Non riportare da viaggi fuori dall'Unione europea piante, fiori, semi, frutta o verdura: possono trasportare organismi nocivi invisibili a occhio nudo
Autostoppisti globali, così potremmo definire parassiti e patogeni che viaggiano nell’epoca dei voli low cost e dell’ecommerce. Sinascondono in una pianta ornamentale acquistata durante una vacanza, nei semi raccolti durante un'escursione, nella frutta portata a casa da luoghi esotici, nei prodotti vegetali comprati online da Paesi extraeuropei. Gesti apparentemente innocui possono trasportare insetti, funghi e altri organismi capaci di mettere in pericolo boschi e coltivazioni.La campagna PlantHealth4Life,promossa dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e dalla Commissione europea – oggi attiva in 33 Paesi – ricorda che la prima barriera contro organismi nocivi alieni possiamo essere noi.
Il cambiamento climatico aggiunge un ulteriore tassello: temperature più elevate possono creare condizioni favorevoli alla sopravvivenza e all'insediamento di organismi che un tempo avrebbero incontrato barriere climatiche difficili da superare. Secondo la FAO, parassiti e malattie delle piante sono responsabili ogni anno della perdita fino al 40% della produzione agricola globale, con danni economici superiori a 220 miliardi di dollari all’anno.
Ecco perché la salute delle piante non è un tema per soli agronomi. Le piante costituiscono circa l'80% del cibo che mangiamo e sono alla base di ecosistemi, agricoltura e filiere economiche. "In un contesto in cui i flussi di persone e merci sono sempre più intensi, anche i comportamenti individuali assumono un ruolo rilevante” sottolinea Federico Sorgoni, agronomo, rappresentante del ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. "Il trasporto di piante, semi o prodotti vegetali può facilitare, spesso inconsapevolmente, l’introduzione di organismi nocivi in nuovi territori”.
A chi è rivolta la campagna?“La scienza ci aiuta a comprendere i rischi per la salute delle piante ma non basta” spiega Tobin Robinson, responsabile dell'unità Ambiente, piante ed ecotossicologia dell'EFSA. Il passaggio decisivo è collegare quelle conoscenze alle scelte di ogni giorno: come viaggiamo, cosa compriamo e perfino come curiamo un piccolo giardino. Per questo la campagna non è rivolta solo ai viaggiatori curiosi che amano esplorare il mondo e la natura, ma anche ai giardinieri che coltivano ortaggi, fiori e alberi a casa, e ai genitori attenti alla qualità del cibo che consumano i loro figli e alla tutela dell’ambiente e della biodiversità per le future generazioni.
Le regole della biosicurezzaLa prevenzione comincia da poche regole. Non riportare da viaggi fuori dall'Unione europea piante, fiori, semi, frutta o verdura: possono trasportare organismi nocivi invisibili a occhio nudo. Quando si acquistano online piante o semi, meglio rivolgersi a venditori affidabili dell'UE; se provengono da Paesi extra-UE, occorre verificare che siano accompagnati dal certificato fitosanitario richiesto. In giardino, osservare le proprie piante: disseccamenti insoliti, fori, insetti mai visti o altri sintomi sospetti possono meritare una segnalazione ai servizi fitosanitari competenti. E soprattutto evitare di liberarsi di una pianta sospetta abbandonandola nell'ambiente.
Sono precauzioni minuscole rispetto alla scala del problema. Ma la biosicurezza vegetale funziona soprattutto prima che un organismo alieno riesca a stabilirsi. Quando una specie invasiva trova un nuovo territorio adatto, eliminarla può diventare estremamente difficile e costoso.
Forse allora il souvenir più sostenibile di un viaggio è proprio quello che non mettiamo in valigia. Perché dentro una manciata di terra o sotto una foglia può nascondersi un passeggero che non ha acquistato il biglietto. E che, una volta arrivato, potrebbe non ripartire più.