«Vuol dire che mangeremo meno». L'ovvietà, e l'impotenza, dentro una rapida alzata di sopracciglia. I pensionati sanno come fare. La soluzione contro l'infiammazione...
«Vuol dire che mangeremo meno». L'ovvietà, e l'impotenza, dentro una rapida alzata di sopracciglia. I pensionati sanno come fare. La soluzione contro l'infiammazione dei prezzi sui prodotti freschi è la più semplice: rinunce e privazioni.
«Pomodori, ma anche i fagiolini, i peperoni, l'insalata e le zucchine, tutto. È aumentato tutto», ci spiega una signora sulla settantina con le buste della spesa al mercato di via Baccina a Monti. I pomodori sono il nuovo bene di lusso: quelli siciliani, più dolci e buoni per il sugo espresso o per l'insalata, possono arrivare a costare fino a dieci euro al chilo.
Capita di imbattersi anche in una bella cesta di pitaya (è un frutto esotico, detto anche il frutto del drago). Provenienza: Sicilia. Prezzo: 23,94 euro al chilo. Praticamente l'effetto di un lanciafiamme su un blocchetto di banconote. Conseguenza? Non lo tocca nessuno.
In un supermercato biologico dell'Appio Latino ci sono dei costoluti belli rossi ma con delle striature gialle che segnalano un'esposizione datata. Per forza: stanno a 6,98 al chilogrammo. Ma c'è anche il rischio di non trovarli proprio. L'alternativa disponibile sono degli ortaggi che arrivano dalla Spagna, dall'Olanda, dalla Turchia o dall'Albania. Sempre a caro prezzo, naturalmente.
«Ci sono tensioni sui prezzi e c'è una sostituzione dei prodotti italiani con prodotti stranieri», conferma Massimo Pallottini, il presidente del Centro Agroalimentare di Guidonia che due giorni fa aveva avvertito di questa spirale di rincari. Girando tra i mercati rionali, si scopre che è tutto vero.
Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti e i blocchi stradali nel Sud Italia stanno mettendo in crisi anche le tavole romane. Le aziende agricole non riescono a spedire le merci deperibili e gli operatori rimangono senza.
«Tutta la filiera soffre: i produttori e gli autotrasportatori che stanno come stanno gli italiani che poi acquistano», dice Pallottini. «Stamattina non sono riuscito a rifornirmi: problema problema!», ci spiega il titolare dell'ortofrutta a Monti.
«I costi all'ingrosso solo alti anche per me - si lamenta guardando i quattro dipendenti fermi e immobili, senza clienti - la lattuga da 7 è passata a 10 euro. I pachino da 6 euro e 50 li devo rivendere a 9 e 90. Tre chili di radicchio fanno 15 euro. Ai ristoratori faccio un prezzo migliore, ma finché potrò resistere?».
Roberta del mercato rionale dell'Alberone risponde con la tranquillità di chi ha visto questi saliscendi dei prezzi tante volte. «I pomodori? Sto lavorando quelli locali, di qui. Quelli siciliani se arrivano non li prendo: mi rifiuto perché mi vergogno di venderli a 10 euro. Vuol dire che in questo periodo mangeremo altro», spiega confermando di vedere volti più preoccupati e, di conseguenza, portafogli più serrati.
Maurizio Preziosi fa il panettiere al mercato di via Catania: ha aperto l'ombrello salva prezzi anni fa quando è scoppiata la guerra in Ucraina. «Compriamo la farina dalla Lombardia e dal Piemonte ogni due mesi e produciamo tutto nel nostro laboratorio. Così siamo riusciti a contenere i costi anche per i consumatori», dice. Vuol dire che una pagnotta di casareccio costa 3 euro e 80 centesimi al chilo, l'Altamura 4,50 euro, l'integrale 5 e i pani speciali con cereali e semi arrivano a 7 euro al chilo.
ParentiSe il pane si salva, i prezzi di tutti gli altri alimenti però schizzano in alto. L'avocado dal Messico, 10 euro. Broccoli e melanzane oltre i 5 euro al chilo. Un ortofrutta su strada offre dei pakchoi a 2 e 49 al chilo. Sono delle brassicacee, come delle cugine asiatiche delle bietole con coste bianche, carnose e croccanti. Parenti succulenti.
«Nei mercati si vendono le materie prime. Molto spesso quelle essenziali. Sulle quali il ricarico è minore. Ed è per questo che vanno maggiormente in crisi. Abbiamo il dovere e la responsabilità di stare accanto agli operatori e ai consumatori che altrimenti non trovano nessuna alternativa alla grande distribuzione organizzata», riflette il capo dell'Ufficio di scopo sui mercati Andrea Alemanni.
Nei supermercati va meglio? «Al momento non ci sono problemi, ma stiamo notando rallentamenti nella consegna delle zucchine, dei peperoni e dei pomodori, il cui prezzo non accenna a diminuire», racconta un dipendente della catena Elite.
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