La Groenlandia frena le ambizioni petrolifere americane. Il controverso progetto di trivellazione esplorativa promosso da Greenland Energy nella regione orientale di Jameson Land è stato...
La Groenlandia frena le ambizioni petrolifere americane. Il controverso progetto di trivellazione esplorativa promosso da Greenland Energy nella regione orientale di Jameson Land è stato rinviato perché la società non ha ancora ottenuto le autorizzazioni necessarie.
Un nuovo stop che arriva in un momento particolarmente delicato, con l’isola artica al centro delle pressioni e delle mire geopolitiche del presidente statunitense Donald Trump.
Groenlandia, stop alle trivellazioni della società vicina a TrumpIl governo groenlandese ha comunicato che non sarà possibile completare in tempo la procedura amministrativa necessaria e, di conseguenza, rilasciare i permessi prima della data inizialmente prevista per l'avvio delle perforazioni. Mancano inoltre gli studi ambientali e sociali indispensabili per poter procedere.
«Non è possibile nemmeno avviare le attività preparatorie», hanno precisato le autorità, chiedendo alla società di rivedere la propria pianificazione e il calendario dei lavori.
Il progettoIl progetto riguarda Nunap Qeqqa, conosciuta anche come Jameson Land, una vasta e remota area della Groenlandia orientale. Il centro abitato più vicino è Ittoqqortoormiit, circa 300 abitanti, dove sono già stati stoccati materiali e attrezzature destinati alle operazioni di perforazione. Il problema è che parte di questo materiale sarebbe arrivato sul posto prima che la società disponesse delle necessarie autorizzazioni.
Un episodio che aveva già provocato l'irritazione delle autorità groenlandesi, costrette a lanciare un forte avvertimento all'azienda. Greenland Energy ha successivamente riconosciuto l'errore e assicurato di voler rispettare pienamente le procedure previste.
Ora il calendario cambia radicalmente. Secondo quanto comunicato dalla stessa società, l'obiettivo è lavorare a una tabella di marcia che consenta di ottenere le autorizzazioni nell'inverno 2027-2028. La compagnia sostiene di voler utilizzare il tempo supplementare per perfezionare il progetto, migliorare la pianificazione logistica e infrastrutturale e rafforzare i rapporti con le comunità locali e le autorità.
Un'area delicata dal punto di vista ambientaleIl via libera alle trivellazioni non è affatto scontato. Le autorità devono infatti valutare l'impatto delle attività in un'area caratterizzata da ecosistemi particolarmente delicati, dove sono presenti zone umide, specie di uccelli rare e buoi muschiati, importanti anche per le attività tradizionali dei cacciatori locali. Proprio la necessità di valutare adeguatamente le conseguenze ambientali e sociali avrebbe spinto i funzionari groenlandesi a considerare troppo stretti i tempi inizialmente indicati dalla società.
Greenland Energy aveva programmato di accelerare le operazioni: il piano prevedeva l'arrivo di una nave dal Canada con circa 300 container di attrezzature, la partenza a settembre e l'avvio della perforazione del primo pozzo nel mese successivo. Una tabella di marcia che ora appare definitivamente tramontata.
Le promesse dell'inviato di TrumpIl rinvio rappresenta anche una brusca smentita alle previsioni formulate nei mesi scorsi da Jeff Landry, governatore della Louisiana e inviato di Trump in Groenlandia. Dopo una visita sull'isola, Landry aveva sostenuto che le risorse petrolifere potenzialmente presenti nel sottosuolo groenlandese avrebbero potuto contribuire a fronteggiare la crisi energetica e aveva ipotizzato l'avvio della produzione nel giro di appena una decina di mesi. Una previsione che, alla luce del nuovo calendario, si allontana drasticamente dalla realtà.
Il tema petrolifero si intreccia inevitabilmente con la più ampia strategia di Trump sulla Groenlandia. Il presidente americano ha più volte sostenuto l'importanza strategica dell'isola per gli Stati Uniti, arrivando a evocare nel tempo diverse possibilità per acquisirne il controllo, dall'acquisto dalla Danimarca fino all'ipotesi di ricorrere alla forza.
Il «fattore Trump» non salva il titoloGreenland Energy, nata lo scorso anno, aveva raccolto circa 60 milioni di dollari dagli investitori con l'obiettivo di finanziare le attività di perforazione e ottenere una quota di maggioranza nel progetto. Gli investitori avevano puntato anche sul cosiddetto «effetto Trump», nella convinzione che il sostegno politico americano potesse aumentare enormemente il valore dell'operazione.
Per il momento, però, è accaduto l'esatto contrario. Dopo l'annuncio del rinvio, il titolo della società quotata a New York ha perso oltre un terzo del proprio valore.
L'amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore potenziale di circa 1.000 miliardi di dollari. Greenland Energy ha comunque ribadito di voler portare avanti l'esplorazione «in modo responsabile» e nel rispetto delle normative groenlandesi.
I legami con l'amministrazione americanaIl progetto, inoltre, presenta diversi collegamenti con l'universo politico ed economico vicino a Trump. Greenland Energy ha stretto un accordo con Phil McGraw, il celebre conduttore televisivo noto come Dr. Phil, per raccontare in una serie televisiva e sui social media la missione dei nuovi esploratori petroliferi. Nel consiglio di amministrazione della società siede inoltre un veterano della Marina americana coinvolto nel progetto Golden Dome, il sistema di difesa missilistica che Trump considera strategico e per il quale ha definito il controllo della Groenlandia «vitale».
E ad aprile anche il finanziere Kenneth Griffin, miliardario di Wall Street e donatore di un milione di dollari per la seconda cerimonia di insediamento di Trump, ha acquistato il 9% di Greenland Energy. La società, tuttavia, respinge l'idea che il progetto sia legato al progetto americano di annessione della Groenlandia.