IMOLA - Quando si vive di velocità, poco importa quale sia il terreno sotto le ruote o sotto i propri sci. Che sia il ghiaccio di una pista olimpica o l?asfalto...
IMOLA - Quando si vive di velocità, poco importa quale sia il terreno sotto le ruote o sotto i propri sci. Che sia il ghiaccio di una pista olimpica o l’asfalto dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, a fare la differenza restano sempre il talento, la sensibilità e quella continua ricerca della perfezione che accomuna i grandi campioni. È proprio da questo principio che nasce la giornata organizzata da Audi insieme alla Federazione Italiana Sport Invernali, un incontro tra due mondi diversi solo all’apparenza, perché uniti dalla stessa cultura della performance. Per un giorno le piste di Milano Cortina 2026 hanno ceduto il posto ai cordoli di Imola. Ventinove atleti della FISI, per un totale di diciotto medaglie olimpiche conquistate ai Giochi invernali, hanno indossato il casco e allacciato le cinture di sicurezza per vivere un’esperienza fuori dall’ordinario. Non c’erano classifiche da scalare né cronometri da battere, ma soltanto il piacere di condividere una passione e di scoprire come la ricerca del limite possa assumere forme diverse.

Filo conduttore che lega la Casa dei Quattro Anelli e la FISI da quasi vent’anni e che continua a rinnovarsi stagione dopo stagione. A sottolinearlo è stato il Direttore di Audi Italia Tim Barlet: «Talento, preparazione, lavoro, cura e fiducia in se stessi, nel proprio team e nel proprio materiale. Credo che sia uno dei motivi per cui il mondo dello sport e quello di Audi si capiscano così bene. Perché la fiducia non si improvvisa, va costruita». A Imola, per una volta, la concentrazione ha lasciato lo spazio al sorriso sul volto degli atleti. Tra i box del circuito romagnolo si respirava un'atmosfera insolita. Federica Brignone, Sofia Goggia, Dominik Paris, Lukas Hofer, Simone Deromedis, Dominik Fischnaller, Lorenzo Sommariva, Maurizio Bormolini e Valentina Greggio, solo per citarne alcuni, si aggiravano tra la pit lane e le vetture curiosi di scoprire cosa gli avrebbe riservato la giornata in pista. La celebre calma olimpica ha lasciato spazio all’entusiasmo. Come bimbi trepidanti in fila a una giostra di un parco divertimenti, gli atleti tricolori hanno mostrato tutta la loro curiosità nello scoprire la gamma sportiva Audi. Passione autentica di chi, pur essendo abituato a convivere con la velocità, riesce ancora a emozionarsi davanti a una nuova sfida.

Accompagnati dagli istruttori delle Audi Driving Experience e da una leggenda come Dindo Capello, tre volte vincitore della 24 Ore di Le Mans, gli olimpionici hanno affrontato il tracciato di Imola alternandosi al volante della nuovissima Audi RS 5 plug-in hybrid, prima vettura elettrificata della famiglia sportiva del marchio tedesco, ma anche della RS 3, della RS e-tron GT Performance e dell’iconica R8. Già dalle prime curve è parso evidente quanto i due mondi parlino la stessa lingua. A raccontarlo è stata Sofia Goggia: «Tra sci, auto e moto ci sono in fondo delle affinità, indipendenti dal mezzo che si utilizza: le traiettorie, le linee giuste sono sempre quelle». Per una campionessa abituata a leggere ogni centimetro di una pista innevata, interpretare le curve di Imola diventa quasi un esercizio istintivo, perché la sensibilità, l’equilibrio e la capacità di adattamento sono qualità che non cambiano con il mezzo. Federica Brignone, due medaglie d’oro nel Super G, ha mostrato tutto il suo entusiasmo per i motori, una passione che l’accompagna fin da bambina: «Ho sempre avuto amore per tutti i mezzi a motore e per gli sport adrenalinici. Mi piace andare veloce in auto, ma solo quando lo si può fare in condizioni di assoluta sicurezza proprio come in pista».

Velocità che conosce sicuramente bene Valentina Greggio, detentrice del record di 248,27 km/h sul chilometro lanciato con gli sci: «A dire il vero vado più forte sulla neve che in pista, ma mi sottopongo a sessioni in galleria del vento proprio come accade per una monoposto di Formula 1». Un paragone non casuale, perché Audi quest’anno ha esordito in F1 proprio per sviluppare le tecnologie che verranno trasferite sulle vetture di serie nel prossimo futuro. Perché la vera passione per la velocità non conosce stagioni, superfici o discipline. Cambiano gli strumenti, ma resta immutata quella scintilla che spinge sempre ad affrontare la curva successiva, cercando ancora una volta il modo migliore per andare un po' più lontano, un po' più forte e un po' più vicino alla perfezione.

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