha il retro leggermente gommato e zigrinato per migliorare il grip, sembra robusta e non ingrossa troppo lo smartphone.
Adattatore e tele-converter viaggiano in una custodia dedicata, molto ben fatta e piacevolissima al tatto, quasi gommata anche lei. Quando servono basta sfilarli e in due mosse siete pronti a scattare. Nel kit c’è anche una tracolla, l’unico elemento un po’ scomodo: va infilata nei due fori della cover e servono un paio di minuti, oltre a un minimo di pazienza per centrarli.
Il tele-converter ha 13 lenti in vetro, tre delle quali a bassa dispersione (ED) per ridurre le aberrazioni cromatiche, con rivestimenti PVD contro i riflessi. Il fattore di ingrandimento è di 3,28x: abbinato al teleobiettivo da 70 mm porta lo zoom ottico a 10x, e sfruttando il ritaglio sul sensore da 200 MP si arriva a 20x, 40x e oltre. Peccato che una volta installato non è possibile usare gli altri sensori, bisogna smontare sia il tele-converter sia l’adattatore.

OPPO Find X10 Pro Max misura 161,32 x 76,57 x 8,40 mm e pesa 228 grammi nella colorazione Titanium Grey, 226 in quella Luna White. Ed è proprio il peso la cosa che ci è piaciuta meno. Lo scorso anno avevamo criticato Find X9 Pro su questo aspetto, con i suoi 224 grammi, e OPPO invece di scendere è salita ancora. Pochi grammi, d’accordo, ma nella direzione sbagliata, e ci si avvicina ai 235 grammi di Find X9 Ultra. Se tanto ci dà tanto, un eventuale Find X10 Ultra ci spaventa un po’.
Sul design il nostro giudizio è neutro, in termini di stile non vincerà indubbiamente il premio per lo smartphone più bello sullo scaffale. Quello che possiamo dirvi è che, oggettivamente, è costruito molto bene: la sensazione di avere in mano un prodotto di qualità c’è tutta e ogni dettaglio è curato. Il telaio è in alluminio con finitura opaca, i lati sono piatti ma raccordati con bordi morbidi, il retro è in vetro con effetto vellutato. Le due colorazioni hanno caratteri diversi:
Il modulo fotografico è spesso, ma lo abbiamo trovato comodo per appoggiarci l’indice e migliorare la presa. Sul tavolo non traballa più di tanto, quindi usarlo appoggiato non dà fastidio. Sul lato sinistro c’è lo Snap Key, il tasto personalizzabile di cui parliamo nel capitolo software. Sulla resistenza non c’è da preoccuparsi: le certificazioni sono IP66, IP68 e IP69 (quindi anche contro getti d’acqua ad alta pressione e temperatura), fronte e retro sono protetti dal vetro Crystal Guard sviluppato con Corning e c’è la certificazione SGS a cinque stelle per la resistenza alle cadute.


Il pannello è un LTPO AMOLED piatto da 6,78 pollici con risoluzione 2772 x 1272 pixel (450 ppi) e cornici simmetriche da appena 1,15 mm su tutti e quattro i lati. La frequenza di aggiornamento va da 1 a 120 Hz in modo adattivo e sale a 144 Hz nei giochi compatibili, come Call of Duty: Mobile, PUBG Mobile e Free Fire. La luminosità tipica è di 800 nit, arriva a 2000 nit in modalità HBM e tocca i 3600 nit di picco con i contenuti HDR, mentre il minimo scende fino a 1 nit, comodo al buio.
Il dato più interessante per gli appassionati è la copertura del 95% dello spazio colore BT.2020, lo standard usato nella produzione cinematografica e televisiva, più ampio di circa il 40% rispetto al DCI-P3 su cui si fermano quasi tutti i top di gamma. OPPO ci arriva con materiali OLED rosso, verde e blu sviluppati su misura, che secondo l’azienda allungano anche la vita del pannello del 30% rispetto alla generazione precedente. Completano il quadro la profondità colore a 10 bit, il supporto Dolby Vision e un dimming PWM a 3840 Hz sotto i 70 nit (sopra si passa al DC dimming), una buona notizia per chi soffre lo sfarfallio. La temperatura colore si adatta all’ambiente grazie a un nuovo sensore a cinque canali.

