Il Cesena di Alino Diamanti parte quasi sempre da una struttura riconoscibile: difesa a quattro, Pagano riferimento centrale, due interni, due esterni e Shpendi davanti.
La base è un 4-3-3, ma il Cesena vive di asimmetrie: terzini, mezzali ed esterni cambiano funzione in base a partita e avversario
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Il Cesena di Alino Diamanti parte quasi sempre da una struttura riconoscibile: difesa a quattro, Pagano riferimento centrale, due interni, due esterni e Shpendi davanti. Chiamarlo semplicemente 4-3-3, però, racconta poco di quello che succede davvero.
La prima caratteristica emersa nelle cinque giornate è l’asimmetria. I due lati non fanno le stesse cose e neppure i terzini hanno compiti fissi.
Ciofi può restare di corsia, alzarsi oppure stringere dentro il campo fino ad aggiungersi alla prima costruzione.
A sinistra, invece, David, Mangraviti e Frabotta hanno interpretato il ruolo in modo diverso a seconda di avversario e risultato.
Il caso più chiaro arriva contro la Cremonese: in alcune uscite Ciofi stringe accanto a Gelli e Ilić, mentre Mangraviti prende maggiore altezza. Ma sarebbe sbagliato trasformare questa immagine in una struttura fissa: contro Entella e Mantova Ciofi è stato molto più giocatore di fascia.
Asimmetria, ma non una linea a tre permanente.
Anche il centrocampo si muove per funzioni più che per posizioni rigide. Pagano è il riferimento centrale, ma non un mediano inchiodato davanti ai centrali. Si abbassa, si alza e occupa anche i mezzi spazi. Bisoli è l’interno più verticale: a Chiavari ha giocato molto più basso, nelle gare successive è tornato ad attaccare zone avanzate. Guidi, sul centrosinistra, ha mostrato maggiore continuità nel collegare prima e seconda costruzione.
Davanti l’asimmetria è ancora più evidente. Fiori parte da sinistra ma entra spesso nel mezzo spazio e nell’area. Druiventak, nelle prime quattro giornate, ha dato soprattutto ampiezza e progressione sulla destra. D’Andrea, quando utilizzato, ha interpretato lo stesso lato con più libertà interna e rifinitura. Shpendi resta invece il riferimento più stabile: si muove, può abbassarsi, ma il suo compito principale è attaccare linea e area.
Anche Siano fa parte del sistema, coinvolto nella prima circolazione: il Cesena prova a utilizzare il portiere per attirare pressione e creare una linea di passaggio in più, alternando uscita corta e gioco lungo.
Il primo Cesena di Diamanti, quindi, non ha ancora una geometria unica.
Ha però alcune regole riconoscibili: occupare il campo in modo asimmetrico, cambiare l’altezza degli interpreti, mantenere Pagano come riferimento mobile e lasciare a Shpendi la centralità dell’attacco.
Il 4-3-3 è la scritta sul tabellino, ma la partita racconta quasi sempre qualcosa di più complesso.
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