L’accordo urbanistico tra il Comune e i proprietari dell’area di via Carrubera riaccende a Brolo il dibattito sul futuro dell’ultimo grande spazio libero nel cuore del centro urbano. Il sindaco Laccoto difende la scelta: “Un accordo responsabile che tutela l’interesse pubblico”. Ma dal parroco don Enzo Caruso all’ex sindaco Salvo Messina, passando per l’opposizione e...
L'articolo BROLO – Il “triangolo” di Carrubera divide il paese: cemento, verde e futuro al “centro” del confronto sembra essere il primo su Scomunicando.
L’accordo urbanistico tra il Comune e i proprietari dell’area di via Carrubera riaccende a Brolo il dibattito sul futuro dell’ultimo grande spazio libero nel cuore del centro urbano.
Il sindaco Laccoto difende la scelta: “Un accordo responsabile che tutela l’interesse pubblico”. Ma dal parroco don Enzo Caruso all’ex sindaco Salvo Messina, passando per l’opposizione e numerosi cittadini, emerge una domanda comune: quell’area non poteva diventare interamente uno spazio verde e pubblico?
A Brolo il confronto sul futuro del cosiddetto “triangolo di Carrubera” è ormai aperto e promette di diventare uno dei temi urbanistici più discussi dell’estate facendo diventare torrido il confronto politico.
Al centro della vicenda c’è la deliberazione della Giunta comunale n. 279 del 6 agosto 2026 e, soprattutto, lo schema di accordo urbanistico ai sensi dell’articolo 32 della legge regionale 19/2020, finalizzato alla trasformazione urbanistica delle particelle 643 e 691 del foglio di mappa 2, oggi assimilate a una “zona bianca”, in zona B1 di completamento residenziale. Una scelta amministrativa che, sul piano formale, segue un procedimento previsto dalla normativa regionale, ma che sul piano politico, urbanistico e soprattutto della visione della città ha riaperto una discussione che a Brolo affonda le proprie radici almeno nel 2019. Il punto, dunque, non sembra essere tanto quello della legittimità dell’iter sulla quale nessuno nutre dubbi, quanto quello dell’opportunità della trasformazione di un’area strategica del centro urbano.
Cosa prevede concretamente l’accordo
Gli atti comunali consentono di ricostruire con precisione l’operazione. L’area complessiva interessata misura circa 2.350 metri quadrati. La proposta dei proprietari prevede il cambio di destinazione urbanistica da “zona bianca” a zona B1 di completamento residenziale.
Ma la superficie non sarebbe interamente edificata. L’accordo stabilisce infatti che circa 1.350 metri quadrati rimangano nella disponibilità privata e siano destinati alla realizzazione di un edificio composto da massimo tre piani fuori terra, con il piano terreno destinato ad attività commerciali e i due livelli superiori alla residenza. È inoltre previsto un piano seminterrato destinato a parcheggi. I restanti 1.000 metri quadrati verrebbero invece ceduti gratuitamente al Comune di Brolo per la realizzazione di uno spazio di fruizione pubblica.
È proprio questo equilibrio – circa 1.350 metri quadrati edificabili contro circa 1.000 metri quadrati destinati alla collettività – a costituire il cuore del confronto.
Per l’amministrazione si tratta di un bilancio urbanistico positivo. Per i critici, invece, il problema è che quell’area avrebbe potuto rappresentare, nel suo complesso, un’occasione irripetibile per creare un grande spazio verde unitario nel centro del paese, senza introdurre una nuova volumetria.
Laccoto: “Una scelta responsabile nell’interesse della comunità”
Dopo le prime critiche apparse sui social e sulla stampa, il sindaco Giuseppe Laccoto è intervenuto direttamente con un videomessaggio per spiegare le ragioni della scelta amministrativa. Il primo cittadino rivendica la natura pubblica dell’accordo e invita a leggere attentamente gli atti, evitando quello che definisce un “allarmismo ingiustificato”. Secondo la ricostruzione fornita dal sindaco, l’accordo avrebbe consentito al Comune di ottenere gratuitamente un’area di circa mille metri quadrati da destinare a finalità pubbliche e, contemporaneamente, di affrontare una vicenda patrimoniale e urbanistica che avrebbe potuto avere conseguenze economiche rilevanti per l’ente.
Laccoto insiste quindi sul concetto di responsabilità amministrativa.
