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Due archeologi dilettanti trovano 141 monete d?oro romane (e un tesoro nascosto): lo Stato paga oltre 300mila euro

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Due archeologi dilettanti, impegnati a esplorare un campo arato nei pressi di Holzthum, nel nord del Lussemburgo, hanno dato il via a una scoperta eccezionale: un tesoro composto da 141 monete...

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Due archeologi dilettanti, impegnati a esplorare un campo arato nei pressi di Holzthum, nel nord del Lussemburgo, hanno dato il via a una scoperta eccezionale: un tesoro composto da 141 monete d’oro romane e le fondamenta di un edificio fortificato risalente alla tarda età imperiale. Il ritrovamento è stato annunciato nel dicembre 2024 dal Ministero della Cultura lussemburghese e dall’Istituto nazionale per la ricerca archeologica (INRA), che lo hanno definito un’importante scoperta per lo studio della storia romana.

Il valore del ritrovamento non risiede soltanto nella quantità e nella conservazione delle monete, ma anche nel contesto archeologico in cui sono state rinvenute. «È estremamente raro poter studiare un antico tesoro monetario nella sua interezza e nel suo contesto archeologico», ha sottolineato il ministero.

Il tesoro vale oltre 308mila euro

Le monete sono solidi, la principale moneta d’oro del tardo Impero romano. Hanno un diametro di circa 2,5 centimetri e furono coniate a nome di nove imperatori che regnarono tra il 364 e il 408 d.C. Le prime 38 furono individuate dai due scopritori, che segnalarono tempestivamente il ritrovamento all’INRA.

In base alla legislazione lussemburghese sui beni culturali, lo Stato ha riconosciuto agli aventi diritto un risarcimento di 308.600 euro, equivalenti a circa 322mila dollari al momento della valutazione. La cifra è stata stabilita sulla base di una perizia numismatica indipendente, che ha tenuto conto dell’ottimo stato di conservazione degli esemplari e della rarità di alcune monete. Tra queste spiccano tre solidi coniati a nome di Eugenio, un usurpatore che riuscì a governare per appena due anni, dal 392 al 394 d.C.

Gli scavi e la scoperta di una fortificazione romana

Le indagini archeologiche sono proseguite dal 2020 al 2024. Gli esperti dell’INRA hanno lavorato con particolare attenzione per recuperare tutti gli oggetti presenti nel terreno e ricostruire la disposizione originaria del tesoro. Le operazioni sono state rese più complesse dal fatto che l’area era stata teatro di combattimenti durante la Battaglia delle Ardenne, nell’inverno tra il 1944 e il 1945. Per questo gli archeologi hanno collaborato anche con il SEDAL, il servizio di bonifica degli ordigni esplosivi dell’esercito lussemburghese.

Sotto il campo sono emerse le fondamenta di un imponente edificio fortificato di epoca romana, identificato dagli studiosi come un burgus: una piccola struttura difensiva, assimilabile a una torre fortificata. Le monete, secondo l’ipotesi degli archeologi, erano state originariamente raccolte in un unico contenitore, forse una borsa, che con il tempo si è decomposto.

I lavori agricoli e il passaggio dell’aratro potrebbero averne disperso gli esemplari nel terreno.

Da Treviri ad Antiochia: la provenienza delle monete

L’analisi numismatica ha permesso di ricostruire in parte la provenienza del tesoro. I 141 solidi furono coniati tra il 364 e la fine del IV o l’inizio del V secolo, con gli esemplari più antichi risalenti al 364. Tra le zecche più rappresentate c’è Treviri, importante centro imperiale situato a circa 45 chilometri da Holzthum, da cui provengono 38 delle 139 monete standard considerate nella classificazione degli autori dello studio. Altre 33 furono coniate ad Antiochia, nell’attuale Turchia meridionale.

Particolarmente significativo è il gruppo di 17 monete provenienti da Nicomedia, antica zecca situata nei pressi del Mar di Marmara, nell’attuale Turchia nord-occidentale. Tutte risalgono al periodo compreso tra il 364 e il 367 d.C. «Il tesoro è notevole per il numero di monete del periodo 364-367 provenienti dalla zecca di Nicomedia, per le quali non esistono confronti nel database CHRE», scrivono i ricercatori. Il riferimento è al database dei tesori monetari dell’Impero romano conservato a Oxford, che raccoglie informazioni su circa 19mila ritrovamenti.

Il confronto con altri tesori della regione conferma l’eccezionalità del dato: le monete provenienti da Nicomedia rappresentano in media il 3,4% degli esemplari nei ritrovamenti comparabili, mentre nel tesoro di Holzthum raggiungono il 12,2%. Secondo gli studiosi, una possibile spiegazione è legata alla figura di Valentiniano I, proclamato imperatore ad Ancyra, l’odierna Ankara, nel 364 e successivamente trasferitosi in Italia e in Gallia. «Le monete dell’epoca provenienti dalle zecche orientali potrebbero essere arrivate nella regione insieme a Valentiniano I e al suo esercito», ipotizza lo studio.

Perché il tesoro fu sepolto?

Stabilire quando e perché le monete furono nascoste è più difficile. Gli esemplari più recenti comprendono due solidi di Onorio coniati a Sirmio e datati al 394-395 d.C., oltre a una moneta prodotta a Milano appartenente a una tipologia coniata tra il 394 e il 402. Sulla base di questi dati, i ricercatori collocano la conclusione della coniazione del tesoro probabilmente intorno al 395 o poco dopo. Si tratta, tuttavia, di una datazione indicativa: le monete consentono di stabilire il momento più antico in cui il deposito può essere stato nascosto, ma non quello esatto.

Gli autori non hanno individuato eventi storici specifici ai quali collegare la sepoltura. «Non esistono situazioni o avvenimenti storici a cui la deposizione e il mancato recupero del tesoro di Holzthum possano essere direttamente associati», spiegano nello studio. La regione, aggiungono, rimase relativamente stabile fino all’inizio del V secolo. Resta quindi senza risposta la domanda fondamentale: chi nascose l’oro e perché non tornò mai a recuperarlo?

Non tutte le monete potrebbero essere autentiche

L’esame degli esemplari ha fatto emergere anche alcune particolarità. Due monete spezzate presentano un nucleo di metallo comune rivestito da una patina d’oro, e una di esse è considerata molto probabilmente un’imitazione.

Un altro esemplare, identificato come moneta numero 27, presenta una lucentezza scura e non sembra composto da oro puro. Potrebbe contenere una quantità significativa di argento o stagno, anche se non sono state effettuate analisi specifiche per determinarne la composizione.

La presenza di imitazioni o monete di composizione insolita non è un fenomeno sconosciuto nei ritrovamenti dell’epoca romana. Per gli studiosi, questi esemplari rappresentano un ulteriore elemento da approfondire per comprendere le caratteristiche del tesoro e le pratiche monetarie del periodo.

Il tesoro potrebbe essere incompleto

Nonostante gli anni di scavi, gli archeologi non possono escludere che una parte delle monete sia ancora dispersa nel terreno. I combattimenti della Seconda guerra mondiale e le successive attività agricole potrebbero aver alterato il sito, modificando la posizione degli oggetti e rendendo impossibile recuperare l’intero deposito originario. «Non è affatto certo che il tesoro sia stato recuperato nella sua totalità», avvertono gli autori.

I risultati completi della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Schweizer Münzblätter, contribuendo ad arricchire le conoscenze sulla circolazione della moneta d’oro romana e sulla presenza imperiale nella regione alla fine del IV secolo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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