Una fuga organizzata nel massimo segreto per proteggere Donald Trump da una possibile minaccia iraniana. È quanto sarebbe accaduto l?8 luglio, al termine del vertice NATO di Ankara,...
Una fuga organizzata nel massimo segreto per proteggere Donald Trump da una possibile minaccia iraniana. È quanto sarebbe accaduto l’8 luglio, al termine del vertice NATO di Ankara, quando il presidente americano è stato fatto scendere dall’Air Force One e trasferito, attraverso un camioncino per il catering, su un C-32A militare in attesa sulla pista.
Il piano segretoLa decisione sarebbe stata presa dopo che i servizi di sicurezza avevano rilevato una minaccia considerata credibile: la possibilità che l’Air Force One potesse essere colpito da un missile portatile. Per ridurre il rischio, Trump è stato fatto uscire dall’aereo presidenziale senza attirare l’attenzione e accompagnato verso un jet militare. Il trasferimento sarebbe durato appena un minuto. Trump è stato trasportato su un camioncino utilizzato normalmente per il catering insieme a tre stretti collaboratori: Natalie Harp, Walt Nauta e Dan Scavino. Una volta raggiunto il C-32A, il presidente è salito a bordo e ha lasciato la Turchia su un volo diverso da quello previsto.
L’Air Force One come “esca”Il punto centrale dell’operazione era proprio l’Air Force One. L’aereo presidenziale è infatti partito regolarmente da Ankara, diretto alla base britannica di RAF Mildenhall, ma senza Trump a bordo. A bordo sono rimasti diversi importanti funzionari dell’amministrazione americana. L’obiettivo era creare l’impressione che il presidente fosse ancora sull’Air Force One. In caso di un attacco, dunque, il bersaglio individuato sarebbe stato l’aereo “sbagliato”. Si tratta di una tattica di depistaggio già utilizzata in passato dalla sicurezza presidenziale: quando esiste una minaccia, più aerei possono essere impiegati contemporaneamente per rendere più difficile individuare quello sul quale viaggia realmente il presidente.
Chi era al corrente?Il piano sarebbe stato conosciuto soltanto da un gruppo ristretto di persone. Molti membri dello staff e i giornalisti al seguito di Trump credevano infatti che il presidente fosse ancora a bordo dell’Air Force One. Alcuni alti funzionari, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, sarebbero invece stati informati dell’operazione.
La vicenda è rimasta segreta per oltre un mese, fino alle indiscrezioni della stampa americana. Trump ha poi confermato di aver cambiato aereo su indicazione dei servizi segreti e dei militari, spiegando di ritenere che proprio l’Air Force One fosse il velivolo più esposto a un possibile attacco.