“Abbiamo assunto una scelta responsabile e consapevole, finalizzata a una pianificazione urbanistica autorizzata e non certo improntata alla cementificazione”.
Il sindaco sottolinea inoltre che la parte destinata all’edificazione rappresenterebbe meno del 30 per cento della superficie complessivamente interessata dall’accordo e che la restante porzione verrebbe acquisita gratuitamente dal Comune. La posizione dell’amministrazione è chiaramente sintetizzata anche negli atti: l’accordo, secondo la Giunta, consentirebbe di recuperare un’area oggi in stato di abbandono, creare uno spazio pubblico.
Non solo urbanistica: sullo sfondo una vecchia questione patrimoniale
C’è poi un ulteriore elemento, particolarmente rilevante nella ricostruzione dell’amministrazione. Secondo quanto riferito dal sindaco, la vicenda avrebbe consentito di definire una problematica che avrebbe potuto esporre il Comune a conseguenze economiche molto pesanti, con una quantificazione indicata in circa tre milioni di euro, legata a una vicenda di occupazione delle aree risalente a oltre quarant’anni fa. Nel ragionamento del sindaco, dunque, l’accordo non può essere valutato soltanto guardando alla costruzione prevista, ma deve essere letto nel quadro più ampio della definizione dei rapporti patrimoniali e urbanistici tra il Comune e i proprietari. Una chiave di lettura che l’amministrazione ritiene decisiva per comprendere la scelta ma che sta lasciando perplessa la stessa opposione che stamani si poneva domande su questo debito, su espropri e du quanto dovuto dal comune, appretandoi a chiedere atti e documenti.
Ma il nodo resta: perché costruire proprio lì?
È qui che nasce il dissenso. Nessuno, almeno nel dibattito finora emerso, mette in discussione il fatto che esista una procedura amministrativa prevista dalla legge. L’accordo stesso chiarisce che il procedimento dovrà proseguire attraverso una variante parziale al PRG, con gli elaborati tecnici, il rapporto ambientale – decaduto nel gennaio 2019 – , la sintesi non tecnica e la successiva convenzione attuativa. L’efficacia dell’accordo resta subordinata al buon esito dell’iter amministrativo della variante ed al voto del cosniglio comunale, con le assunzioni di responsabilità dovute. Ed è proprio questo aspetto a rendere ancora possibile e necessario il confronto.
La domanda che molti pongono è un’altra: in una città che registra una popolazione in diminuzione e che si appresta a ridefinire il proprio strumento urbanistico, è opportuno trasformare proprio adesso uno degli ultimi grandi spazi liberi del centro in una nuova area edificabile? Il tema assume ulteriore rilevanza considerando che la destinazione B1 prevista dal PRG consente una densità edilizia significativa.
Maria Vittoria Cipriano: “Un nuovo miracolo urbanistico”
A contestare duramente l’operazione è stata immediatamente Maria Vittoria Cipriano, già candidata sindaco e oggi consigliere comunale di opposizione. La sua critica parte dalla contraddizione politica che, a suo giudizio, emerge confrontando le battaglie del passato con le scelte odierne.
“Nel caldo afoso dell’estate la Giunta comunale di Brolo, guidata dal Sindaco Giuseppe Laccoto, avvia la procedura per un nuovo miracolo urbanistico”.
Cipriano parla della trasformazione della zona tra via Pirandello e via Carrubera in “zona B1 di completamento residenziale” e mette in evidenza la possibilità che sull’area sorga un edificio di tre piani oltre al piano seminterrato. Ma la sua critica è soprattutto politica. Ricorda infatti il dibattito del 2019, quando una proposta di trasformazione urbanistica della stessa area aveva provocato fortissime contestazioni.
“Quando cambia il protagonista l’intera storia si rovescia e ciò che ieri era una battaglia identitaria di principio, oggi è divenuto un opportuno accordo urbanistico”.
E aggiunge: “Il triangolo di via Carrubera non è un pezzo qualunque di territorio. È il cuore di Brolo”. La proposta alternativa per lei è quella di trasformare l’intera area in un’estensione della Villa comunale, con verde, arredi, servizi e spazi di aggregazione. Un area che si lega al parco suburnano, alla nuova scalinata d’accesso al castello.
