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Mattarella e il ricordo di Marzabotto: «Ciò che è accaduto può ripetersi»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

«Ciò che è accaduto può ripetersi». Fu la manifestazione dell'orrore nazifascista più sanguinosa dell'intera Resistenza, la strage di Marzabotto....

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«Ciò che è accaduto può ripetersi». Fu la manifestazione dell'orrore nazifascista più sanguinosa dell'intera Resistenza, la strage di Marzabotto. Quasi 800 gli uomini, le donne e i bambini trucidati dalle SS con la complicità delle camicie nere in pochi giorni, tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, quando la «ferocia bestiale» esplose sui monti dell'Appennino bolognese. Ottantadue anni dopo, ricordare «il più profondo abisso di disumanità» in cui sprofondarono le terre attorno al Monte Sole non è un esercizio di retorica. Piuttosto un «dovere» e un monito, che parla anche al presente. Il cuore del messaggio di Sergio Mattarella: l'abisso può tornare. Ed è compito di tutti, dai singoli cittadini ai governi nazionali all'Unione europea, difendere conquiste pagate a carissimo prezzo come libertà, pace e democrazia, da chi rischia di far precipitare di nuovo il mondo nella barbarie.

È uno scenario tristemente concreto, da cui il capo dello Stato ha più volte messo in guardia negli ultimi anni. Perché dopo molto tempo i conflitti bussano di nuovo alle nostre porte. La guerra «è ricomparsa anche nel nostro continente», avverte Mattarella. Per questo oggi è un «dovere più che mai imprescindibile» non perdere la memoria. L'orizzonte è cupo. «Nuove volontà di potenza alimentano mire neoimperiali». Le definisce così, il presidente. Quelle velleità dei molti autocrati alla Putin che spadroneggiano sul mondo. Che calpestano il diritto internazionale in nome di un'autoattribuita pretesa di conquista e di primazia su altri Stati sovrani. Una tendenza che pare aver contagiato anche presidenti democraticamente eletti.

Ed ecco allora il monito dell'inquilino del Colle: «Ciò che è accaduto può ripetersi». Le guerre, torna a lanciare l'allarme Mattarella, «stanno nuovamente travolgendo regole e argini posti a contrastarle, facendo regredire intelligenze e ogni senso di umanità». Regole e argini come quelli posti dalle organizzazioni internazionali, sempre più svuotate di significato e di poteri. Si rischia di tornare indietro di molto, a tempi bui. «La storia ci ha dato prova che la civiltà di pace si sorregge sulla democrazia, la partecipazione, la cultura della solidarietà, la giustizia». Sono questi, osserva Mattarella, «i cardini della nostra Costituzione», che è «nata a Marzabotto e negli altri luoghi dove la dignità dell'uomo è stata offesa». Per questo non si può dimenticare. «La memoria di quella spaventosa voragine» che fu Marzabotto, e le altre stragi nazifasciste, «resta un monito e continua a richiamare alla responsabilità».

Che fare? Per Mattarella la risposta è una sola. Occorre investire nel dialogo, nel rafforzamento di presìdi posti a garanzia di tutti come le istituzioni sovranazionali. E rafforzare l'Unione europea: unica dimensione, quella continentale, in cui i Paesi del Vecchio continente possono fare massa critica e pesare sullo scacchiere geopolitico globale.

L'appello

È ciò in cui credeva un europeista convinto come David Sassoli, l'ex presidente del parlamento europeo al quale ieri a Bruxelles è stato intitolato un edificio dell'Eurocamera. Ma quell'appello è stato «lasciato cadere nelle sue conclusioni in maniera imprevidente», ha ricordato Mattarella nel messaggio inviato per l'occasione, «laddove urge, invece, il rafforzamento delle istituzioni europee». All'Ue serve una integrazione «sempre più efficace». Sassoli lo sapeva bene. «Animato» com'era «dalla consapevolezza che l'Europa costituisce una comunità di destino, fondata sulla partecipazione attiva e sulla condivisione di responsabilità», ricorda ancora il presidente. Consapevolezza oggi «assai diffusa», per «l'aggravarsi di conflitti alle porte del continente che mettono a rischio l'orizzonte di pace, prosperità e libertà costruito dall'avvio della costruzione europea». Un bene prezioso. Da preservare, coltivando la memoria.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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