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Maxi multa Ue da 890 milioni a Google: nel mirino Search e Play Store

Дата публикации: 23-07-2026 15:19:55

Con le sanzioni tutelate concorrenza e innovazione, commentano le vicepresidenti Ribera e Virkkunen. Così si danneggiano prodotti amati dagli europei, la replica del colosso Usa.
Nel quadro del Dma, Big G dovrà ora conformarsi alle decisioni entro 60 giorni o rischia nuove sanzioni.
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Con le sanzioni tutelate concorrenza e innovazione, commentano le vicepresidenti Ribera e Virkkunen. Così si danneggiano prodotti amati dagli europei, la replica del colosso Usa.
Nel quadro del Dma, Big G dovrà ora conformarsi alle decisioni entro 60 giorni o rischia nuove sanzioni.

La Commissione europea ha adottato due decisioni di non conformità nei confronti di Google nel quadro della legge sui mercati digitali (Dma), infliggendo due multe per un totale di 890 milioni di euro. Nel dettaglio, le sanzioni sono rispettivamente da 460 milioni per aver favorito i propri servizi nei risultati di Google Search e 430 milioni per aver imposto restrizioni agli sviluppatori di app su Google Play nell’indirizzare gli utenti verso canali di acquisto alternativi, spesso più economici.

Mountain View ha 60 giorni di tempo per conformarsi alle decisioni dell’esecutivo Ue, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5% del suo fatturato globale totale.

La motivazione e le richieste

Secondo la Commissione, Google ha violato il Dma dando maggiore visibilità ai propri servizi, tra cui shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto a quelli dei concorrenti nei risultati dei motori di ricerca.
Bruxelles contesta inoltre le restrizioni poste dalla società agli sviluppatori di app nel comunicare e promuovere liberamente le proprie offerte e nel concludere contratti con gli utenti attraverso i canali di distribuzione di loro scelta, inclusi gli app store di terze parti.

“Sebbene Google possa percepire una commissione per aver facilitato l’acquisizione iniziale di un nuovo cliente da parte di uno sviluppatore di app tramite Google Play, l’entità delle commissioni relative all’indirizzamento addebitate da Google e la durata del periodo di addebito di tali commissioni hanno superato i limiti ritenuti conformi al Dma”, osserva la Commissione.

Google è tenuta a porre fine alle inadempienze riscontrate. In particolare dovrà garantire un trattamento equo e non discriminatorio
ai servizi dei concorrenti rispetto ai propri nei risultati del motore di ricerca.
Il colosso tech dovrà poi consentire agli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie app tramite Google Play Store di promuovere offerte e concludere contratti con gli utenti anche al di fuori di Google Play Store.

La Commissione sottolinea poi alcuni progressi compiuti dalla società nel modo in cui vengono presentati su Google Search i propri servizi gratuiti oltre che gli annunci di shopping e i servizi correlati ai contenuti, come lo sport, modifiche che Bruxelles continuerà a monitorare nel quadro del Dma. La Commissione prende infine atto delle proposte di Google su come intende applicare i principi della decisione su AI Overviews e AI Mode. Le decisioni odierne portano a conclusione l’indagine aperta il 25 marzo 2024 e potranno essere impugnate da Google.

Teresa Ribera , Vice president esecutivo per la transizione pulita, giusta e competitiva della Commissione Europea - foto LaPresseTeresa Ribera , Vice president esecutivo per la transizione pulita, giusta e competitiva della Commissione Europea
– foto LaPresse Henna Virkkunen (foto Ansa) Ue: tutelate concorrenza e innovazione’

“Google non ha rispettato in modo efficace la legge sui mercati digitali e oggi abbiamo adottato misure esecutive decisive ma equilibrate per sanzionare tali violazioni”, ha commentato la vice presidente della Commissione europea Teresa Ribera in merito alle multe. “I prodotti migliori – ha spiegato – dovrebbero avere successo perché sono migliori, non perché appartengono alla società che gestisce il motore di ricerca. E i consumatori europei hanno il diritto di essere informati dagli sviluppatori di app su dove sottoscrivere le migliori offerte, anche quando il proprietario dell’app store non riceve alcuna commissione”.