L’audio è affidato a due speaker stereo simmetrici, uno per estremità, mentre manca il jack da 3,5 mm. Il vero protagonista, però, è il motore aptico sull’asse X (un 0816C di grandi dimensioni). Il feedback di vibrazione è fantastico e, insieme alle animazioni, è forse il più curato in circolazione dopo quello dei Google Pixel: vista, udito e tatto sono coinvolti di continuo durante l’uso, ed è bellissimo. Peccato che tutto sia costruito a immagine e somiglianza di iOS: noi lo consideriamo un difetto, ma capiamo che qualcuno possa apprezzarlo. Ne parliamo meglio tra poco.
Hardware e prestazioni: Dimensity 9600 Pro a 2 nm, sensori e connettivitàA muovere Find X10 Pro Max c’è MediaTek Dimensity 9600 Pro, prodotto da TSMC con il nuovo processo a 2 nm N2P. La CPU segue ancora la filosofia “all big core”, senza core ad alta efficienza, con due core C2 Ultra che spingono fino a 4,55 GHz. Secondo MediaTek, rispetto alla generazione precedente, le prestazioni crescono fino al 17% in single core e fino al 15% in multi core, mentre l’efficienza energetica in multi core migliora addirittura del 61%. La GPU G2 Ultra NX promette il 27% di prestazioni di picco in più, il 24% di efficienza in più al massimo carico e un ray tracing più veloce del 18%.
C’è poi un doppio NPU dedicato all’intelligenza artificiale: quello ad alte prestazioni è più rapido del 51% nell’elaborazione iniziale dei modelli linguistici, quello a basso consumo è più efficiente del 40%. Il raffreddamento è affidato a una camera di vapore. Le memorie sono di primo livello: 12 GB di RAM LPDDR5X a 9600 Mbps e 512 GB di storage UFS 4.1, nell’unica configurazione venduta in Italia. Niente microSD, come da tradizione.
Tre sensori da 200 MP che registrano in 8K richiedono una potenza di calcolo enorme, ed è qui che il chip si guadagna lo stipendio, perché una simile mole di dati va gestita senza far attendere chi scatta. Nell’uso di tutti i giorni il sistema è reattivo e le animazioni non perdono un colpo; i pochi intoppi che abbiamo incontrato sono legati al software e non alla potenza, e li trovate nel prossimo capitolo.


Il lettore di impronte è un sensore a ultrasuoni 3D sotto al display, a cui si aggiunge la funzione Splash Touch per usare lo schermo con le dita bagnate. Non mancano sensore di prossimità e di luminosità, accelerometro, giroscopio, bussola, barometro e il trasmettitore a infrarossi per usare lo smartphone come telecomando. C’è anche la fotocamera True Color multispettrale a 24 canali, di cui parliamo nel capitolo dedicato. Mancano, come detto, il jack audio e lo slot per la microSD, oltre alla radio FM.
Sul fronte connettività c’è tutto quello che serve: 5G con Dual SIM, Wi-Fi 7, Bluetooth 6.2 con codec aptX HD e LHDC 5, NFC e quattro microfoni. La porta è una USB-C 3.2 Gen 1, e non è un dettaglio: con file video in 8K e foto da 200 MP, trasferire tutto sul computer a velocità USB 2.0 sarebbe stato un incubo. La geolocalizzazione è completa e sfrutta GPS (L1+L5), Galileo (E1+E5a+E5b), BeiDou, GLONASS, QZSS e NavIC, con la doppia frequenza che aiuta la precisione in città. La connettività satellitare invece non c’è: in altri mercati è riservata alla versione da 1 TB, che da noi non arriva.

Find X10 Pro Max arriva con ColorOS 17 basata su Android 17. La novità più visibile è il nuovo linguaggio grafico Living Flow Design, fatto di trasparenze, effetti di luce che reagiscono al tocco ed elementi che rimbalzano con un po’ di elasticità quando li toccate. Sotto il cofano OPPO ha rivisto il motore di rendering, che secondo l’azienda riduce il carico fino al 30% negli scenari principali, e la gestione della RAM, con il 25% di app in più mantenute in background.
Il problema è da dove arriva tanta ispirazione. OPPO prosegue sulla strada già vista con la serie Find X9 e ricalca il Liquid Glass di Apple, con un’aggravante: Apple, dopo i feedback negativi su alcuni aspetti dell’esperienza d’uso, è tornata parzialmente sui suoi passi, OPPO invece si sta impuntando. L’esempio più evidente è la tendina delle notifiche, al momento inguardabile: le trasparenze eccessive rendono faticosa la lettura e non c’è modo di ridurle, speriamo che un aggiornamento aggiunga almeno un’opzione per farlo. L’impronta di iOS si vede un po’ ovunque, dalle animazioni all’app fotocamera, dove l’inquadratura si rimpicciolisce quando entrate nella sezione Stili. Il cursore a griglia con cui si modifica lo stile, invece, è oggettivamente geniale, uno dei pochi casi in cui la derivazione da iOS si traduce in qualcosa di davvero riuscito.

