Disoccupazione mensile al 5,4% nel Regno Unito: l'allarme dei dati ONS, il crollo di 110.000 posti nel privato e il nodo della produttività per il governo Burnham.
L'articolo Doccia fredda sul Regno Unito: l’occupazione privata crolla e la disoccupazione sale al 5,4% a giugno proviene da Scenari Economici.
Aggiungi Scenari Economici come Fonte preferita su Google
Il governo britannico aveva già preparato il comunicato per festeggiare il calo dei senza lavoro. La realtà dei dati ufficiali dell’Office for National Statistics (ONS) ha però spento subito l’entusiasmo: a giugno la disoccupazione mensile è balzata al 5,4%, mettendo a segno il salto mensile più brusco degli ultimi tredici anni.
Dietro la facciata rassicurante della media trimestrale, ferma al 4,9%, l’economia reale del Paese mostra crepe evidenti.
Il mercato del lavoro britannico non si è solo fermato: ha cambiato direzione. Il balzo da maggio (4,6%) a giugno (5,4%) ha riportato il tasso mensile ai livelli di ottobre 2020, quando il Paese era nel pieno delle restrizioni pandemiche.
Il divario tra pubblico e privatoI numeri grezzi dell’occupazione mostrano un quadro diviso a metà. Il settore privato sta perdendo addetti a ritmo costante, mentre l’impiego pubblico continua a crescere, mascherando la reale debolezza produttiva.
Dall’inizio dell’anno, i dipendenti registrati nelle buste paga private sono diminuiti di 110.000 unità (-0,5%). Nello stesso periodo, il settore pubblico ha aggiunto 42.000 lavoratori (+0,4%).
| Settore | Variazione occupati (da inizio 2026) | Crescita salari (su base annua) |
| Settore Privato | -110.000 (-0,5%) | +2,8% |
| Settore Pubblico | +42.000 (+0,4%) | +6,1% |
Questa disparità pesa sul bilancio statale e non aiuta la produttività complessiva, che resta bloccata su livelli piatti da anni. Mentre i salari privati crescono solo del 2,8%, quelli pubblici salgono del 6,1%, creando un disallineamento evidente tra chi produce ricchezza e chi vive di spesa pubblica. Una situazione di squilibrio che dovrà trovare una sistemazione. La via più semplice sarebbe la svalutazione della sterlina, con una ripresa della competitività internazionale del sistema privato.
Offerte di lavoro al minimo da cinque anniUn altro segnale di allarme arriva dalla domanda di personale da parte delle aziende. I posti di lavoro vacanti sono scesi a 707.000 nel trimestre chiuso a luglio, toccando il livello più basso dal 2021.
A frenare le assunzioni sono diversi fattori concomitanti:
La retorica della crescita facile si scontra con la contabilità dei fatti. Il neo Primo Ministro Andy Burnham, arrivato al potere con un forte consenso e grandi promesse di rilancio, si trova a gestire una situazione complessa.
Il tasso complessivo di occupazione tra i 16 e i 64 anni si è fermato al 75,1%, in calo dello 0,2% rispetto allo scorso anno. La spesa pubblica per sostenere gli stipendi statali non può compensare all’infinito la contrazione del settore privato. Se le imprese continuano a tagliare posizioni e investimenti, il rischio di una frenata più profonda diventa concreto. In altri tempi si sarebbe svalutata la Sterlina, ma oggi comanda la finanza e neanche Burnham sembra avere il nerbo per cambiare strada.
Rimani aggiornato seguendoci su Google News!