La memoria di Irene Ricciardello: “La coerenza dovrebbe restare”
Sul tema è intervenuta anche Irene Ricciardello, già sindaca di Brolo, con una riflessione che sposta il dibattito ancora una volta sul terreno della coerenza politica. Ricciardello ricorda come, durante la sua amministrazione, proprio quell’area fosse stata al centro di una precedente proposta urbanistica.
“La memoria, a Brolo, sembra avere una strana proprietà: cambia con le maggioranze”.
L’ex sindaca ricorda che quella precedente iniziativa aveva provocato un vero e proprio “terremoto politico e mediatico”, coinvolgendo associazioni, esponenti politici e opposizioni e arrivando, a suo dire, persino all’attenzione della Procura della Repubblica. Il punto della sua riflessione, però, non è stabilire se l’operazione attuale sia giusta o sbagliata.
“Non sta a me dire se l’operazione sia giusta o sbagliata. Saranno gli atti, le norme e soprattutto il Consiglio comunale a doverlo stabilire”.
Ma pone una serie di interrogativi:
“Dov’è finito tutto quel clamore di allora? Dove sono le barricate contro la cementificazione? Dove sono le associazioni che si opposero strenuamente?”
E soprattutto: “La cosa che mi colpisce più dell’operazione urbanistica è proprio questo silenzio”.
La conclusione è un richiamo alla coerenza: “Le maggioranze possono cambiare. Anche le valutazioni possono cambiare. Ma la coerenza dovrebbe restare”.
Don Enzo Caruso: “Un’opportunità persa”
Ancora più lontana dalla polemica politica è la posizione del parroco don Enzo Caruso, che precisa di non essere entrato nel merito tecnico della questione.
“Ho letto solo il post di Maria Vittoria. Non mi sono addentrato nei termini della questione né nel dibattito politico eventualmente in corso. Quest’ultimo non mi compete”.
Ma, proprio da questa posizione, esprime una valutazione sulla funzione urbana di quello spazio.
“Credo che l’idea di trasformare questo spazio in un piccolo agglomerato di appartamenti (o qualunque opera in cemento) rappresenta un’opportunità persa”.
La sua idea è netta: “Questo spazio ha bisogno di rimanere aperto, ripensato e trasformato in un angolo verde”.
E spiega anche perché. L’area, trovandosi in un punto di intersezione importante del paese, potrebbe diventare – secondo il parroco – una sorta di zona di decompressione visiva, una porta verde tra il centro abitato e il mare.
“Lo spazio aperto e trasformato in verde diventerebbe un’area di decompressione visiva prima dell’accesso al centro abitato o, viceversa, dell’accesso a mare”.
La sua conclusione è quasi un auspicio: “Spero proprio che diventi questo”.
Salvo Messina: “Ci avevamo sperato”
Particolarmente significativo anche l’intervento dell’ex sindaco Salvo Messina,che raramente fa capolino sui social, e che sceglie un tono personale e non polemico rivolgendosi direttamente a Laccoto.
“Caro Prof. Laccoto, metto subito in chiaro che queste righe non sono certamente per polemica: quella la lascio ad altri. È solo una riflessione che Le consegno”.
Messina riconosce innanzitutto la buona fede dell’amministrazione: “Se Lei e la Sua amministrazione avete fatto quella convenzione urbanistica, non ho motivo di non credere che l’abbiate fatto per un interesse collettivo”.
Ma subito dopo arriva la delusione. “Io e tanti altri ci avevamo sperato che quel pezzo di terreno, l’ultimo rimasto, potesse rimanere pubblico”. L’ex sindaco ricorda inoltre le battaglie amministrative condivise con Laccoto, dal problema dei rifiuti al GAL fino al dissesto idrogeologico.
E proprio da quelle esperienze nasce la sua aspettativa: “Allora pensavo che anche questa volta il Prof. Laccoto, con la Sua notoria caparbietà, avrebbe combattuto questa battaglia”.
Non c’è dunque, nelle sue parole, una contestazione dell’operato amministrativo, ma una delusione sulla visione urbanistica. “In questo sta un po’ di delusione”. Poi una conclusione amara, ma pesantemente ironica, quasi profetica:
Pippo Raffaele: “L’unico polmone verde”“Quando vedremo sorgere anche questo palazzo, ce lo faremo piacere”.
