Sette gli indagati tra cui il direttore generale Caronia, ai domiciliari. Si parla di somme 'ripulite' da 7 milioni e mezzo di euro
I sistemi di videosorveglianza, dieci slot machine con i relativi dati di gioco, i cellulari e i dispositivi informatici degli indagati. Il materiale probatorio sequestrato dagli inquirenti nell’ambito dell’indagine sul presunto riciclaggio da 7,5 milioni di euro attraverso la Giochi del Titano potrebbe aiutare a capire di più su quanti e quali dipendenti della società abbiano favorito il presunto piano criminale dell’imprenditore siciliano Elio Marino per ‘ripulire’ la provenienza illecita di denaro proveniente da reati come appropriazione indebita, evasione fiscale e truffa.
Potrebbe dunque aumentare il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati, che al momento sono sette: oltre a Marino e alla compagna, cinque dipendenti del “casinò”, tra cui il direttore generale Salvatore Caronia - finito agli arresti domiciliari - e il suo vice Angelo Muraccini. Dalla difesa di Caronia, per il momento, nessuna dichiarazione. L’accusa è quella di complicità con Marino affinché quest’ultimo usasse le slot machine di Giochi del Titano per ‘ripulire’ denaro contante ricevuto da un cittadino albanese come contro-versamenti di bonifici per fatture false.
Sfruttando il funzionamento delle macchine, che restituiscono tra il 92 e il 95 per cento delle somme giocate, Marino per sette anni, dal 2019 al 2026, avrebbe versato i contanti nelle slot per poi convertirli in assegni come vincite di gioco e depositare questi ultimi in banca. Alcuni dipendenti della società sammarinese, a tal fine, avrebbero impedito ad altri giocatori di usare le stesse slot di Marino e Chokoeva, assicurando loro di riscuotere le vincite. Ma gli inquirenti si chiedono anche se ci sia stata una forzatura informatica dei meccanismi delle slot, il che porterebbe anche a contestare il reato di truffa.
Stando all’accusa, alcune intercettazioni evidenzierebbero pressioni di Caronia su funzionari di Banca Agricola Commerciale affinché non chiedessero a Marino la dichiarazione dei redditi, che avrebbe evidenziato una situazione economica incompatibile con il suo volume di gioco. Le anomalie delle operazioni dell’uomo, su cui avevano posto l’attenzione sia Bac che Banca di San Marino, sono state oggetto di segnalazioni dell’Agenzia di Informazione Finanziaria nel luglio e settembre 2026.
Il Congresso di Stato, in un comunicato, ha espresso “piena fiducia nell’operato della Magistratura e nelle Autorità preposte agli accertamenti”, sottolineando che il Cda della società ha posto in essere le misure per garantire la massima collaborazione e la continuità aziendale.