Venerdì 16 ottobre i corridoi e le aule di molte scuole italiane rischiano di rimanere improvvisamente silenziosi. Docenti, personale ATA e studenti sono chiamati a incrociare le braccia per l’intera giornata, portando le proprie ragioni e il proprio malcontento direttamente […]
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Venerdì 16 ottobre i corridoi e le aule di molte scuole italiane rischiano di rimanere improvvisamente silenziosi. Docenti, personale ATA e studenti sono chiamati a incrociare le braccia per l’intera giornata, portando le proprie ragioni e il proprio malcontento direttamente nelle piazze di diverse città italiane. Uno sciopero nazionale della scuola, che punta a fermare le attività didattiche e amministrative per accendere i riflettori su problemi di chi vive i banche e le aule ogni giorno.
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La mobilitazione è stata proclamata dal Sindacato Indipendente Scuola e Ambiente e supportata da varie sigle. Nei giorni scorsi le segreterie degli istituti hanno iniziato a inviare le circolari informative alle famiglie, avvisando che le lezioni potrebbero non essere garantite. Per i genitori questo significa dover riorganizzare la giornata, mentre per gli studenti si prospetta una giornata segnata dal dibattito e dal confronto fuori dalle classi.
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Dietro questo sciopero c’è il peso di una crisi che si trascina da anni. Da una parte, gli stipendi che non riescono a reggere il passo con il costo della vita e l’inflazione; dall’altra c’è l’angoscia di chi lavora a tempo determinato. Insegnanti e collaboratori precari si ritrovano ogni anno a fare i conti con la scadenza del proprio contratto a giugno, in un limbo lavorativo che si protrae fino alla riapertura autunnale. e non permette di fare programmi e progetti.
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Dalle aule deserte alle piazze delle città: venerdì si fermano le attività didattiche e amministrative. (Getty Images)
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Le richieste al centro della protesta sono concrete e dirette. I sindacati e i lavoratori chiedono un incremento del venti percento sugli stipendi. Un aumento ritenuto un passo indispensabile per restituire dignità economica a una categoria fondamentale per il Paese. E per permettere a chi educa le nuove generazioni di arrivare serenamente a fine mese. Lavorare nella scuola pubblica, argomentano i promotori, dovrebbe rappresentare una certezza solida e non una corsa continua contro le difficoltà economiche.
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Lo sciopero nazionale della scuola di venerdì, si inserisce in un autunno particolarmente teso sul fronte dei diritti dei lavoratori. Già si parla di un nuovo sciopero generale del settore calendarizzato per la fine del mese, segno che il malessere non accenna a sgonfiarsi. Nel frattempo, questo venerdì resta un chiaro promemoria di quanto il motore della nostra istruzione sia un sistema che avrebbe bisogno di risposte strutturali e di ascolto reale.
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