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Intervista Benjamin Cremaschi: “Mi manda Messi”

Дата публикации: 02-08-2026 07:45:14

Il centrocampista del Parma si racconta: famiglia, ambizioni e l'incontro con Leo

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Benja è cittadino del mondo. Nella sua vita c’è tanta America, tantissima Argentina e pure un po’ di Italia. La sua storia è partita dal nostro Paese: 1900, i signori Cremaschi hanno lasciato Corno Giovine, in provincia di Lodi, destinazione Mendoza. L’Italia lo ha sempre accompagnato. Legatissimo alla sua famiglia, mamma e papà sono andati fino a Pinzolo per vederlo all’opera. Oltre ai tre fratelli, Benja ha un feeling speciale con suo cugino Martin, affetto da sindrome di Angelman. Il premio di Calciatore dell’anno, vinto dopo il Mondiale U20, è stato devoluto - per lui - alla Foundation for Angelman Syndrome Therapeutics (FAST). Una donazione di 10 mila dollari. Benja è così, un giovane dalla faccia pulita, da college americano, legato al pallone. Sin da piccolo, quando con il cellulare di mamma chiamava i suoi amici per riunirli nel salotto di casa a guardare le partite. Di Serie A. Tifoso del River, amante del Barca, quello di Iniesta e Messi, Cremaschi ha dovuto scegliere tra rugby (suo padre Pablo giocava nei Pumas) e pallone.

È stato difficile?

«Più o meno. Mi è sempre piaciuto il calcio. Ho giocato pure a rugby, ma negli Stati Uniti non è un movimento così grande, mentre il calcio sta crescendo. Tutto il mondo gioca a pallone. L'ho scelto perché speravo potesse darmi più opportunità. Sono arrivato all'Inter Miami e sono diventato professionista».

Ha avuto un’infanzia felice?

«Sì, i miei genitori non mi hanno mai fatto pressione perché diventassi calciatore o rugbista, o perché fossi migliore come atleta rispetto ai miei amici. Mi hanno aiutato e accompagnato nelle scelte. Se avessi voluto fare il medico, la mia famiglia mi avrebbe aiutato sicuramente. Ho fatto anche due anni di università, poi ho lasciato».

Se non avesse fatto il calciatore professionista?

«Sarei diventato un business man. In fondo stavo studiando per quello».

Non avrebbe giocato con Messi.

«Vero. Leo è tutto per gli argentini. Mi sento fortunato ad aver condiviso con lui l’esperienza al Miami. Come calciatore non si discute, tutti sappiamo chi è lui per l'Argentina e per tutto il mondo del calcio. Fuori dal campo posso dire che è una persona molto tranquilla, simpatica, che cerca sempre di aiutare gli altri e pensa poco a se stesso. Vuole il meglio per i suoi compagni e la sua gente. Ci ho parlato con grande riverenza: non volevo disturbarlo dato che è una delle persone più richieste. Ma è bello ascoltare uno del suo livello, mi ha sempre aiutato».

Che vita fa un ragazzo a Miami?

«Miami è bella, molto tranquilla, anche se i turisti che ci vanno pensano che ci sia una vita “loca”. C’è sempre qualcosa da fare. Da Wynwood, quartiere alla moda famoso per la street art, i murales giganti e i locali, fino alla zona del centro. Brickell è bella per gli skyline che si affacciano sulla baia di Biscayne. C’è tanto movimento, locali, spiaggia, puoi uscire in barca. Quando sono arrivato a Parma, da Miami, non ero abituato alle quattro stagioni. Ho sofferto un po'. La vita notturna? Ve lo dico dopo (ride, ndr)».

Cremaschi, lei come sta? L’infortunio è alle spalle?

«Manca poco. Mi alleno da solo, ma è l'ultima fase di riabilitazione. Credo che in una o due settimane sarò con la squadra. Speriamo di fare un bell’anno e migliorare rispetto alla passata stagione. Questa squadra si conosce abbastanza, l'anno scorso abbiamo sofferto tanto ma credo che ci si possa togliere delle soddisfazioni. Questa squadra ha una cosa, la più bella di tutte: siamo molto uniti dentro e fuori dallo spogliatoio».

Come ha vissuto l'assenza dal campo?

«Ti rendi conto che tutto cambia in fretta ma che c’è sempre un’altra opportunità. Io adesso vorrei giocare, vorrei essere importante in questa squadra, aiutare tutti più che posso. Voglio lavorare ed essere il miglior calciatore possibile per il Parma».

Ci sarà ancora Pellegrino?

«Non lo so. Posso dirvi che è un bravissimo calciatore, tutti conosciamo il lavoro che fa per la squadra. L’anno scorso ha fatto 12 gol o di più. Se va via ci mancherà, ma tutti noi saremo felici per lui. Se lo merita». ©riproduzione riservata

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