Anche il dottor Pippo Raffaele, che da sempre osserva la politica locale e che ha un passato da amministraore, interviene nel dibattito definendo quell’area come uno degli ultimi spazi verdi potenzialmente strategici del centro.
“L’unico polmone verde di Brolo centro è quello che doveva e potrebbe essere il salotto di Brolo”.
E aggiunge un concetto che torna in molti degli interventi contrari alla trasformazione: “La politica è anche visione per il futuro dei nostri bambini e delle generazioni a venire”.
Non soltanto dunque metri quadrati, cubature e destinazioni d’uso, ma la capacità di immaginare quale città lasciare alle generazioni future.
Il progetto che immaginano i cittadini: un nuovo cuore verde
Tra gli interventi più articolati c’è quello di Melo Virecci Fano, che parte da una considerazione semplice e provocatoria:
“Non esistono alberi che diano ossigeno, ombra e frescura al paese”.
La sua idea è quella di un centro cittadino fortemente pedonalizzato, con servizi e attività economiche immerse nel verde. Nel suo progetto ideale, Carrubera potrebbe ospitare un parcheggio interrato, un piano commerciale, una terrazza-giardino, un parco giochi, un’area attrezzata e un collegamento con la Villa comunale, la cosiddetta Scala della Luce e il centro storico. Una visione che prova a tenere insieme ambiente, commercio, turismo e socialità.
“Una zona pedonale piena di alberi ombrosi, un centro dove ci sia movida, dove si possa passeggiare, rilassarsi”.
Poi l’amara conclusione: “Resterà un sogno”.
Il precedente urbanistico e il tema della popolazioneSul tavolo c’è poi un’altra questione, forse meno immediata ma destinata a diventare centrale nel dibattito: quale futuro urbanistico serve a Brolo? Ed è proprio qui che il dibattito si sposta dalla singola operazione alla futura pianificazione generale.
Un accordo che non significa ancora costruzione immediata
C’è però un elemento che deve essere chiarito per evitare semplificazioni. La deliberazione della Giunta non equivale ancora al rilascio di un permesso di costruire. Lo schema di accordo è infatti l’atto propulsivo di una successiva variante urbanistica. Anche l’accordo stesso precisa che la sua efficacia è subordinata all’esito positivo dell’iter della variante e che, se entro 18 mesi dalla sottoscrizione la variante non sarà approvata ed entrata in vigore, l’accordo perderà efficacia. Questo significa che il confronto politico e pubblico non è affatto chiuso.
Anzi, per certi versi, è appena iniziato.
Il fantasma del 2019E poi c’è la memoria. Il 2019 torna continuamente nelle dichiarazioni. Torna nelle parole di Cipriano. Torna nel ragionamento di Irene Ricciardello. Torna implicitamente nelle parole di Salvo Messina. È il precedente che rende questa vicenda molto più complessa di una normale variante urbanistica. Perché nel 2019 la discussione sulla trasformazione dell’area aveva assunto toni durissimi. Oggi, invece, la stessa area viene affrontata attraverso un accordo urbanistico che l’amministrazione considera uno strumento per raggiungere un interesse pubblico.
È cambiato il contesto? Sono cambiate le esigenze? È cambiata la situazione patrimoniale? Sono cambiati i parametri urbanistici? Oppure è cambiata semplicemente la lettura politica della stessa area? Sono interrogativi ai quali sarà il confronto pubblico, e soprattutto il procedimento urbanistico, a dover dare risposta.
Non è solo una questione di cementoLa discussione su Carrubera, in fondo, potrebbe diventare qualcosa di molto più importante di una contrapposizione tra favorevoli e contrari a un edificio. È una discussione sul modello di città.
Una città che punta sul completamento edilizio del tessuto esistente, sulla presenza di attività commerciali e residenziali e sull’acquisizione di nuove aree pubbliche. Oppure una città che sceglie di conservare gli ultimi grandi spazi liberi del centro per trasformarli in verde, piazze, luoghi di incontro, aree pedonali e servizi.
Il Consiglio comunale sarà il prossimo passaggio decisivoE la domanda che attraversa in queste ore Brolo è forse tutta qui: tra venti o trent’anni, guardando quella zona, i cittadini diranno che fu una scelta lungimirante oppure che si perse l’ultima occasione per regalare al centro di Brolo un grande spazio verde?
La risposta, questa volta, non la daranno soltanto gli atti amministrativi. La darà la città.
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