Tra le cose davvero made by OPPO c’è lo Snap Key, il tasto laterale che di default è legato ad AI Mind Space: un doppio clic apre l’app, un clic singolo cattura uno screenshot e lo fa elaborare all’AI, una pressione prolungata registra un memo vocale, ma se preferite potete assegnargli altre funzioni come profili audio, torcia, registratore, traduzione o screenshot semplice.
Mind Space è una sorta di “secondo cervello” ancora embrionale: un’area in cui potete coinvolgiare i vostri appunti, che siano screenshot o audio, che l’AI elabora, organizza in raccolte e vi ripropone quando servono. Resta un aspetto funzionale comodo e pratico, un modo intelligente di sfruttare l’AI.
Nelle impostazioni poi trovate la sezione OPPO AI, che raccoglie tutte le funzioni intelligenti. La più interessante è AI Mind Pilot, una chat che fa da tramite verso diversi modelli come Gemini, Perplexity e ChatGPT. Con ColorOS 17 arriva la modalità Agente, che per ora si appoggia a ChatGPT e Manus: potete collegare i vostri account (OPPO offre comunque una quota di utilizzo gratuita) e chiedere all’agente di lavorare sui file dello smartphone, per esempio riordinare la galleria in album per luogo o persona, rinominare e organizzare i documenti o fare analisi. L’indicizzazione avviene con modelli on-device, e prima di inviare contenuti a un servizio esterno il sistema chiede un’autorizzazione esplicita. Il supporto di Manus per file e foto locali arriverà con un aggiornamento successivo.
Curioso, e per i più attenti alla privacy anche utile, il report di trasparenza PCC. PCC sta per Private Computing Cloud: è l’infrastruttura cloud di OPPO che elabora le richieste AI più pesanti su hardware protetto, con un approccio simile al Private Cloud Compute di Apple. Il report registra quali servizi AI sono stati usati e quando, si può esportare e caricare su proof.trustpcc.com, dove un servizio basato su blockchain ne verifica l’autenticità. Le comunicazioni tra smartphone e cloud usano inoltre una doppia cifratura con algoritmi post-quantistici. Altre funzioni, come AI Photo Agent per l’editing delle foto con comandi in linguaggio naturale, arriveranno in Europa più avanti.

Al di là delle scelte estetiche, qua e là abbiamo incontrato qualche bug. Il pulsante per cancellare tutte le notifiche copre sempre l’ultima notifica della lista. Su Instagram ci è capitato di vedere il caricamento di una storia fermo allo 0% anche quando la storia era già stata pubblicata, ma qui sospettiamo che Instagram ci metta del suo. L’animazione di Google Discover è trasparente in parte sì e in parte no (sulle immagini no), un effetto piuttosto strano da vedere. Infine, in Blackmagic Camera, passando al 4K a 120 fps l’app praticamente si blocca. Va detto che OPPO ha fornito una versione beta dell’app, con la versione definitiva attesa sul Play Store a fine ottobre. Peccati di gioventù di una ColorOS appena nata, insomma, che ci aspettiamo vengano corretti con i primi aggiornamenti.
Fotocamera: il primo trittico da 200 MP, tra Hasselblad e BlackmagicIl comparto fotografico è il motivo per cui Find X10 Pro Max esiste. È il primo smartphone con tre fotocamere da 200 MP, e a OPPO va fatto un applauso per averlo realizzato. Sappiamo bene che i megapixel non raccontano tutto sulla qualità di uno scatto, ma gestire tre sensori del genere è un risultato notevole, soprattutto sul fronte delle prestazioni. Ecco la configurazione completa, sviluppata con Hasselblad:
Il sensore principale è stato sviluppato in esclusiva da OPPO e Samsung ed è il primo con DeepPix, una riprogettazione del pixel che aumenta del 60% la capacità di accumulare carica rispetto alla generazione precedente e porta la gamma dinamica fino a 17 stop. Il teleobiettivo, grazie al ritaglio sul sensore, mantiene 50 MP anche a 6x e funziona quindi come un secondo tele.
LUMO True Image Engine: catturare di più, inventare di menoTutto passa dal nuovo LUMO True Image Engine, l’elaborazione di OPPO che ha un obiettivo dichiarato: restituire la scena per com’era, senza saturazioni gonfiate, volti schiariti o nitidezza esagerata. È diviso in tre parti. Hyper Pixel Engine si occupa del dettaglio: di default tutte le focali, dall’ultra-grandangolo allo zoom 9,9x, scattano a 26 MP (che scendono a 12 MP con il pixel binning quando la luce cala), con la modalità Hasselblad Hi-Res si sale a 50 MP su cinque focali e a 200 MP sulle tre native. True Color Engine sfrutta i dati del sensore multispettrale per un bilanciamento del bianco più preciso, soprattutto su pelle, cielo e vegetazione. Natural Tone Engine, infine, porta nella modalità automatica la curva tonale della Master Mode Hasselblad, riducendo la mappatura locale dei toni per non appiattire il rapporto tra luci e ombre.
A questo si aggiungono LUMO Color Palette, con 18 stili (tra cui i nuovi Pearl e Amber per i ritratti e simulazioni di pellicole come Portra) regolabili con la griglia di cui vi parlavamo, e LUMO Framing, che suggerisce in tempo reale come migliorare la composizione grazie a un modello AI eseguito in locale. Restano la Master Mode con controlli manuali e RAW MAX a 50 MP, la modalità Ritratto Hasselblad e la modalità XPan in formato 65:24.