Per la responsabile dell’Antitrust Ue, “questa è la promessa del Dma (Digital Markets Act, il regolamento Ue sui mercati digitali, ndr.): tutelare l’equità, la libertà di scelta e l’innovazione nei mercati digitali a beneficio di tutti i cittadini europei”.

Per la titolare della Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, le decisioni odierne hanno confermato “la determinazione ad applicare il Dma per tutelare le imprese e l’innovazione” e “inviano un messaggio chiaro: non esiteremo a utilizzare i nostri strumenti per salvaguardare le opportunità commerciali e di innovazione aperte dal Dma”.
“Abbiamo riscontrato – ha spiegato – che Google danneggia le imprese che offrono servizi simili, come quelli relativi allo shopping o allo sport, non garantendo loro lo stesso livello di visibilità su Google Search. Abbiamo inoltre riscontrato che Google ha impedito agli sviluppatori di app di proporre offerte più convenienti ai clienti nell’app store Google Play. Google deve ora porre fine a tali violazioni e astenersi dal ripeterle in futuro”.

La replica: il Dma danneggia prodotti amati dagli europei

“L’attuazione del Dma continua a danneggiare i prodotti d’uso quotidiano”. Sono state le prime dichiarazioni di Kent Walker, presidente di Global Affairs, di Google & Alphabet, commentando le sanzioni comminate a Big G da Bruxelles.
“Siamo costretti a rimuovere funzionalità della Ricerca in tempo reale molto amate dagli europei – come i prezzi istantanei e la disponibilità dirette per hotel, voli e ristoranti – e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play”, ha rimarcato Walker. “Questa non è concorrenza leale; è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori”. “La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli”, ha concluso.

Alle parole di Walker è arrivata a stretto giro una replica dal portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, nel briefing quotidiano con la stampa. Google ha accusato l’Ue di minacciare o danneggiare i suoi prodotti e servizi? “E’ vero il contrario. La situazione attuale è che ci sono dei ‘guardiani’ che bloccano l’innovazione europea e impediscono alle aziende europee di competere e innovare in modo equo”. “Quindi, con queste sanzioni, chiediamo a Google di conformarsi al Dma e di offrire condizioni di parità almeno nell’Unione Europea”, ha spiegato.
“Le nostre decisioni si basano su prove concrete. Abbiamo un caso solido. Abbiamo condotto 80 o 90 incontri con Google durante l’intero processo e l’intera indagine. Siamo giunti a una conclusione certa, e dopo aver seguito la procedura prevista come sempre, siamo pronti ad adottare la decisione, che viene quindi comunicata oggi”, ha aggiunto.
Quanto ai tempi, “il Dma è più rapido della legge antitrust. Credo che, se si considerano i casi antitrust, la media per concludere un’indagine sia di quattro o cinque anni. Qui siamo a 24 mesi, due o tre anni più veloce rispetto ai casi antitrust”, ha poi precisato.

Assoutenti: sanzione storica, vittoria dei consumatori

La sanzione comminata dalla Commissione Ue a Google “è una storica vittoria in favore dei consumatori europei”. Lo afferma Assoutenti, commentando la multa da 890 milioni di euro per violazione del Digital Markets Act (Dma). “Da anni gli acquisti dei cittadini sono sempre più spostati verso il web, e un numero crescente di utenti ricorre ai motori di ricerca per trovare le offerte più convenienti – spiega il presidente Gabriele Melluso – Comportamenti che alterano i risultati di ricerca a limitano la concorrenza creano danni miliardari ai consumatori, perché influenzano le scelte d’acquisto modificando i comportamenti dei cittadini, con un evidente sviamento del mercato”. “Per tale motivo è importante monitorare attentamente l’operato dei giganti del web e delle multinazionali dell’e-commerce, affinché sia sempre garantita trasparenza e correttezza nei confronti dei consumatori che scelgono di fare acquisti di beni e servizi online”, conclude Melluso.

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