In termini di resa siamo su livelli da camera phone vero, ma senza arrivare a quelli degli “ultra camera phone”. Ed è giusto così, visto il posizionamento. Le foto sono naturali, pulite, limpide e soprattutto coerenti: i tre sensori da 200 MP restano omogenei e cambiando obiettivo colori e rumore non cambiano quasi per nulla. Non è scontato, e chi scatta molto con lo zoom lo apprezzerà.
Il sensore principale offre una buona gamma dinamica, con transizioni morbide e controluce ben gestiti. Di notte gli scatti sono luminosi, a volte anche troppo: secondo noi OPPO dovrebbe tenere gli ISO un filo più bassi. L’ultra-grandangolare è solido e smette finalmente di essere un obiettivo di serie B, anche quando la luce scarseggia. Il teleobiettivo resta uno dei protagonisti: nitido, dettagliato, con uno sfocato naturale e colori controllati, è convincente fino a 30x.
Molto bene anche i ritratti, realistici e senza levigature aggressive della pelle. Vi facciamo solo notare che i colori tendono al caldo, verso il giallo e il magenta: anche qui ci sembra una scelta voluta, nella direzione di iPhone, con i pro e i contro che ne derivano. La fotocamera frontale da 50 MP con autofocus e campo visivo di 100° è pensata per i selfie di gruppo e per il vlogging, dove serve inquadrare anche quello che c’è intorno.




































Non è tutto perfetto, e i problemi che abbiamo riscontrato riguardano soprattutto la messa a fuoco e la ricostruzione della tridimensionalità. Nella foto al pavoni che vedete qui sotto ottenere uno scatto decente è stato davvero complicato: tra messe a fuoco leggermente sballate e ricostruzioni al limite della fisica, su 15 foto ne saranno venute bene giusto un paio. Anche con la gallinella la messa a fuoco è finita qualche centimetro più in là del soggetto, e per due volte di fila.
L’esempio più chiaro però è quello delle infiorescenze secche disposte a profondità diverse. Nel JPG elaborato dallo smartphone la spazialità è stata letteralmente appiattita. Lo scatto in RAW, che potete vedere nella video recensione, mostra cosa è successo davvero: c’era solo un paio di fiori a fuoco, perché gli altri erano troppo vicini o troppo lontani, eppure l’elaborazione di OPPO li ha ricostruiti tutti come se fossero nitidi, perdendo ogni senso di profondità. Problemi di gioventù, pensiamo e speriamo.










Sui video può registrare in 4K a 60 e 120 fps e in 8K a 30 fps con tutte e tre le fotocamere posteriori, con supporto Dolby Vision. Sul principale porta la gamma dinamica fino a 17 stop, un valore che OPPO paragona a quello delle cineprese professionali. La stabilizzazione Ultra Steady corregge anche le rotazioni involontarie fino a 5°, raddrizzando l’inquadratura.
La funzione più interessante per chi fa video seriamente è l’Open Gate, disponibile in modalità Video Pro su tutti e tre i sensori: invece di ritagliare il sensore nel formato 16:9, registra usando l’intera superficie, con il 66% di copertura verticale e il 25% di copertura orizzontale in più. Da una sola ripresa potete ricavare in post-produzione sia un video orizzontale sia uno verticale per i social, l’unica accortezza da tenere a mente è che con l’Open Gate attivo la stabilizzazione elettronica si disattiva e resta solo quella ottica.
C’è poi il profilo O Log2 di seconda generazione, disponibile in 4K a 60 e 120 fps e in 8K a 30 fps, con anteprima in tempo reale delle LUT 3D. Nelle nostre prove il LOG ci ha convinti: alte luci e ombre restano preservate anche in controluce piuttosto difficili. Proprio per l’impronta da videocamera che ha voluto dare al prodotto, OPPO ha lavorato con Blackmagic Design per ottimizzare l’app Blackmagic Camera, che su questo smartphone porta per la prima volta su Android la registrazione Dolby Vision nativa insieme a Open Gate e O Log2 (con il bug al 4K 120 fps che vi abbiamo segnalato). Per chi vuole spingersi oltre esiste anche il kit Tilta KHRONOS, con case in alluminio, adattatori, impugnatura e una ventola di raffreddamento per le sessioni lunghe.

La batteria è una doppia cella al silicio-carbonio da 7150 mAh, con il 25% di silicio nella chimica. Una precisazione per i più attenti: in altri mercati lo stesso modello arriva a 8000 mAh, mentre la versione europea si ferma a 7150, come ormai succede spesso con gli smartphone cinesi destinati al nostro mercato. Resta comunque un valore molto alto per un top di gamma da 8,4 mm di spessore. OPPO dichiara che dopo cinque anni di uso tipico la capacità resta sopra l’80% e che il chip PowerCore stabilizza la scarica quando la batteria è quasi vuota, un punto debole storico del silicio-carbonio.
In termini di autonomia garantisce oltre 6 – 7 di utilizzo in una giornata super stress, un risultato inferiore alle attese ma in grado di garantire anche gli utilizzi più estremi portando comunque fino a sera inoltrata.
La ricarica cablata è una SUPERVOOC da 80 W, che scende a 55 W con i caricatori USB PD di terze parti. Ricordiamo che l’alimentatore non è in confezione ma è in regalo come promozione lancio. C’è poi la ricarica wireless AIRVOOC da 50 W, magnetica se usata con la cover OPPO, oltre alla ricarica inversa sia cablata sia wireless (fino a 10 W) per auricolari e smartwatch.

OPPO Find X10 Pro Max è disponibile in Italia dal 21 ottobre nelle colorazioni Titanium Grey e Luna White, in un unico taglio da 12/512 GB, al prezzo di 1.799,99 euro. Lo trovate su OPPO Store e presso le principali catene di elettronica. Al lancio le promozioni non mancano:
È un prezzo alto, inutile girarci intorno. Però per chi compra su OPPO Store nelle prime settimane, tra voucher e tele-converter in omaggio, il pacchetto diventa molto più interessante. È disponibile anche su Amazon, dove vi consigliamo di tenere d’occhio le offerte, magari seguendo il nostro canale Telegram Prezzi.Tech.
In definitiva, OPPO Find X10 Pro Max mette sul piatto pregi concreti e difetti. Il trittico da 200 MP regala foto naturali e soprattutto coerenti tra i tre obiettivi, il teleobiettivo è tra i migliori in circolazione e sul video, tra 8K, Open Gate e O Log2 su tutti i sensori, OPPO ha costruito qualcosa che pochi possono vantare. Il kit fotografico è pensato con intelligenza, la costruzione è impeccabile e il feedback aptico è tra i più curati che abbiamo provato. Allo stesso tempo, ColorOS 17 copia iOS con troppa convinzione e qualche bug di troppo, la messa a fuoco va affinata e il peso è tornato a salire. Molti di questi difetti sono correggibili via software, e se OPPO interverrà come speriamo il giudizio non potrà che migliorare. Già oggi, per chi cerca un camera phone che sappia fare anche da videocamera, merita un posto nella lista corta, chi invece vuole il massimo assoluto in fotografia dovrà guardare ai modelli Ultra, con tutto quello che comportano in peso e prezzo.
Pro:
Contro:
Voto finale:
8.7